Agorà

Intervista. Vezzali, l’onorevole vincente

Dario Pelizzari mercoledì 25 febbraio 2015
L’ultimo trionfo in ordine di tempo del “Dream Team” rosa di fioretto ha preso forma pochi giorni fa ad Algeri. Italia ancora sul gradino più alto del podio della Coppa del Mondo con il quartetto composto da Arianna Errigo, Martina Batini, Alice Volpi e, tanto per non cambiare, Valentina Vezzali.Onorevole Vezzali, vincere sempre è una sua prerogativa...«La mia prerogativa nello sport e, più in generale, nella vita è sempre stata dare tutta me stessa, impegnandomi al massimo per raggiungere gli obiettivi nei quali credo. Con tanta determinazione e tanta passione. È questo che mi spinge ad andare avanti da anni».Dalla medaglia di bronzo agli Europei di Linz del 1993 all’oro di Algeri. Da ventidue anni lei è il fiore all’occhiello dello sport tricolore. Dove ha trovato le motivazioni per continuare a rimanere al vertice?«Fin da quando ero bambina, quando vincevo una gara ero contentissima. Perché in quel momento avevo raggiunto un traguardo importante. Tuttavia, sapevo che subito dopo ce ne sarebbe stato un altro per il quale lottare. Da piccola, la mia Olimpiade erano i Campionati italiani, poi sono arrivati i Mondiali Under 17, quindi gli Under 20 e la Senior. Fino alla prima medaglia olimpica. Ho costruito il mio castello mattone dopo mattone». Il prossimo traguardo: Rio de Janeiro 2016. Punta al podio o a qualcosa di più?«Io punto sempre a vincere. Alcuni si nascondono, preferendo non dire ciò che pensano veramente. Io no, dico che chi fa sport gareggia con il sogno di vincere la sua gara. Non bisogna avere paura di ammetterlo. È necessario essere convinti delle proprie possibilità. A Rio vado per vincere, ce la metterò tutta, come sempre. Se la vittoria arriverà bene, anzi, benissimo. Altrimenti, andrà bene lo stesso. L’importante è fare del proprio meglio. E io lo farò». Sarà il suo ultimo impegno ufficiale?«Nella vita di un atleta c’è un sempre un punto di inizio e un punto di arrivo. Io ho ancora quella fiamma dentro che mi porta ad andare avanti nonostante tantissime difficoltà, ma il tempo passa e presto o tardi occorre decidere. Sì, ora lo posso dire: Rio sarà la tappa conclusiva di una carriera che mi ha regalato tantissime emozioni». Il suo domani sarà “targato” Coni?«Sono cresciuta con un maestro di scherma d’altri tempi, Ezio Triccoli, che mi ha insegnato che lo sport è fatto di regole e di rispetto. Ma pure di passione e determinazione. Lo sport rappresenta la più grande metafora della vita. Perché quando perdi, devi avere la forza di rialzarti e reagire. Quindi, sì, mi piacerebbe rimanere in questo mondo, magari potendo contribuire a far sì che la cultura dello sport possa entrare nelle case degli italiani, migliorando il nostro Paese». Ne ha già parlato con il presidente Malagò?«Malagò mi vede ancora come un’atleta, ma mi auguro che un domani possa propormi di far parte del suo team. È un grandissimo uomo di sport, credo sia il primo presidente del Coni ad aver girato l’Italia per conoscere da vicino tutte le realtà sportive. Per me, sarebbe un onore collaborare con lui». La famiglia Vezzali è destinata a produrre campioni? Si dice che suo figlio Pietro, 9 anni, abbia già dimostrato di saperci fare con il fioretto...«Più che di fioretto, è un grande oratore. E a scuola mi sta dando parecchie soddisfazioni. Nello sport, non è la scherma la sua strada. In questo momento, è innamorato del rugby». L’impegno politico, gli allenamenti, la famiglia. A due anni dalla sua nomina in Parlamento, tutto torna?«Sono stati due anni molto impegnativi. In Parlamento, non abbiamo mai orari certi. Possiamo partire il martedì e tornare il giovedì, oppure può capitare di stare tutta la settimana in aula, magari facendo anche le notturne, come è successo in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica. Quando sono a Roma, mi alleno nei ritagli di tempo, la mattina all’alba o la sera quando torno a casa. Ammetto che è veramente molto difficile portare avanti tutto nel modo migliore». Pensa ancora che “vincere nello sport sia più facile che in aula”?«Il lavoro in politica è molto difficile, perché è veramente complicato mettere d’accordo 630 persone. Durante la votazione sulla riforma costituzionale, tutta l’opposizione ha lasciato l’aula. E devo dire che non è stato un bell’esempio da dare al Paese. Quando sul tavolo ci sono temi così importanti, dovrebbe andare diversamente. In Parlamento dovrebbe esserci molta più unità e solidarietà. Dovremmo pensare tutti al bene dei cittadini, non agli interessi personali». Dal giorno del suo insediamento alla Camera, ha partecipato al 53% delle votazioni. Lo considera un buon risultato?«Quando sono stata eletta ero incinta di sette mesi. La ginecologa mi aveva anche caldamente suggerito di non andare a Roma, perché rischiavo di partorire in treno, ma io non le ho dato ascolto. Mi hanno dato dell’assenteista perché ho saltato 1.040 votazioni sulle 1.043 previste, ma ero in maternità. Mi sono quasi sentita in colpa per aver fatto un figlio, quando in realtà non ho fatto altro che soddisfare un diritto garantito dalla legge. Se a quel 53% aggiungiamo le votazioni che ho perso durante la maternità, be’, credo di essere ampiamente nella media parlamentare. Io il mio dovere in aula lo faccio, su questo mi creda, non vi possono essere dubbi». Renzi sì o Renzi no?«Renzi... “ni”. Sta cercando di cambiare il Paese con tantissime riforme, però in questo momento non ha ancora concretizzato quanto ha detto di voler fare. Aspettiamo di vedere se ci riuscirà nei prossimi mesi». Lei è molto attiva sui social network, soprattutto da quando ha deciso di entrare in politica. Le è capitato di avere confronti accesi con chi la segue?«Ho sempre cercato di avere un dialogo aperto e sincero con le persone che mi seguono. Accetto le critiche perché non la possiamo pensare tutti allo stesso modo, ma non sono disposta a leggere insulti, perché non credo facciano bene a nessuno». Roma 2024: sicura che non ripeteremo gli errori delle occasioni precedenti?«Il Governo deve ancora finire di pagare due manifestazioni organizzate nel 2009 nel nostro Paese, i Giochi del Mediterraneo e i Mondiali di nuoto. Fino a oggi, lo dicono i fatti, i grandi eventi sportivi non sono stati gestiti nel migliore dei modi, questo è innegabile. Roma 2020 sarebbe stato un sogno, ma come sappiamo l’allora premier Mario Monti non se la sentì di dare il suo benestare per la situazione critica che stavamo attraversando. Credo che ora si debba però tornare a essere ottimisti, a pensare positivo. Dobbiamo dimostrare il nostro valore, anche all’estero. Roma 2024 potrebbe rappresentare un grande rilancio per l’Italia. Sono fiduciosa: possiamo evitare gli errori del passato». Tagli allo sport, la Vezzali contro la Regione Marche: chi ha vinto?«Sono ancora convinta che il drastico ridimensionamento della somma destinata allo sport nella regione, una riduzione fortissima, da 800mila a 50mila euro, non significhi soltanto creare enormi difficoltà alle tantissime società marchigiane, ma pure mettere in crisi il settore turistico, che si giova in modo non indifferente dello sport. Mi auguro che il Governatore Spacca possa dare la giusta importanza a questo aspetto». Per Giovanni Malagò, anche il calcio va messo a dieta. Eppure, ha fatto notare la Figc, senza il denaro del pallone lo sport italiano cola a picco... «Non bisogna togliere al calcio, è necessario aggiungere agli altri sport. Il calcio è lo sport nazionale, quello più seguito. L’obiettivo dovrebbe essere far apprezzare agli italiani le emozioni che possono regalare le altre discipline, seguite spesso e volentieri soltanto in occasione delle Olimpiadi. Per questo, non serve togliere denaro al pallone». Lotta al doping. Con la collaborazione diretta dei Nas andrà meglio?«Gli atleti olimpici devono compilare ogni tre mesi un modulo dove segnalano i loro spostamenti affinché sia possibile effettuare controlli a sorpresa. La lotta al doping si sta facendo nel modo migliore possibile. I Nas potrebbero essere un valore aggiunto, ma non è aggiungendo controlli che il problema del doping si risolve. È dalla cultura di base che bisogna ricominciare a lavorare. Se vivi in un ambiente sano, che ti insegna a usare soltanto le tue forze, non sceglierai mai di prendere sostanze che ti possono uccidere. La mia proposta? Una forte campagna di sensibilizzazione: aiuterebbe non poco a far conoscere meglio i vari aspetti di questa battaglia». Cosa ne pensa della scelta di Carolina Kostner? Fosse stata al suo posto, avrebbe agito come lei? Avrebbe raccontato una menzogna pur di difendere il suo compagno?«Carolina ha agito di cuore, difficile condannarla per questo».