Agorà

Tra Salone e Buchmesse. Voglia di libri e di visi, da Torino a Francoforte

Alessandro Zaccuri martedì 19 ottobre 2021

Visitatori al Salone del Libro di Torino 2021

Neanche il tempo di disfare le valigie ed ecco che ci si riparte. Da Torino a Francoforte in poco più di ventiquattr’ore, ovvero dal Salone internazionale del Libro, terminato ieri, alla Buchmesse, che si inaugura domani. Che la prima manifestazione sia stata un successo è ormai accertato. Lo confermano i dati diffusi durante la conferenza stampa conclusiva (150mila visitatori, il doppio di quanto inizialmente preventivato), ma lo si poteva desumere già dallo spettacolo dei padiglioni del Lingotto presi d’assalto nel fine settimana. Lunghe file per accedere alle biglietterie e agli eventi di maggior richiamo, i quali hanno alimentato a loro volta un effetto da vasi comunicanti: quanto più numerosa è la folla, tanto più a beneficiarne sono le proposte nel loro complesso. La regola vale per la partecipazione agli incontri, forse un po’ per le vendite, che al Salone si sono tendenzialmente concentrate sui best seller conclamati, riproponendo un paradosso che già aveva caratterizzato le precedenti edizioni. Ma su questo ci sarà modo di riflettere. Ora come ora, l’elemento essenziale è costituito dalla riuscita di quello che, ancora alla vigilia, poteva apparire un azzardo. Con il Salone 2022 già in calendario per la primavera prossima, si diceva, che bisogno c’è di ritrovarsi in autunno? Sulla decisione, sostenuta con determinazione dal direttore Nicola Lagioia, ha pesato senza dubbio la volontà di non mancare per due volte consecutive l’appuntamento con il pubblico (l’edizione del 2020 era stata cancellata per l’emergenza sanitaria) e, nello stesso tempo, di non limitarsi alla pur fortunata serie di iniziative online che il Salone ha promosso fin dall’inizio della pandemia. Concepito come segnale di un auspicato ritorno alla normalità, il Salone ha effettivamente mostrato quanto il desiderio di relazioni personali sia diffuso anche nell’ambito delle manifestazioni culturali. Certo, il meccanismo dei festival si è rimesso in moto fin dall’estate scorsa, ma nella stragrande maggioranza si è trattato di rassegne svoltesi all’aperto, con un minore impatto delle norme di prevenzione sanitaria. Ritrovarsi al chiuso, sia pure nelle cubature imponenti di un polo espositivo come quello torinese, presuppone un diverso livello di coinvolgimento e di fiducia. L’entusiasmo con il quale è stato salutato il Salone redivivo può essere considerato un auspicio per le altre kermesse del settore, prima fra tutti Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre. Più complesso è invece il quadro relativo alla Buchmesse, che da tempo è due manifestazioni in una: da una parte gli addetti ai lavori, impegnati nella compravendita dei diritti d’autore, dall’altra il pubblico generalista, per il quale Francoforte è in sostanza la Torino tedesca. Crocevia fondamentale per almeno mezzo secolo (la prima edizione si svolse nel 1949, dopo che la divisione tra le due Germanie aveva fortemente ridotto l’importanza della tradizionale fiera libraria di Lipsia), nel nuovo millennio la Buchmesse ha dovuto affrontare una serie di trasformazioni che, già prima del Covid-19, ne avevano modificato l’assetto. I voluminosi dattiloscritti trasportati in valigia da una sponda dell’Atlantico all’altra sono stati da tempo sostituiti dai file, non di rado criptati, trasmessi per via telematica, cosicché le contrattazioni si svolgono spesso in rete per essere poi ratificate a Francoforte. Nonostante tutto, e nonostante le defezioni eccellenti che anche sul versante italiano caratterizzano l’edizione di quest’anno, sarebbe un errore pensare che la Buchmesse abbia esaurito la sua funzione. Per molti Paesi (per quelli dell’Est europeo, per esempio, ma anche per molti dell’area mediorientale) Francoforte rimane un’occasione insostituibile per far conoscere la propria produzione e per intrecciare nuove relazioni. Per osservatori e cronisti, inoltre, non c’è colpo d’occhio più efficace di quello che si può sperimentare sulle rive del Meno. Nella contingenza attuale risulta penalizzante la ridotta partecipazione degli editori anglosassoni, ma gli spunti di interesse non mancano. Si pensi, tra l’altro, al Grand Tour con il quale, partendo proprio da Francoforte, la Bologna Children’s Book Fair ha scelto di rilanciare la propria immagine in vista dell’edizione del 2022, da realizzare finalmente in presenza. Anche la Buchmesse del 2021, del resto, allunga lo sguardo sul prossimo anno, quando editori e autori torneranno a incontrarsi faccia a faccia. Ma già adesso, protetti dalla mascherina, ci si può guardare negli occhi, come è successo a Torino.