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Il governo che non c'è. Al voto di nuovo: ecco quanto costerà

martedì 8 maggio 2018

Il voto è la più alta espressione della democrazia, ma a volte può costare davvero caro. Non in termini politici, ma economici. Soprattutto se i cittadini sono costretti a tornare alle urne dopo pochi mesi dalla scadenza naturale di una legislatura e dal conseguente ricorso alle urne. Se le elezioni anticipate si svolgessero a luglio, come vorrebbero Di Maio e Salvini, vista l’impossibilità a trovare una soluzione all’impasse istituzionale per la formazione di un governo, per le casse dello Stato ci sarà un nuovo esborso di oltre 300 milioni di euro (che arrivano a circa 400 con le indennità da corrispondere comunque ai parlamentari fino all’insediamento delle nuove Camere) dopo quelli già messi sul piatto lo scorso 4 marzo.

Organizzare una tornata elettorale, infatti, ha costi decisamente alti, anche se va sottolineato che negli ultimi anni il conto si è ridotto. Le spese sono dovute al numero dei seggi elettorali allestiti (61.552), ognuno dei quali costa in media circa 6mila euro, e all’impegno di quattro ministeri: Interni, Economia, Giustizia ed Esteri (per gli italiani che non risiedono dentro i confini nazionali). Al totale vanno poi aggiunti gli esborsi 'a vuoto', ovvero stipendi, diarie, rimborsi spese dei vari parlamentari, ai quali devono essere comunque corrisposti nonostante la legislatura, di fatto, non sia mai partita.

Tra retribuzioni lorde, indennità di carica e assegni di fine mandato, la cifra sarebbe di quasi 78 milioni di euro. Ogni senatore, infatti, pesa sul bilancio di Palazzo Madama per 10mila euro lordi di indennità mensile, 3.500 euro di diaria, 1.650 di rimborso forfettario mensile delle spese generali e 2.090 di rimborso delle spese per l’esercizio del mandato. Il tutto è poi da moltiplicare per ogni mese di legislatura in carica. Anche alla Camera il conto è salato. I 630 deputati percepiscono 10mila euro lordi di stipendio, più 3.500 di diaria, 3.600 di rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, 700 euro di rimborso spese telefoniche e, nel caso la legislatura durasse almeno 6 mesi, anche un assegno di fine mandato.

Votare a luglio? Sarebbe la prima volta. E novità pure votare due volte in un anno

Le nuove elezioni politiche a luglio sarebbero una doppia novità. Per la prima volta, gli italiani sarebbero chiamati alle urne in estate inoltrata (in passato è stato al massimo il 27 giugno). E sarebbe anche la prima volta di due elezioni politiche nello stesso anno. Per non parlare del primato della legislatura più corta, che sarebbe frantumato: nel 1994 e nel 1996 le Camere furono sciolte dopo appena due anni, questa volta si tratterebbe di una manciata di mesi.

Per avere il minimo di 45 giorni previsto per legge così da consentire il voto l’8 luglio, dunque, le Camere andrebbero sciolte al massimo il 24 maggio. A rallentare l’ingranaggio del procedimento elettorale sono soprattutto gli adempimenti relativi al voto degli italiani all’estero, che si esercita per corrispondenza. Se si rivotasse l’8 luglio, la prima seduta delle nuove Camere nella XIX legislatura sarebbe lunedì 23 luglio.