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Il caso. Alle Poste è ancora Natale Tonnellate di lettere ferme

Paolo Viana venerdì 6 gennaio 2017

Qualcuno giura di aver visto Babbo Natale tristemente seduto su un sacco di letterine, nel centro di smistamento di Peschiera Borromeo: a distanza di due settimane dalla settimana più 'calda' dell’anno, nei principali centri logistici della Lombardia ci sarebbero 5mila tonnellate di corrispondenza inevasa. Montagne di sacchi, abitati da insetti e blatte. Un colossale porto delle nebbie postali e l’ombra, inquietante, del rischio attentati. La denuncia è partita dai Cobas ed è confermata dalla Cisl. La società postale tace, anche se pare che stia prendendo contromisure.

«Auguri in ritardo? Ma lo sa Lei che dobbiamo fare la gimkana anche per andare in bagno! Ormai i sacchi sono ovunque» ci risponde Cinzia, alla fine del turno; anche oggi ha smistato cinquanta chili di corrispondenza da sola, a mano. Non basta: «Succede tutti gli anni che si accumuli più produzione del solito, sotto le feste, ma non si è mai arrivati a questi livelli » conferma Maurizio, anche lui addetto allo smistamento manuale. Nessun cognome, oggigiorno si rischia il licenziamento per molto meno.

Stefano Ancona, dipendente ma anche sindacalista di livello nazionale dei Cobas, è l’unico a poter parlare ufficialmente: «I Centri di Meccanizzazione Postale di Peschiera Borromeo e Linate sono paralizzati da 5mila tonnellate di corrispondenza, quella che secondo l’amministratore delegato Francesco Caio nessuno spedisce più. È il risultato della riorganizzazione aziendale che ha introdotto il recapito a giorni alterni». Ancona se la prende con gli altri sindacati - «Tutti sanno e nessuno commenta per non fare fallire l’accordo sindacale che ha avallato la nuova riorganizzazione» - e adombra la possibilità che «queste tonnellate di corrispondenza, non sapendo come processarle, siano mandate al macero, come abbiamo denunciato già nel 2008». Parole più dure e circostanziate arrivano dalla Cisl.

«È vero – dichiara infatti Raffaele Roscigno, segretario milanese del sindacato postale – che Peschiera e Linate sono bloccati dalla sovraproduzione: per dirla tutta, la società ha dovuto ammettere che nel 2016, contrariamente a tutte le analisi condotte finora, la corrispondenza è cresciuta del 30%». Se confermato ufficial- mente, questo solo dato basterebbe a smontare l’intero piano di riorganizzazione del servizio postale, visto che la consegna a giorni alterni si basa sul presupposto di un calo progressivo del flusso di lettere e cartoline. Ma c’è di più: il 23 dicembre i sindacati hanno aperto un formale conflitto di lavoro nel polo milanese per «la grave situazione venutasi a creare, con giacenze, gravi carenze di personale, mancanza di igiene e sicurezza».

Non si è arrivati a una ricomposizione e, anzi, durante la discussione il sindacato ha denunciato che «il piano terra risulta letteralmente invaso da prodotto accatastato in qualche modo»; che «risulta invaso anche il piazzale d’ingresso e il prodotto anche qui accatastato è soggetto agli agenti atmosferici»; infine, che oltre alla corrispondenza vi sono anche molti prodotti commerciali provenienti dall’Asia (tra cui 150.000 chili di prodotti cinesi) e «cibi di vario genere sicuramente deteriorabili».

Conclusione: «risulta praticamente impossibile la movimentazione sia manuale che meccanica», come dice un documento inviato alla procura della Repubblica, dove si insiste sulle difficili condizioni igieniche in cui lavorano i dipendenti dei centri di smistamento di Peschiera e Linate. Una verifica di questi fatti all’interno dei magazzini ci è di fatto impossibile. Fonti vicine all’azienda, tuttavia, contestano l’analisi dei sindacati e sostengono che la posta inevasa è più esigua. Si parla di 6mila chili bloccati a Roserio, vicino a Milano, soprattutto posta time (i cosiddetti resi mittente, che vengono inviati via telematica al mittente, mentre si procede al macero della posta fisica), che corrisponderebbero all’accumulo fisiologico di circa un anno, e di altri 1.500 chili a Peschiera Borromeo, principalmente posta massiva (senza mittente). In ogni caso, nel weekend è stato autorizzato un monte di ore straordinarie che dovrebbe permettere, se non di risolvere, quanto meno di alleviare la situazione.

«La società ha annunciato che manderà gli ispettori per capire cosa succeda qui dentro – dichiara Ancona – ma è solo un modo di lavarsi la coscienza, in quanto con il sistema telematico di controllo istituto da Passera (l’ex amministratore delegato, ndr) hanno un report quotidiano di tutte le giacenze ». L’ispezione, quindi, potrebbe scattare per ben altro motivo: «Abbiamo denunciato – rivela Roscigno – che da sei mesi non viene passato più nulla ai raggi X: probabilmente si vuole accelerare il lavoro, rendendolo più produttivo, ma in un momento così rischioso per gli attentati terroristici, ci pare una scelta superficiale ed espone gli addetti a gravi rischi».