Attualità

ROMA. Pd, ancora schermaglie tra regole e possibile condanna del Cavaliere

lunedì 29 luglio 2013
​Non il 31, ma il 30 luglio. Nella rovente estate del Pd, la data segnata in rosso non è quella della resa dei conti sulle regole per il congresso, ma quella della possibile condanna in Cassazione per Silvio Berlusconi. Perché anche chi non è convinto, come l'apocalittico Ugo Sposetti, che dopo "sarà la fine di tutto", è consapevole che le traversie del Cavaliere rischiano di mettere in seria difficoltà il Pd, ancor più che il Pdl. E aprire scenari imprevedibili.Le schermaglie sulle regole delle primarie per la scelta del nuovo segretario non si arrestano. Ma il tema rischia di passare in secondo piano, nel caso martedì arrivi per il Cavaliere una condanna definitiva nel processo Mediaset. Non a caso, fa notare più d'uno, la riunione della direzione per decidere del congresso è stata aggiornata al 31. Perché se i magistrati della Suprema corte non decideranno per un rinvio (ipotesi che farebbe tirare a tutti il fiato), ma dichiareranno colpevole il Cav, ci si dovrà misurare con un picco di fibrillazioni. E allora qualcuno potrebbe tornare a proporre di rinviare il congresso: una 'moratoria' per sminare il terreno da un ulteriore fattore di rischio per il governo. Ma i renziani (niente affatto soli) si opporrebbero, inamovibili dalla richiesta di primarie aperte da tenersi subito. Perché, è il mantra che ripetono, non si puòpensare di distruggere il partito per salvare il governo.Di certo, una condanna di Berlusconi ingrosserebbe le fila dei dem 'malpancisti' verso le larghe intese, fino a rischiare di travolgere l'esecutivo. "Al momento - riflette un deputato renziano - maggioranze alternative non se ne vedono, ma sarebbe difficile reggere un governo con il Pdl perché la nostra base, già disorientata, non capirebbe. Sarebbero loro a sollevare il problema. E, renziani o non renziani, ce lo dovremmo porre".Berlusconi per primo ne è consapevole: "Il Pd non accetterebbe mai di continuare a governare con un partito il cui leader è agli arresti e interdetto dai pubblici uffici". E c'è già chi, come il deputato dem Francesco Laforgia, si spinge a dichiarare che il Pd deve dirsi "pronto a tutto, a partire da un cambio di maggioranza". Certo, aggiunge, si dovranno attendere "le indicazioni del capo dello Stato". Ed è questa l'ulteriore incognita che i democrat mettono in conto. Lo scioglimento delle Camere con il ritorno alle urne è infatti considerato scenario tutt'altro che scontato. Al contrario, da più parti si paventa l'ipotesi di un 'governo che si fa partito', con la saldatura di parte del Pd e del Pdl con i centristi. Un'ipotesi che non esiste, smentisce Dario Franceschini: "Questo governo non prepara alcunché". Ed è una "idiozia colossale" pensare che ilPd possa guardare al Ppe: "Il campo del Pd resterà quello dei progressisti e socialisti".Quanto alle regole delle primarie, lo stesso Franceschini tende una mano a Matteo Renzi, lo definisce una "carta vincente", ma difende la propria idea di lasciare distinta la figura di segretario da quella di premier, prevedendo nel primo caso che votino gli iscritti, con un "sistema aperto" per cui si possa aderire al partito direttamente ai gazebo. Ma l'idea non piace a chi, renziani in testa, invoca primarie aperte, senza condizioni. E caldeggia la soluzione di lasciare invariate le regole attuali vista la mancanza di un vasto accordo per modificare lo statuto.La condanna di Berlusconi, però, rischia di far saltare ogni schema. Anche per la pressione esterna di chi, come Beppe Grillo, già punta il dito contro "l'impudicizia del pdmenoelle" e accusa il Pd di tenere in vita il Cav "per salvare se stesso".