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I TAGLI ALLA POLITICA. Monti: «Mai più scandali, è un’Italia vecchia»

Eugenio Fatigante venerdì 5 ottobre 2012
​La determinazione di Mario Monti nell’affrontare i mille rivoli dello sperpero di denaro pubblico prodotto dalla politica è massima. E si palesa in una pausa del Consiglio dei ministri chiamato a varare il decreto che deve mettere le briglie ai "costi pazzi" degli enti locali e assicurare una maggiore trasparenza. Non utilizza esplicitamente la parola "scandali", il presidente del Consiglio, nel breve incontro che tiene con i giornalisti. Ma è evidente che il Professore sottintende le vicende incredibili che stanno segnando le cronache giudiziarie di queste settimane quando spiega che «adesso – e il riferimento è al nuovo decreto sullo sviluppo – vi presentiamo la parte che si occupa dell’Italia nuova», in contrapposizione alla parte (il decreto sui costi della politica) che invece «cerca di cancellare e di evitare la ripetizione per il futuro di aspetti dell’Italia esistita finora e che preferiremmo non vedere in futuro».Accanto a lui, nella sala stampa di Palazzo Chigi, siedono tre ministri (Corrado Passera, Filippo Patroni Griffi e Francesco Profumo), chiamati a parlare di altre questioni, ma anche a testimoniare l’impegno dell’esecutivo per risanare a 360 gradi i conti del Paese. Uno sforzo, questo, reso più complesso anche dalle abitudini "sprecone" di certo ceto politico. È un’insofferenza che, ancora una volta, accomuna Monti al capo dello Stato. Fra i due anche ieri ci sono stati contatti, alla vigilia di decisioni destinate ad avere un forte impatto sulle autonomie locali. Gli scandali emersi in questi giorni fanno sentire il Professore un alieno, rispetto a questo modo di gestire la cosa pubblica. È una sensazione che il premier trasmette ai ministri in apertura di riunione: «Siamo costretti oggi a intervenire su questi temi. Stiamo assistendo a eventi inqualificabili. I cittadini sono indignati: per loro sono previsti sacrifici, mentre il mondo politico sembra esentato. L’opinione pubblica è sgomenta di fronte a fatti che minano gravemente la fiducia e la reputazione del Paese e la sua credibilità». Monti tira poi le somme e la sua preoccupazione primaria va sempre all’immagine del Paese nel mondo, per la quale tanto si è battuto in questi quasi 11 mesi: «In questo modo non si può andare avanti, abbiamo posto un argine allo sperpero di denaro pubblico», argomenta, si rischia di vanificare «lo sforzo che stiamo tutti facendo perché il ruolo dell’Italia, paese civile e democratico, venga pienamente riconosciuto a livello internazionale».Sono considerazioni che il capo del governo riprende più tardi, in una seconda conferenza stampa a sera: «Possiamo immaginare quale effetto può avere sull’immagine dell’Italia quando si verificano episodi di evasione fiscale o corruzione. Che può pensare un cittadino straniero quando vede scorrere certe immagini alla televisione? Per l’Italia è un danno incalcolabile».Monti ha voluto che l’azione del governo fosse la più efficace possibile. Per questo ha preteso che anche alla Ragioneria dello Stato fosse assegnato un ruolo nei controlli sui bilanci degli enti locali. E l’azione non si fermerà qui. Davanti alla mole degli sprechi commessi, il premier ha ricordato che si «sta lavorando a una proposta di legge costituzionale per rivedere la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni, al fine di eliminare sovrapposizioni. Nella situazione economica difficile in cui ci troviamo non possiamo più rinviare una riflessione approfondita» su questo tema. Quanto alla proposta di abrogare le Regioni, Monti ha aggiunto di essere d’accordo con il no di Napolitano: «Non voglio entrare nel merito, ma attenti a generalizzare: ci sono esempi virtuosi, dove la sanità e i servizi funzionano».