Agorà

Narrativa straniera. Visar Zhiti, dossier Albania

Fulvio Panzeri venerdì 6 febbraio 2015
Viene finalmente tradotto in italiano, a cura di Elio Miracco, un romanzo che mette a fuoco la qualità, il valore e la tensione morale e religiosa di uno dei maggiori scrittori albanesi di oggi, Visar Zhiti, nato nel 1952 e apprezzato anche e soprattutto come poeta, riconosciuto a livello internazionale con traduzioni e numerosi premi, ma osteggiato fin dai suoi esordi in patria. Già nel 1980 viene infatti condannato in un finto processo per le sue poesie considerate «contrarie ai canoni del realismo socialista» e per sette anni subisce la dura vita dei campi di concentramento sulle montagne albanesi, strutturati secondo il modello dei Gulag sovietici. Rilasciato nel 1987, all’inizio degli anni Novanta, quando l’Albania è in pieno caos, si trasferisce a Milano, dove collabora anche con il nostro quotidiano e risulta tra i vincitori di un’iniziativa di letteratura promossa da “Avvenire”, l’antologia di racconti religiosi Racconta il tuo Dio pubblicata dagli Oscar Mondadori. Una volta caduta la dittatura, Zhti decide di tornare nel suo paese, dove le sue opere finalmente riescono ad avere libera circolazione. Oggi è considerato una delle voci più autentiche dell’area balcanica e lo dimostra anche questo romanzo, Il visionario alato e la donna proibita, la cui autenticità deriva anche dal fatto che la storia si basa anche su esperienze autobiografiche dello scrittore, che riesce a costruire una sorta di viaggio emblematico attraverso l’Europa, tra espressionismo e realismo magico, alla ricerca di una possibilità per rendere giustizia delle infamie del regime comunista, delle violenze perpetrate nel sistema carcerario albanese. Tra invenzione e realismo, rimandi biblici e visioni, lo scrittore suddivide il romanzo in capitoli-racconti che hanno per protagonisti un fotografo alle prime armi, Felix Kondi, e Ema Marku, una giovane liceale vittima del regime comunista albanese. Felix vuole conoscere l’Europa, ma soprattutto è mosso dalla necessità che l’Europa conosca e riconosca la barbarie da cui lui stesso proviene, le violenze. È per questo che nel suo viaggio porta con sé un dossier allestito con fatica e destinato al Tribunale dell’Aja, quasi una forma di riscatto alla vita perduta della ragazza che ha amato, Ema, chiusa in una bara dopo i soprusi subiti. Lei, che frequentava il liceo, condannata da «uno Stato che doveva mostrare la sua forza e doveva essere spietato», perché esibiva la croce al collo e auspicava la libertà di fare ciò che voleva, in una società dove è proibita ogni forma di fede. Il dossier è un atto di giustizia, ma anche di amore, nei suoi confronti.  Così attraversando l’Europa, da Roma a Vienna, Zhiti ci racconta attraverso le storie dei protagonisti – messe a fuoco con l’accumulo di particolari e di circostanze nuove – la dura realtà della mancanza di libertà, sottolineando la vita del carcere attraverso situazioni per niente ovvie, che rileggono una dimensione kafkiana, come del resto lo è quel buco nero, pieno di disperazione, di dolore, di necessità di giustizia che è il dossier, che da oggetto composto da fogli e cartelle, diventa una parte interiore e spirituale di Felix: «A volte lo spirito migrava dal suo petto in quelle copertine di cartone nero, diventava cadavere e il dossier ansimava per le angosce, si dimenava… L’accusa era racchiusa tutta nel dossier nascosto. Gli pareva di sentirne il rimbombo, non dentro la valigia, ma nel suo petto…». IL VISIONARIO ALATO E LA DONNA PROIBITA Rubbettino. Pagine 358. Euro 16,00