Agorà

Vizi capitali. Troppi uomini "super(bi)" nella storia. E senza talento

Lucia Bellaspiga domenica 21 giugno 2015
​È il più grave tra i vizi capitali, origine di tutti gli altri. È la superbia, parola dall'etimologia controversa nel suffisso finale, ma lampante nella sua parte iniziale, quel "super" che già la dice lunga: superbo è l'uomo sicuro di essere al di sopra degli altri, di non essere affatto uguale a loro, di meritare certamente di più, di valere di più, di "essere" di più. Convinto di questo, trova quindi naturale l'inferiorità degli altri e non ritiene una colpa calpestarli. Gli esempi si sprecano: l'intera storia è costellata di molti uomini e qualche donna seriamente convinti di essere "super"; dalla notte dei tempi c'è chi decide di accumulare ricchezze e potere e per questo manda a morire i "suoi" uomini; da quando esiste l'uomo, c'è chi si arroga il diritto di uccidere, addirittura secondo "giustizia" (dalla A di Afghanistan alla Z di Zimbabwe, sono 58 le nazioni che mantengono la pena capitale): o chi si proclama nobile, indossa una corona e dà ordini indiscutibili... Ma anche il comportamento molto più moderno di chi evade il fisco o sfreccia in corsia d'emergenza mentre "gli altri" stanno in coda parte dalla stessa presunzione che «io sono io». Priva, ovviamente, di qualsiasi fondamento.La superbia, infatti, è caratterizzata dalla sopravvalutazione delle proprie doti, vere o presunte. Cosa ben diversa, invece, è essere consci dei propri meriti, senza per questo disprezzare gli altri. Non si chiede, insomma, di simulare troppa modestia (la falsa umiltà,– avverte sant'Agostino,– è peggiore della superbia), ma di comprendere che bellezza e talenti sono un dono ricevuto, un dono che ci rende più fortunati, mai superiori. Anche le guerre derivano dalla superbia, così come il razzismo, lo sfruttamento dei popoli, l'accettazione serafica che il 90% delle risorse planetarie bastino al lusso del 10% di umanità ricca e alla carestia del restante 90%. «Io sono io», anche se magari quelle risorse erano tue. E l'aborto? Decido io se tu, uomo feto, puoi nascere o se invece la tua unica occasione a me non garba. E così l'eutanasia del disabile, la compravendita dell'utero, lo sfruttamento dei minori, delle donne, dei migranti...