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L'emergenze. Amianto, tumore killer «Nuove cure per sperare»

Vito Salinaro venerdì 31 gennaio 2014
È subdolo, perché a lungo asintomatico. Agisce come un nemico scaltro che punta sul fattore sorpresa e che si rivela solo dopo una lunga, anche lunghissima, attesa. È temibile, perché la chirurgia può poco, e i farmaci non lo hanno ancora vinto (meno del 20% dei pazienti supera i 5 anni dalla diagnosi). Il mesotelioma, tragicamente famoso perché legato all’esposizione all’amianto, è il tumore che colpisce il mesotelio, il tessuto che riveste la parete interna di torace, addome e lo spazio intorno al cuore. Da anni i ricercatori spremono meningi e fondi alla ricerca di una cura ma soltanto recentemente si apprezzano i primi risultati di un lungo inseguimento: due farmaci, in avanzata fase sperimentale, si stanno rivelando più che promettenti.All’origine, dunque, l’amianto: il minerale potenzialmente mortale perché le fibre che lo compongono, mille volte più sottili di un capello, possono essere inalate e danneggiare le cellule mesoteliali, provocando, in alcuni casi, il tumore, che resta, tuttavia, tra i meno diffusi, ma anche altre malattie, come l’asbestosi. Avamposto delle sperimentazioni anche contro questo tipo di cancro è l’Istituto nazionale dei Tumori di Milano (Int). «La diagnosi di questa patologia resta infausta, in molti casi anche negli stadi piuttosto precoci», ammette Marina Garassino, responsabile dell’Unità di Oncologia toraco-polmonare dell’Int.Fino a pochi anni fa, la terapia d’elezione era la chirurgia. Quando il tumore è asportabile e non ancora troppo esteso, avviene la stessa cosa anche oggi?Direi che oggi si procede più cautamente. Perché non si sa ancora con certezza se serva o meno utilizzare la chirurgia persino negli stadi precoci, perché la cavità pleurica è difficilmente aggredibile. Per tanti anni, nei pazienti diagnosticati precocemente, si procedeva all’esportazione di pleura e polmone; recenti studi però hanno dimostrato che il ruolo di questi interventi è ancora ambiguo. Si tratta di una decisione complessa.Significa che occorre consultare più di uno specialista prima di adottare tale decisione?Significa che i pazienti devono rivolgersi a centri – non più di 15 nel nostro Paese – che trattano casistiche elevate e che presentano un approccio multidisciplinare rispetto a queste patologie.Questo cosa comporta?Il percorso terapeutico va condiviso tra chirurgo, radioterapista, oncologo medico, radiologo e medico nucleare.È complesso fare una diagnosi?Purtroppo lo è.A proposito di diagnostica, cosa indicano gli studi più recenti?È ormai chiaro che non tutti i pazienti esposti all’amianto sviluppano il mesotelioma. La diagnostica futura sarà mirata a individuare, nei soggetti a lungo esposti all’amianto, eventuali alterazioni genetiche. Stabilito questo, si potranno studiare terapie più efficaci e sempre più personalizzate. Questa opportunità è tuttavia ancora in fase sperimentale. Di recente abbiamo iniziato un grosso studio, finanziato dall’Airc (Associazione italiana ricerca sul cancro), volto a identificare le caratteristiche genetiche delle lungo-sopravvivenze al fine di selezionare le terapie. Perché di mesotelioma possono esserci forme più o meno aggressive e le terapie devono tenerne conto.Sul fronte farmacologico come si cura il mesotelioma?La chemioterapia resta la prima scelta e funziona perché si riesce a controllare la malattia anche a lungo.E le novità? Quando saranno disponibili nuove armi?Proprio in questi mesi si affacciano due nuovi farmaci che hanno come target l’immunità. Per uno dei due abbiamo già dei dati che conferiscono al nuovo preparato più di una speranza. Parlo del Tremelimumab – per il quale è appena iniziato uno studio di fase 3 – che ci garantisce una certa efficacia perché provoca una reazione immunitaria contro il tumore. In soldoni, funziona così: il tumore provoca la reazione di una serie di difese del nostro organismo che però, a un certo punto, vengono quasi arrestate, o meglio, inibite. Ebbene, il Tremelimumab rafforza l’azione di queste difese aiutandole a non arrestarsi. Insomma, con un gioco di parole potremmo definirlo un inibitore dell’inibizione.E l’altro farmaco?Si tratta dell’Antimesotelina. È un anticorpo diretto contro la mesotelina, presente sulle normali cellule mesoteliali ed over-espressa in alcuni tipi di tumori, tra cui quello polmonare e del mesotelio. Anche in questo caso la sperimentazione ci sta dando ottime indicazioni.