Agorà

Arte. Volterra e il suo Rosso (Fiorentino)

venerdì 23 maggio 2014
Drammatica e teatrale, mentale e astratta, la grande pala della Deposizione dalla Croce, capolavoro cinquecentesco di Rosso Fiorentino, è al centro di un vasto progetto espositivo che da sabato coinvolgerà per i prossimi 15 mesi i luoghi storici di Volterra, città d'arte dai mille tesori dove l'opera è conservata.Opere storiche del '900 o installazioni appositamente realizzate per l'iniziativa sono state riunite nella Pinacoteca civica, al Museo Etrusco e al Battistero per dare vita a un dialogo ideale tra uno dei protagonisti della Maniera e i rappresentanti dell'arte di un secolo che non l'ha né abbastanza conosciuto né apprezzato. Ma che a un livello profondo ha ereditato e sviluppato la sua rivoluzione formale, ha detto Vittorio Sgarbi, curatore della mostra, intervenuto giovedì alla vernice per la stampa. Un impegno condiviso con Alberto Bartalini, ideatore dell'iniziativa (dal titolo "Rosso Fiorentino. Rosso Vivo") che invece ha sottolineato la teatralità della pala dipinta da Rosso nel 1521 per una cappella della chiesa di San Francesco.Rivalutato solo da studi recenti, che hanno portato in primo piano la rivoluzione della scuola cinquecentesca, il pittore toscano secondo Sgarbi "è di una modernità impressionante", tanto da precorrere movimenti come "il Cubismo, l'Astrattismo, l'Arte concettuale". Per questo motivo, se il Battistero ospita gli affreschi digitali di Stefano Stacchini (realizzati in collaborazione con l'artista Renato Frosali) e la video installazione di Graziana Forzoni e Paolo Cresti e a Palazzo dei Priori (il più antico Palazzo Comunale della Toscana) i lavori sempre ispirati alla Deposizione dalla croce di contemporanei, tra cui Federighi, Galardini, Mulas, Tonelli, Ali Hassoun, Giovanni Perico e Ghisleni, nella Pinacoteca Sgarbi ha voluto ancor più enfatizzare la portata anticipatrice della pala di Volterra. Grazie a un riallestimento dell'opera (che dovrebbe rimanere anche a mostra conclusa), ora la Deposizione accoglie il visitatore con le sue fulgide cromie (è stata restaurata di recente), quei colori freddi e abbaglianti delle pietre dure che caratterizzano la Maniera michelangiolesca. A dialogare con il capolavoro di Rosso, ecco i bei disegni di Lorenzo Viani, un cavallo in bronzo di Marino Marini, i quali, sostiene Sgarbi, "sono più Rosso di Rosso". Proprio come la scala di Fausto Pirandello, che in qualche misura ripete la soluzione scenica della Deposizione, la fisicità dei corpi, nonostante l'impianto concettuale.A succedersi nelle sale del museo, tra pale di Luca Signorelli o bellissimi fondi oro, le opere di Adolfo Wildt, Osvaldo Licini, Domenico Gnoli, Gino De Dominicis, Ugo Nespolo, Gianfranco Ferroni, mentre sta per arrivare un concetto spaziale di Fontana, naturalmente rosso. Attesa anche un'opera di Vangi, di cui è già allestita una scultura in resina, una figura maschile che guarda perplessa il divertissement di Ugo Nespolo adagiato sulla superficie del Chiostro.Nel corso dei prossimi mesi, le opere si avvicenderanno, mentre le installazioni sono permanenti. Al Teatro Romano, infine, si possono ammirare due opere sul tema della Crocifissione dello scultore polacco Igor Mitoraj, a sottolineare una volta di più la teatralità, quasi surreale e tragica, della Deposizione che ispirò il Pasolini della Ricotta.