Attualità

Adozioni. Per le internazionali nuovo corso. Ma restano i problemi di sempre

Luciano Moia mercoledì 21 giugno 2017

(Ansa)

Mentre la politica – almeno certa politica, con in testa la senatrice Monica Cirinnà – continua a sostenere l’urgenza di una riforma delle adozioni allargata alle unioni omogenitoriali, Laura Laera la nuova vicepresidente della Cai (Commissione adozioni internazionali) ha da qualche giorno preso contatto con i problemi reali di un pianeta in profonda crisi, afflitto da un triennio di non scelte problematiche. Quella certa politica continua a perseguire obiettivi ideologici fingendo di ignorare un dato di realtà. Oggi nel nostro Paese non esistono né le condizioni né l’urgenza per allargare il bacino dei genitori adottanti. Per quanto riguarda l’adozione nazionale si conferma da almeno un decennio il rapporto di uno a dieci. E cioè per un minore dichiarato adottabile ci sono oltre dieci coppie disponibili. Coppie 'navigate', con una mamma e un papà dotati di esperienza sufficiente per assicurare al piccolo l’affetto e le cure di una famiglia. Un bambino 'adottabile' – e quindi senza genitori o con problemi familiari così profondi da consigliare il suo allontanamento da casa – ha quasi sempre sulle spalle un carico di sofferenze tali da sconsigliare esperimenti antropologi di tipo omogenitoriale.

Sul fronte dell’adozione internazionale i problemi sono ancora più complessi. Non c’è solo il dimezzamento del numero complessivo delle adozioni – da oltre 4mila nel 2011 alle circa 1.800 dello scorso anno – che apre pesanti interrogativi su tutto il sistema, c’è anche una crescita esponenziale delle difficoltà educative dei bambini in arrivo. Sia perché numerosi Paesi da cui tradizionalmente provenivano i minori hanno deciso di 'selezionare' le uscite, concedendo in prevalenza ragazzini già grandicelli o con problemi psico-fisici, sia perché le famiglie adottive si trovano sempre più spesso a gestire situazioni per cui sono impreparate. Da qui la crescita delle cosiddette 'restituzioni', parola orribile che nasconde il senso di un doppio fallimento, verso i minori e verso le famiglie. Dati ufficiali non ne esistono. Il 3, il 5, il 10 per cento?

Come non esiste ancora un database nazionale in cui sia possibile far confluire il numero complessivo dei bambini adottabili, le coppie che hanno ottenuto l’autorizzazione all’adozione e il numero di bambini effettivamente adottati. Tra i problemi elencati nel documento conclusivo dell’Indagine parlamentare sull’attuazione della legge su adozione e affido, presentato nel novembre scorso dalla Commissione giustizia della Camera, figuravano poi gli affidamenti 'sine die' e l’adozione mite (che non interrompe del tutto i rapporti con la famiglia di origine); il superamento della distinzione tra adozione legittimante e non legittimante; il rafforzamento delle garanzie processuali in favore del minore; la semplificazione e la trasparenza delle procedure di adozione; il rafforzamento dei servizi sociali; le iniziative a sostegno delle famiglie. Insomma una matassa così ingarbugliata di questioni da far ritenere almeno stravagante la pretesa di aprire alle coppie omogenitoriali come soluzione magica per risolvere una situazione obiettivamente difficile.

Nel documento redatto dalla Commissione giustizia della Camera non si nascondevano neppure le criticità dell’adozione internazionale. Di fronte alle difficoltà già accennate, era emersa anche la proposta di istituire una 'Agenzia italiana per le adozioni internazionali' con compiti sia di assistenza giuridica, sociale e psicologica a favore delle coppie, sia di «intermediazione e coordinamento tra l’amministrazione dello Stato e delle regioni». Altro tema da affrontare quello legato al numero spropositato di enti – sono 62, il doppio di quelli esistenti negli Stati Uniti – e la possibilità di arrivare a forme di aggregazione e di coordinamento tra gli enti stessi.

Tutte questioni che – insieme a quella dei rimborsi alle famiglie ormai in ritardo da alcuni anni, all’esigenza di avviare convenzioni con altri Stati e a quella di ridefinire il ruolo dell’autorità giuridica nel caso fossero soppressi i tribunali dei minorenni – sono ora sul tavolo della vicepresidente Laura Laera. Lei, consapevole del compito che l’attende, allarga le braccia e per il momento preferisce evitare annunci e presentare programmi. Un solo proposito. Convocare la commissione prima delle ferie. E visto che l’organismo non si riunisce più dal giugno 2014, sarebbe già un passo avanti nella giusta direzione.