Agorà

Intervista. Villoresi, la mia Teresa d’Ávila

Fulvio Fulvi venerdì 27 marzo 2015
Cinquecento anni fa, il 28 marzo, nasceva Santa Teresa d’Ávila. Riformatrice della regola carmelitana, mistica e dottore della Chiesa, fu una donna capace di abbandonarsi totalmente a Dio: i suoi sconvolgimenti interiori e la sua conversione coincisero con un momento storico di grandi mutamenti anche per la Chiesa. Come un viaggio alla ricerca del Mistero che si nasconde nell’animo umano, lo spettacolo Teresa d’Ávila, un castello nel cuore, in scena dal 30 marzo al 12 aprile al teatro dell’Ex-Sant’Uffizio di Roma (in piazza della Cancelleria), si propone di ripercorrere la vicenda umana e spirituale della santa spagnola senza trascurare «le pietre che la bloccarono», i frangenti di crisi, gli sforzi compiuti dalla monaca (che entrò in convento a soli 19 anni) per non indulgere alla vanità. Sul palco, l’attrice Pamela Villoresi: 43 anni di carriera, 130 testi portati in scena a teatro e un sostanzioso “pacchetto” di film (tra cui La grande bellezza di Paolo Sorrentino) e fiction televisive (come le serie Ligabue di Salvatore Nocita e Il commissario De Vincenzi di Mario Ferrero). «Sognavo da più di vent’anni di realizzare questo spettacolo – spiega l’artista –, da quando cioè, durante una tournée con il Piccolo Teatro di Milano a Madrid, decisi di fare una gita nella vicina Castiglia e, giunta ad Ávila, rimasi colpita da una statua bianca e imponente, una figura femminile in estasi che mi comunicava saggezza, dolcezza e, soprattutto, energia: era Santa Teresa. Decisi così di studiarla e restai affascinata dai suoi percorsi spirituali, dai suoi scritti teologici poderosi e profondi, dalla sua coraggiosa esistenza. Fu, per me, come scoprire “il cuore pulsante del mondo”». Ma non è stato facile definire un adattamento teatrale che potesse raccontare sia la grandezza filosofica che la vita contemplativa di questa «femmina inquieta e vagabonda» come la definì il cardinale Filippo Sega, nunzio apostolico in Spagna ai tempi in cui viveva la santa. Molti drammaturghi interpellati dall’attrice pratese si scoraggiarono di fronte all’impresa. Persino il poeta Mario Luzi vi rinunciò, uscendo sconfitto, stavolta, dalla sua lotta perenne con la sublimità della parola: «Pamelina – le confidò in toscano – io c’ho provato, ma m’è cascata la penna di mano». Allora il progetto è stato riposto in un cassetto finché, due anni fa, i padri carmelitani di Brescia, Antonio Maria Sicari (teologo e redattore della rivista “Communio”) e Fabio Silvestri (assistente spirituale del Movimento Ecclesiale carmelitano), d’intesa con la Villoresi, cominciarono a tracciare un canovaccio per la stesura del testo chiedendo al drammaturgo Michele Di Martino di comporlo in versi. E così il lavoro, prodotto da Arté-Teatro Stabile di Innovazione di Orvieto in collaborazione con la Provincia Veneta dei Carmelitani Scalzi, ha cominciato a prendere corpo. La struttura narrativa dello spettacolo, della durata di un’ora e dieci minuti, è costituita dalle sette tappe progressive del percorso filosofico e spirituale che Santa Teresa ha segnato nel suo Castello interiore (o delle Mansioni), fino a raccontare il “matrimonio mistico con Gesù”. Una parabola del cammino cristiano, un’ipotesi di lavoro per raggiungere la “perfezione” che parte dal limite del peccato e arriva fino al culmine del Mistero della Santissima Trinità. Un racconto dove trionfano Grazia e Bellezza. «La nostra anima – scriveva Teresa nella sua opera maggiore – è come un bellissimo castello, che assomiglia a un tersissimo diamante dalle mille sfaccettature». A sostenere la lettura del testo teatrale sarà una potente “griglia musicale” ideata dal maestro Luciano Vavolo, con canti eseguiti dal vivo. «Nella mia interpretazione non vi saranno interferenze rispetto al testo – afferma l’attrice – perché abbiamo voluto puntare sull’essenzialità delle parole, dei movimenti e dei gesti: a me questa volta non sembrerà proprio di recitare e non adotterò, per una precisa scelta, alcuna soluzione di mestiere...». La regia è di Maurizio Panici, l’impianto scenico curato da Carlo Bernardini prevede una pedana e luci a fibre ottiche su pareti a diamante (un sistema concepito anche per piccoli spazi scenici). Dopo Roma, Un Castello nel cuore farà tappa tra l’altro a Brescia (18 aprile), Orvieto (9 maggio), Verona (21 maggio), Trento (23 maggio) e Treviso (24 e 25 maggio).