Attualità

Migranti, vite nel limbo. Alla stazione, senza niente, in attesa di asilo

Diego Motta mercoledì 21 agosto 2019

Archivio Ansa

Poi ci sono le persone mai entrate nel circuito dell’accoglienza. Quelle che arrivano dal nulla, che sono entrati come fantasmi e fantasmi sono rimasti nel tempo. P.K. è somalo, G.H. pachistano: le loro sono storie parallele. Non sono arrivati con i barconi: uno è arrivato via terra sfuggendo ai controlli, senza farsi identificare, l’altro addirittura in aereo usando un documento che poi ha buttato via.

Sono richiedenti asilo costretti a stare nei dormitori pubblici, come il 'Galgario' a Bergamo gestito dal Comune e dalla Caritas cittadina. Hanno fatto domanda d’asilo politico qui, non come di solito avviene nelle questure di frontiera. «Sono destinati a restare qui per tutto il tempo della domanda, a condizioni impari rispetto agli altri – spiega chi lavora nel dormitorio –. Non possono fare percorsi di inserimento, sono esclusi da tutto, persino dalla possibilità di imparare l’italiano».

Per uscire dal limbo più profondo, quello dell’inesistenza a tutti gli effetti, è necessario intanto che la Questura cittadina accolga la loro domanda e che poi la invii alla Commissione territoriale, che in secondo momento deciderà se accettarla o no. «I somali hanno più speranze, il loro Paese è in guerra». Domandano uno status di protezione internazionale o l’asilo politico, perché in pericolo di morte a causa della situazione nel loro Paese d’origine. In alternativa, chiedono la protezione sussidiaria, perché in pericolo a causa della propria storia particolare.

Di fatto, nella loro infinita attesa, in bilico perenne tra legalità e illegalità, sono trattati come veri e propri senzatetto: restano qui e devono sbarcare il lunario, diventando possibile preda di microdelinquenti e criminali metropolitani. Non vengono rimpatriati e non possono trovare lavoro. «Senza dubbio, l’aumento dei dinieghi ha portato ad un aumento dei rischi. Non esistendo più “l’umanitaria” o hai una vicenda di chiara persecuzione alle spalle dovuta alla guerra e sei in evidente pericolo di vita, e allora dovresti vederti riconosciuto il titolo, oppure rischi di ricevere dai giudici soltanto una raffica di “no”».

La speranza per gli “invisibili” di Bergamo arriva dal Tribunale di Brescia: «Chi ha presentato domanda prima del decreto Salvini viene riconosciuto come avente diritto la protezione umanitaria a Brescia. In questo caso, la Questura stampa il documento di riconoscimento con la dicitura “casi speciali”» spiegano le cooperative che seguono queste storie. P.K. e G.H., ovviamente, in questo anno di permanenza irregolare in Italia, hanno annusato il clima: vanno e vengono dalla stazione, sono presenza fissa nel dormitorio che accoglie loro e altre 70 persone. Vivono nell’oblio, in attesa che qualcuno si accorga di loro.