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Affido condiviso. Bassi (Forum): «Ecco perché non funziona»

Luciano Moia giovedì 20 settembre 2018

Fa discutere il ddl presentato dalla maggioranza per superare le difficoltà determinate dalla legge 54 del 2006 che, pensata per superare il concetto del «genitore prevalente» nelle separazioni, di fatto è stata poco applicata Tempi paritari tra mamma e papà per evitare di continuare a trattare i figli dei separati come pacchi postali. Non più genitori di serie A (i cosiddetti collocatari) e di serie B (quasi sempre i padri) a cui assegnare tempi di visita contingentati. Mantenimento diretto da parte di entrambi i genitori sulla base delle loro effettive disponibilità economiche invece del tradizionale assegno per i figli (ma quello per il coniuge 'debole' rimarrà immutato). Casa familiare assegnata al genitore che ne ha effettivamente bisogno ma, chi rimane, dovrà pagare l’affitto sulla base delle sue reali possibilità a chi si trasferisce altrove. Insomma, un impegno condiviso a una maggior responsabilità educativa da parte di entrambi i genitori. E, chi non rispetterà l’accordo sottoscritto, verrà sanzionato. Sono i punti fermi del disegno di legge 735 che l’altro ieri il senatore leghista Simone Pillon, primo firmatario della proposta, ha di nuovo illustrato durante un incontro organizzato dall’associazione Papà separati Milano. «Vogliamo privilegiare l’alleanza tra papà e mamma, tra maschile e femminile – ha spiegato Pillon – superando la legge 54 del 2006 che non è mai stata di fatto applicata». Punto forte della nuova proposta la correponsabilità educativa da parte di entrambi i genitori con una serie di attenzioni affinché la discrezionalità del giudice – in questi anni spesso esercitata in senso opposto alla legge in vigore – non finisca per vanificare lo sforzo del legislatore e, al di là delle buone intenzioni, ripristinare la vecchia logica del 'genitore prevalente'. Un rischio da cui ha messo in guardia anche Emanuela Baio, ex parlamentare, tra le promotrici della legge del 2006. Mentre l’avvocato Anna Danovi ha spiegato che senza una nuova professionalità e una coscienza sociale da parte degli avvocati tutti gli sforzi rischiano di risultare vani. Ernesto Emanuele, presidente dell’associazione Papà separati Milano, pur condividendo gli obiettivi della proposta, ha indicato una serie di punti per renderla più efficace. Obiettivo che poi ha illustrato nel dettaglio Carlo Piazza, avvocato, responsabile giuridico della stessa associazione, che ha sollecitato a chiarire il problema dell’assegno perequativo, ha sottolineato la necessità di una maggiore precisione lessicale, ha giudicato troppo rigida la divisione dei tempi previsti per la permanenza del bambino presso i genitori (minimo 12 notti per il papà, 18 per le mamma) e ha espresso una valutazione negativa sul concetto di 'diritto alla genitorialità', preferendo invece a puntare sulla 'responsabilità' con un inasprimento delle sanzioni per il genitore inadempiente

«Sono tre gli aspetti che ci destano maggiori perplessità: l’uguaglianza dei ruoli che rischia di trasformare mamma e papà nel genitore 1 e 2; la pretesa del diritto soggettivo alla genitorialità; l’obbligo a cui verrebbe sottoposto il bambino ad accettare la convivenza con famiglie allargate e unioni diverse. Si tratta di un’imposizione eticamente condivisibile?». Se lo chiede Vincenzo Bassi, avvocato, docente di diritto alla Lumsa, responsabile giuridico del Forum delle famiglie e componente del consiglio centrale dei Giuristi cattolici, a proposito del disegno di legge 735 sull’affido condiviso.

Avvocato, sono rilievi impegnativi. Perché l’obiettivo di tempi paritari previsti per la permanenza del bambino presso i genitori dovrebbe tradursi in un’uguaglianza dei ruoli?
Se in forza del principio di uguaglianza 'si taglia' la genitorialità in due con l’accetta, assegnando così rigidamente il figlio, metà tempo con un genitore, metà con l’altro, si rischia di annullare la specificità dei ruoli del maschile e del femminile. È importante il tempo, certo, ma non dobbiamo fare confusione tra peculiarità materne e paterne. Se si mette tutto sullo stesso piano, come fa questo disegno di legge, si apre la strada al concetto di genitore 1 e 2. Ma un padre non è tale perché passa lo stesso tempo con suo figlio rispetto alla madre, ma perché ha un ruolo diverso. Qui invece si parla di 'genitorialità paritetica'. C’è il pericolo reale di scivolare su un terreno ideologico dove mamma e papà sono confusi in una genitorialità indistinta. Non credo che chi ha pensato questo disegno di legge volesse raggiungere un tale obiettivo, ma con questa impostazione si tratta di una possibilità che non sottovaluterei.

Perché sottolinea il rischio che con questo disegno di legge si apre la strada a un preteso diritto soggettivo alla genitorialità. Nel testo non si parla sempre di diritto del minore, o sbaglio?
Vero, ma i diritti dei figli sono fatti valere dai genitori, e ciò in forza di modelli e criteri normativi poco flessibili e vincolanti. Con questa impostazione si rischia, nella sostanza, di creare una pretesa individuale. Il genitore nei confronti dei figli ha responsabilità, obblighi. Ma non ha diritti genitoriali sui figli. E qui al contrario la legge attribuisce, nella sostanza, un diritto individuale alla genitorialità. Così facendo, potremmo rischiare di arrivare al paradosso, oggi purtroppo abituale, in cui la legge crea diritti, e non si limita invece a riconoscere un fatto naturale, come la genitorialità condivisa da mamma e papà nella differenza dei ruoli. In questo modo, la legge esprime un mero atto di volontà del legislatore che, a colpi di maggioranza, modella una realtà secondo una sua idea.

E dove sarebbe il pericolo in un rapporto così strutturato tra figli e genitori separati? Se la legge, con le sue rigidità, apre la strada a un diritto soggettivo, individuale, e non a una responsabilità condivisa con l’altro genitore, il rischio è davvero grande. In questa logica, si potrà parlare di 'diritto' di educare', di 'diritto di avere mio figlio tanti giorni alla settimana', oppure addirittura di 'diritto di essere genitori'. Ma è proprio così? Non si rischia di dimenticare che la genitorialità è invece un dono?

Lei ritiene anche inaccettabile il fatto che il bambino venga obbligato ad accettare la convivenza con la famiglia allargata dell’uno e dell’altro genitore. Ritiene che si tratti di modelli genitoriali criticabili?
Se il disegno di legge venisse approvato senza variazioni, il bambino non potrebbe opporsi alla decisione del giudice che può stabilire 18 giorni di convivenza presso la madre e 12 giorni presso il padre, indipendentemente dalla situazione relazionale che stanno vivendo i genitori. Può darsi che il piccolo viva una situazione di disagio con la nuova partner del padre o con il 'fidanzato' della madre. La rigidità della regola di legge imporrebbe comunque al bambino di accettare la famiglia allargata. Va bene, ne prendiamo atto. Tuttavia, come si affronta il disagio del bambino, con quali parametri? Siamo sicuri che i contenziosi diminuiranno? E soprattutto siamo sicuri che il bambino non ne soffrirà di più?

E con l’abolizione dell’assegno di mantenimento dei figli siamo sulla buona strada?
Già Togliatti diceva che il divorzio crea povertà e che quindi era un problema, a suo dire, dei ricchi non del popolo. Aveva ragione. Oggi quanti padri (appartenenti anche alla piccola borghesia) sono in povertà tanto da non poter pagare contemporaneamente mutuo e canone di locazione della propria abitazione oppure a corrispondere l’assegno per il mantenimento dei figli. Ma il problema non si risolve abolendolo, ma intervenendo caso per caso a equilibrare le spese con ragionevolezza; altrimenti per sconfiggere la povertà dei padri, rischiamo di discriminare le madri che spesso hanno lasciato il lavoro per investire tutto sulla famiglia. Ogni caso avrebbe valutato per quello che è, senza rigidità. Invece questo disegno di legge va proprio nella direzione opposta.