Attualità

Il caso di Ancona. Il direttore della Caritas: ma la città è di tutti

Vincenzo Varagona venerdì 4 luglio 2014
La Mensa dei Poveri è stata fondata 76 anni fa da padre Guido Costantini ed è gestita dal 1942 dalle Missionarie francescane della Carità, conosciute come Suore di Padre Guido: «Nacque – spiega Carlo Pesco, direttore della Caritas diocesana di Ancona-Osimo – come risposta alle esigenze che nascevano dalla guerra, con il suo indotto di povertà e disagi».Secondo lei, oggi, cosa sta succedendo?È sorprendente che, mentre ci misuriamo con difficoltà sociali che chiamano in causa tutti, si assista a una risposta del genere. Mentre parliamo di accoglienza e integrazione, assistiamo a una decisione, presa quasi di nascosto, quantomeno singolare per una città che si definisce civile. Sembra davvero di tornare indietro. Decidere di spostare la mensa del povero dà l’idea che si voglia nascondere la polvere sotto il divano di casa». Lei è stato sindaco di un piccolo Comune della diocesi, Camerano. Riesce a capire le ragioni del Comune?Francamente lo trovo difficile: la mensa, e con essa gli altri servizi al centro di questa e di altre città, non solo aiuta le persone che si trovano in difficoltà, ma indirettamente ci ricorda che la città è di tutti, quindi è di tutti il dovere di essere accoglienti e ospitali. Viene sollevato il problema del decoro urbano...È un vecchio problema: certo, storicamente il tentativo di coniugare l’accoglienza con il decoro, l’ospitalità con il rispetto e l’educazione reciproca non è sempre riuscito. Questo è un rischio che non possiamo rimuovere. Pensare a una città ideale in cui il posto degli ultimi è lontano dai luoghi vivaci del centro significa volere una città più povera. Allo stesso modo rinunciare a educare il cittadino e spazzare via il problema diventa un pessimo esempio per le generazioni che crescono e che verranno. Francamente mi viene il dubbio che il problema vero non sia la mensa, ma altro...Quale soluzione ipotizza?Intanto analizzare lucidamente la situazione. Penso che riflettere faccia comprendere gli errori. Quindi discutere, confrontarci. Le decisioni vanno prese venendo incontro alle ragioni di tutti, che sono egualmente rispettabili, senza danneggiare nessuno. Certamente non si può decidere senza avere ascoltato i diretti interessati e la città stessa, che non credo possa condividere questa scelta. Se poi si decide di spostare le mensa, seguendo questo metodo, dovrà essere solo per darle maggiore dignità».