Attualità

La ricerca. Metà degli adolescenti in rete vive «gravi esperienze negative»

Paolo Ferrario giovedì 15 febbraio 2024

Adolescenti sempre più esposti ai pericoli della rete

Irrequieti, esploratori, performativi, ripiegati. Sono i quattro profili dei minori tra gli 8 e i 16 anni, protagonisti dell’indagine “Alfabetizzazione mediatica e digitale a tutela dei minori: comportamenti, opportunità e paure dei navigatori under 16”, realizzata dall’Alta scuola in media, comunicazione e spettacolo dell’Università Cattolica e dal Ministero delle imprese e del made in Italy, i cui risultati sono stati presentati oggi pomeriggio a Milano. Tutti i dati sono reperibili sul sito del progetto Piantaforme, che ha diverse finalità tra cui identificare gli strumenti, gli utilizzi, i contenuti che orientano i processi di consumo mediale digitale dei minori; identificare le funzioni e i bisogni che device e canali sono chiamati a soddisfare e in parallelo le criticità (disagio, percezione di inadeguatezza, paura) che segnano il rapporto fra minori e ambienti digitali; fornire possibili linee guida e buone pratiche per tutelare i minori riguardo a rischi ed esperienze negative degli ambienti online; delineare possibili nuovi strumenti di misurazione e impatto, sostenibili, in grado di monitorare nel tempo i processi e di fornire dati comparabili anche a livello internazionale.

Online fino a sei ore al giorno

Sulla base delle risposte date dai 1.877 bambini e adolescenti del campione utilizzato per la ricerca, viene evidenziato che la maggioranza degli under 16 (il 65%), trascorre online tra un minimo di una a un massimo di tre ore al giorno, un altro 14% meno di un’ora, mentre un 19% di iperconnessi, passa online tra le 4 e le 6 ore al giorno e oltre. A questa fascia di super-consumatori di contenuti digitali appartiene il 32% degli adolescenti di 14 e 15 anni, il 19% dei ragazzi dagli 11 ai 13 anni e anche il 9% dei bambini tra gli 8 e i 10 anni. Soprattutto per i più piccoli (il 28% ha ricevuto uno smartphone prima dei 10 anni) questa dieta social ipercalorica può essere spesso fonte di rischio. Quattro intervistati su dieci, a questo proposito, raccontano di esperienze negative online, soprattutto su Youtube per quanto riguarda, appunto, gli under 10. Addirittura, oltre la metà (il 53%) degli adolescenti tra gli 11 e i 13 anni, afferma di aver avuto esperienze negative online «gravi e ripetute».

Gli «irrequieti» sono i più esposti ai pericoli del web

A cadere nelle trappole della rete sono soprattutto i ragazzi e i bambini che rientrano tra gli “irrequieti” e rappresentano il 31% del campione della ricerca della Cattolica. Tristi ed emotivamente negativi, cercano online «stimoli forti», anche correndo il rischio di essere esposti a contenuti non adatti alla loro età.
La «voglia di divertirsi», «tenendosi alla larga dai problemi», caratterizza, invece, il 25% del campione, i cosiddetti “esploratori”. Che si addentrano nella rete avendo ben presenti le regole di comportamento dettate dalla famiglia. La voglia di divertirsi ma anche di «mettersi in scena», definisce i “performativi”, che rappresentano il 24% del campione. Abili nel maneggiare gli strumenti digitali, «sono consapevoli dei rischi della rete e adottano quindi una serie di misure di auto-tutela». Infine, un altro 20% è costituito dai “ripiegati”. Si tratta soprattutto di teenagers di 14 e 15 anni, con una forte componente femminile. Nei questionari si definiscono «arrabbiati, impauriti e insoddisfatti di sé» e cercano di esporsi il meno possibile, preferendo la fruizione solitaria dei contenuti online.

Un social per ogni esigenza

In generale, per quanto riguarda i social, ognuno ha il suo ruolo specifico. Così, per esempio, Instagram serve a «curiosare e interagire», Tik Tok a «lasciarsi andare al flusso», Facebook a «leggere i commenti più che a guardare». In generale le piattaforme streaming (per citare le più comuni YouTube, Amazon Prime Video e Netflix, ma anche Svod e Avod) vengono utilizzate in famiglia, o da soli in camera e molto meno con gli amici, fuori casa e a scuola.
Tra le piattaforme di messaggistica, Whatsapp è risultato imprescindibile in quanto modalità più rapida per comunicare, per creare community e scambiare materiali. I fruitori regolari sono al 93% 14-15enni, all’89% 11-13enni e al 60% tra gli 8 e i 10 anni.

«La rete, palestra di socialità»

«Gli ambienti digitali sono una risorsa fondamentale per le generazioni più giovani, una palestra dove imparare le regole della socialità e della dialettica costruttiva», ha spiegato Mariagrazia Fanchi, Direttrice dell’Alta Scuola in media, comunicazione e spettacolo dell’Università Cattolica, illustrando la ricerca.

«Serve un'alfabetizzazione mediatica»

«I dati – ha commentato Donatella Proto, dirigente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy – confermano la necessità di sostenere e promuovere progetti di alfabetizzazione mediatica e digitale e progetti educativi a tutela dei minori, che favoriscano la realizzazione anche di programmi di comunicazione, basati sull’uso delle nuove tecnologie, lavorando in sinergia con le altre istituzioni coinvolte nel tavolo interistituzionale e coinvolgendo i fornitori di servizi di media e le piattaforme di condivisione video».