Attualità

Clima, eventi estremi, stili di vita. Adattarci tutti per resistere

Antonio Maria Mira venerdì 16 settembre 2022

Sempre più eventi meteorologici estremi in Italia. Un anno caldissimo sta facendo pagare il conto. Molto salato, ma non imprevisto. Le distruzioni e i morti nelle Marche hanno cause molto precise. I mutamenti climatici, certo, ma soprattutto i ritardi nell’adattarsi, come singoli, come istituzioni, come sistema Paese, a fenomeni che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti. Bombe d’acque, trombe d’aria, maxi-grandinate, sono ormai in forte aumento. E il 2022 è un anno da record. Lo aveva denunciato Legambiente appena un mese fa. Da gennaio a luglio 2022 si erano registrati in Italia 132 eventi estremi, numero più alto dell’ultimo decennio. E dal 2010 erano stati ben 1.318. Eventi che colpiscono anche territori virtuosi come le Marche e in particolare la provincia di Ancona, come segnala la quarta edizione del "Rapporto sul BenVivere" promosso da Avvenire e pubblicato proprio ieri. Evidentemente non basta essere ai primi posti della classifica della qualità della vita per restare indenni da questi eventi nei quali si mischiano cause globali e cause locali.

E allora, come accade sempre di fronte ai disastri più o meno naturali, la domanda è: sono prevedibili? Anche per quanto accaduto nelle Marche molti si sono posti questa domanda. Dalla Protezione civile era prevista un’allerta gialla, la terza per gravità dopo rossa e arancione. Ma, come ci hanno più volte spiegato gli esperti, si tratta di previsioni per vasti territori e su tempi lunghi, mentre gli eventi estremi sono concentrati nel tempo e nello spazio. E questo è molto difficile prevederlo, anche con gli strumenti più sofisticati. Oltretutto gli eventi estremi meteorologici si sviluppano sempre a monte di dove poi provocano danni. Piove in maniera forte e concentrata sui rilievi, ma poi l’acqua prende forza e velocità e si scarica in pianura provocando danni nei centri abitati, dove spesso i corsi d’acqua sono stati trasformati in "tubi" o ristretti per far posto alle case, non riuscendo più a contenere i flussi. Effetto sicuramente dei mutamenti climatici ma anche di un peggioramento nella gestione del territorio, il classico "piove sul bagnato", anzi sul "cementificato". Nel 2021 il consumo di suolo è tornato a crescere al ritmo di 19 ettari al giorno, 2 metri quadrati al secondo, il valore più alto negli ultimi dieci anni. E il raffronto col resto d’Europa è negativo. Infatti la copertura artificiale del suolo è ormai arrivata al 7,13% rispetto alla media Ue del 4,2%. Lo denunciava l’altrettanto recente rapporto "Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici" realizzato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Ma anche questa legislatura si è chiusa senza l’approvazione della fondamentale legge sulla conservazione del suolo. Necessaria ma fortemente osteggiata e costantemente bloccata in Parlamento. E le conseguenze sono purtroppo drammaticamente evidenti. Non l’unico grave ritardo.

Ormai sono pochi, anche se a volte autorevoli e rumorosi, i negazionisti dei mutamenti climatici. Ma se riconosciamo tali mutamenti dobbiamo agire, non solo con azioni per mitigarli (la decarbonizzazione), che comunque richiedono tempi lunghi, ma con altrettante, e più rapide, azioni di adattamento. Eppure il Piano nazionale di adattamento ai mutamenti climatici, predisposto dal Ministero dell’Ambiente (ora Transizione ecologica) nel 2018, è fermo da allora per le resistenze soprattutto di Regioni e Comuni. Perché toccherebbe poi a loro attuarlo, mettendo mano alle aree a rischio, con precisi interventi di protezione civile e anche urbanistici, fino alle inedificabilità e delocalizzazioni. Non li si ritiene importanti? O c’è timore che siano provvedimenti impopolari che fanno perdere il consenso dei cittadini? Così però si deresponsabilizzano proprio i cittadini. Quasi illudendoli.

Invece serve una nuova cultura del rischio, fin dalla scuola, che prepari tutti ad affrontare la nuova situazione sia con adeguati comportamenti (mai salire in auto, mai entrare in un sottopassaggio, ecc.) quando dal cielo si rovesciano grandi piogge sia accettando anche delle rinunce. «Dobbiamo pentirci e modificare gli stili di vita e i sistemi dannosi», ha scritto di nuovo, pochi giorni fa, papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato. Invece si rinvia. E poi, dopo, ci si attacca all’alibi del 'non ci hanno avvertito' o 'mai vista una cosa del genere'. E invece prima o poi accadrà. E ormai il prima è sempre più prima.