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Natalità. Aiuti ai figli, ecco le vere differenze tra Italia e Francia

Massimo Calvi mercoledì 3 gennaio 2018

Lo sanno tutti e tutti lo dicono: la Francia è un vero "paradiso" per le famiglie con figli e quanto a sostegni economici alla natalità è uno dei posti migliori al mondo per diventare genitori. La prova è anche nei numeri: in Francia il tasso di fecondità è di 1,93 di figli per donna, il dato più vicino al tasso di sostituzione demografica (2,1) di tutto l’Occidente, mentre l'Italia è a 1,34. Ma che cosa rende tanto efficace il modello francese? E cosa lo distingue dal sistema italiano? Provare a rispondere è quasi un dovere, dopo che tutti i principali candidati alle elezioni hanno promesso di aumentare gli incentivi alla natalità, indicando spesso la Francia come esempio.

Alla prova dei fatti, tuttavia, il confronto riserva non poche sorprese: infatti dopo i diversi "bonus" introdotti negli ultimi tre anni in Italia i due Paesi si sono avvicinati molto, la vera differenza riguarda l’entità complessiva delle risorse ma soprattutto il fatto che Oltralpe gli aiuti sono concessi in modo pressoché universale.

Due Paesi quasi gemelli

La Francia ha circa 67 milioni di abitanti, l’11% in più dell’Italia, che ne ha 60,6 milioni. Nel 2016 in Francia sono nati 785.000 bambini, il 65% in più che in Italia, dove ne sono nati 474mila. Il Prodotto interno lordo francese nel 2015 è stato superiore di circa il 20% rispetto a quello italiano e alla voce "Famiglia e figli" la Francia ha destinato il 2,5% del Pil, 53 miliardi di euro, l’Italia l’1,7%, 26 miliardi, cioè la metà.

L’Eurostat ha calcolato che mentre a ogni "figlio" francese spettano circa 4.000 euro l’anno di sostegni, agli italiani ne arrivano circa 2.000. Le differenze, insomma, ci sono. Già, ma dove? Per i redditi bassi gli incentivi alla natalità si equivalgono, Parigi prende invece il largo nelle risorse per le famiglie numerose e per i redditi medi e alti. Lo si comprende analizzando le tipologie tipiche di sostegni alla natalità: benefit monetari, sostegni fiscali, servizi di cura.

I Bonus alla nascita

Il primo tipo di aiuto che si ottiene in Francia per i figli è il Premio alla nascita: 927,71 euro per ogni bebè (il doppio per le adozioni). Il Premio rientra tra le "Prestazioni di accoglienza del bambino" (Paje) e spetta solo a chi ha un reddito annuo sotto i 35.872 euro netti (45.575 euro se i genitori lavorano entrambi).

L’Italia non è da meno: il Bonus mamma domani, introdotto dal 2017, ammonta a 800 euro per ogni figlio.

Fino ai tre anni del bambino in Francia viene poi corrisposto l’Assegno mensile di base: 185,54 o 92,77 euro a seconda del reddito (stessi tetti del "Premio nascita").

In Italia dal 2014 c’è il Bonus bebè, contributo identico ma con limiti di reddito più bassi: 160 euro al mese per le famiglie con Isee sotto i 7.000 euro, 80 euro dai 7 ai 25 mila euro. La manovra 2017 lo ha però tagliato e dal 2018 si potrà prendere pienamente solo il primo anno.

Assegni familiari

Dopo i bonus per l’"accoglienza", in Francia arrivano le "Prestazioni generali di mantenimento". Gli Assegni familiari spettano solo dal secondo figlio fino ai 20 anni, e va a tutti i residenti: 130,51 euro al mese per 2 figli, 297,72 per 3 figli, 167,21 per ogni figlio in più. Dal 2015 l’importo è dimezzato per i redditi oltre i 67.408 euro netti (73mila euro con 3 figli, 78.642 con 4).

Anche in questo caso l’Italia ha un corrispettivo simile, gli Assegni al nucleo familiare. A differenza della Francia partono già dal primo figlio, ma si fermano a 18 anni, e vanno solo a dipendenti e pensionati, non ad autonomi e disoccupati. I nostri assegni non sono inferiori, anzi: 137,50 euro per una persona a carico, 258,33 per 2, 375 per 3. Il problema è che oltre i 14mila euro lordi di reddito familiare calano velocemente. Già con un reddito di 30mila euro l’assegno scende a 47 euro; al tetto dei 67mila euro, cioè quando in Francia l’assegno si dimezza, in Italia si azzera. Alle famiglie con più di tre figli tra i 3 e i 21 anni, poi, lo Stato francese paga un Supplemento familiare di 169,87 o 235,89 euro al mese a seconda delle fasce di reddito (37mila euro, 46mila se lavorano in due). Anche in Italia c’è un Contributo per le famiglie numerose, in teoria di poco inferiore: 141 euro al mese. In realtà va a pochissimi, dato che non spetta alle famiglie con Isee oltre gli 8.555,99 euro.

Per un quadro completo degli aiuti in Francia ecco una guida aggiornata in italiano

Cura dei figli

Secondo pilastro degli aiuti ai figli, dopo i benefit economici, sono i servizi di cura. In Francia le rette per gli Asili nido sono definite a livello nazionale e seguono il reddito e il numero dei figli. E il calcolo della propria retta può essere fatto tranquillamente via Internet. In Italia le tariffe variano molto da comune a comune ma sono molto più alte per i redditi medi. Solo il 16% dei francesi riesce però a mandare i figli al nido (nell’area di Parigi la percentuale sale al 38%), il 30% dei genitori si rivolge a una tata e il 54% li cura direttamente. In Italia il nido copre in media il 23% del bacino di utenza: il 30% al Nord, il 10% al Sud.

La ragione della differenza è anche nel sistema di aiuti, che Oltralpe favorisce la libera scelta. Se i genitori decidono di stare a casa dal lavoro, in Francia c’è la Prestazione condivisa di educazione del bambino (PreParE): da 6 a 48 mesi per ogni genitore a seconda che si tratti di primogeniti, secondogeniti o superiori, e spettano 394,06 euro al mese in caso di cessazione totale dell’attività, 254,74 in caso di part-time inferiore al 50%. Per chi preferisce la tata, la baby sitter o il micronido, per 6 anni c’è l’Integrazione di libera scelta del modo di custodia (Cmg): da 176 a 850 euro al mese.

Anche in Italia dal 2013 ci sono aiuti in questo ambito, ma più limitati e solo per chi lavora. Il Bonus baby sitter offre 600 euro al mese per 6 mesi alle mamme che dopo la maternità rinunciano al congedo parentale per tornare subito al lavoro (aggiornamento: la legge di bilancio per il 2019 non ha rifinanziato il bonus baby sitter). Il Bonus nido, invece, sono 1.000 euro in un anno, a esaurimento dei fondi.

Sistema fiscale

È sul sistema fiscale che si gioca la vera partita. In Francia il Quoziente familiare rende fiscalmente molto conveniente avere più figli. Le aliquote fiscali si applicano sul reddito familiare dopo che è stato diviso per il numero di "parti" del nucleo: 2 parti i genitori, 0,5 il primo e secondo figlio, 1 il terzo, 0,5 i successivi. Più figli, meno tasse. Il sistema è molto articolato, ma a titolo di esempio: una coppia con 2 figli e 25mila euro di reddito complessivo non paga alcuna tassa; una coppia con 3 figli e 50mila euro di entrate paga al Fisco poco più di 3.000 euro l'anno, con 100.000 euro di reddito ne pagherebbe solo 10.000.

In Italia invece la tassazione avviene su base individuale e per i figli a carico sono previste Detrazioni: 1.220 euro per i figli con meno di tre anni e 950 euro fino ai 25. Per ogni figlio dopo il terzo spettano 200 euro in più. Le detrazioni italiane non sono basse, ma decrescono molto velocemente con il reddito e si azzerano a 95mila euro lordi. In sostanza il Fisco francese premia nettamente chi ha più di due figli, favorisce i nuclei monoreddito mentre l’Italia li penalizza, concede sconti che aumentano con il reddito e la prole.

Il vantaggio del Quoziente rispetto all’Italia è enorme per i redditi medi e alti: fino a circa 20 mila euro non vi è grande differenza tra i due Paesi, dopo sì. Uno studio della Cgia di Mestre ha calcolato che con il sistema transalpino una famiglia italiana con un reddito di 35mila euro e 2 figli pagherebbe 6.277 euro in meno di tasse se monoreddito e 1.866 in meno se bireddito; con 60.000 euro di entrate il vantaggio sarebbe di 14.551 o 8.737 euro.

Le riforme possibili

La natalità di un Paese dipende da molti fattori: culturali, spirituali, economici. Valutando solo gli incentivi monetari l’Italia ha molta strada da fare, e le vie possibili sono diverse. Chi guarda e cita il "modello francese" dovrebbe però tenere presente che richiede il doppio delle risorse e che per allinearsi a Parigi andrebbero ampliati i sostegni per i figli di disoccupati e autonomi, ma soprattutto dei ceti medi e medio alti.

Una via che alcuni ritengono iniqua in quanto regressiva, altri giusta perché i figli riducono il reddito disponibile. Opinioni a parte, il modello francese ha anche un chiaro obiettivo demografico, quello italiano non ancora.