Attualità

Emergenza. È corsa contro il tempo per salvare i campi dalla siccità

Daniela Fassini giovedì 23 giugno 2022

Il letto del fiume Po a Castel San Giovanni, nel Piacentino. Non piove da 120 giorni e le temperature sono più alte di 3-4 gradi rispetto alla media del periodo

C’è chi sceglie di non lavare l’auto, chi annaffia i fiori di notte quasi di nascosto e chi decide di fare la doccia anziché il bagno. Prove di razionamento idrico al Nord. È qui infatti che l’acqua manca di più. Ma la vera emergenza, in questo momento, riguarda l’agricoltura. Anche se, nelle stesse ore in cui si sono riunite le Regioni al tavolo della Conferenza con la Protezione civile, qualche goccia di pioggia (del tutto insufficiente) è caduta su parte della pianura padana, il territorio messo più in ginocchio dalla carenza idrica. Lo stato di emergenza arriverà. Ma per il momento si tratta di definire i dettagli operativi.

«Stiamo ragionando sui parametri tecnici per andare incontro alle richieste delle Regioni – ha spiegato il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio al termine dell’incontro con la Conferenza delle Regioni sull’emergenza siccità –. Si sta lavorando per definire quali sono le attività che seguono allo stato di emergenza che non è un’idea ma consiste in una serie di azioni che vanno fatte».

Le Regioni intanto hanno le idee chiare ma si muovono in ordine sparso sugli interventi che si possono fare. Se il Piemonte e il Veneto vanno dritti sulla richiesta dello stato di emergenza e pensano a risarcire dei danni subiti il territorio, la Lombardia preferisce prima sentire il parere dei tecnici per seguire la strada migliore, ovvero «interventi strutturali» che sono «sempre più necessari e ormai improcrastinabili nella loro realizzazione». «Poi penseremo a una richiesta dello "stato di calamità" per ottenere i risarcimenti e i ristori per i nostri agricoltori» spiega il governatore lombardo Attilio Fontana che non nasconde come la situazione non sia mai stata grave come quest’anno.

«Dobbiamo ottenere due cose – spiega il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, a margine della riunione –: lo stanziamento di risorse per i danni all’agricoltura ed evitare che i danni aumentino, cioè, intervenire sui bacini idroelettrici sui nostri laghi per trovare soluzioni immediate».

Chiede una serie di iniziative strutturali, il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, per non passare ogni estate degli anni a venire in emergenza, visto che il cambiamento climatico lascia supporre che non si tratti di un’estate eccezionale, ma che diventi più o meno la regola. «La scienza è molto chiara – ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans – Se non è questo il momento di agire sul clima, quando?».

Nel bacino del Po, intanto, ogni giorno che passa senza precipitazioni significative, aggrava i problemi. Meuccio Berselli, segretario generale dell’autorità di bacino, parla di una tempesta perfetta: perché negli ultimi 6-8 mesi la neve dell’inverno ha raggiunto un picco del meno 60-70%, influendo negativamente sul riempimento dei grandi laghi, perché non piove da 120 giorni e perché le temperature sono più alte di 3-4 gradi rispetto alla media del periodo.

In Lombardia l’acqua è agli sgoccioli. «Tutta la disponibilità che abbiamo dato è per coprire le necessità del comparto agricolo per i prossimi dieci giorni» spiega Enel alle riunioni straordinarie organizzate al Pirellone insieme ai gestori idroelettrici per fare il punto sulla gestione dell’emergenza.

Una delle questioni che, allo stato, preoccupa maggiormente è però quella relativa all’approvvigionamento idrico delle case. Alcune aree del Piemonte, della Lombardia e dell’Emilia-Romagna sono osservate speciali e moltissimi Comuni hanno già emesso delle ordinanze che vietano l’uso dell’acqua per gli scopi non indispensabili.