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Il festival. Verdi entra nel tempio sacro di Wagner a Bayreuth

Giacomo Gambassi sabato 15 luglio 2017

Giuseppe Verdi entra nel tempio sacro di Richard Wagner, il teatro del Festival di Bayreuth in Germania. Un evento più unico che raro. Certo, la musica del “Cigno di Busseto” non farà parte del cartellone della rassegna fondata dallo stesso genio romantico e ospitata fin dal 1876 nel teatro fatto costruire dal compositore sulla collina verde della cittadina della Baviera. Perché il tradizionale appuntamento che richiama i cultori del maestro da tutto il mondo – antesignano e prototipo di tutti gli attuali festival musicali grazie all’ennesima intuizione del cantore di Sigfrido e Brunilde – è riservata solo ai titoli wagneriani. Così aveva stabilito l’irrequieta penna tedesca. E così avviene ancora oggi sulla spinta della famiglia Wagner che da sempre ha in mano le redini della manifestazione. Ecco, quindi, che l’Otello di Verdi (o meglio un estratto) precederà di un giorno l’apertura del Festival – che comincia il 25 luglio di ogni anno e prosegue per tutto agosto – e sarà al centro della serata speciale in onore di Wieland Wagner (1917-1966) a cento anni dalla nascita. Un omaggio al regista e nipote di Wagner (suo padre era Siegfried, unico figlio maschio di Richard) che guidò il Festival dal secondo dopoguerra nel periodo ribattezzato “Nuova Bayreuth” sia per sottolineare la distanza con il passato nazista dell’istituzione, sia per evidenziare la riforma artistica voluta proprio da Wieland il quale optò per una decisa astrazione che riportava la musica in primo piano.


La serata dedicata Wieland Wagner si svolgerà il 24 luglio alle 19 e avrà come cornice il teatro wagneriano, il Festspielhaus. È stata la direttrice del festival, Katharina Wagner, pronipote del compositore, ad annunciare lo scorso anno il concerto di gala. Sul podio Hartmut Haenchen che guiderà l’orchestra del Festival e che, dopo il debutto nel 2016 a Bayreuth, dirigerà anche quest’anno Parsifal. Il programma prevede brani da Rienzi e Parsifal ma anche estratti dell’Otello e di Wozzeck di Alban Berg. Sul palco le voci del Festival: Camilla Nylund, Claudia Mahnke, Christa Mayer e Stephen Gould. Il discorso sarà tenuto da Peter Jonas, già direttore del Teatro dell’opera di Stato di Monaco di Baviera. Mentre il museo “Richard Wagner” a Villa Wanfried – residenza del maestro a Bayreuth – ricorderà Wieland con una mostra.


Il titolo che aprirà la rassegna 2017 è I maestri cantori di Norimberga (“Die Meistersinger von Nürnberg”), l’attesa nuova produzione di quest’anno. Alla prima – che è un evento nazionale per la Germania con passerella di vip e personaggi pubblici – sarà presente la cancelliera Angela Merkel, appassionata di lirica e “di casa” al Festival. Al suo fianco i reali di Svezia: Carlo XVI Gustavo e la moglie (tedesca) Silvia Renate Sommerlath. Intorno al teatro sono previste rigide misure di sicurezza: vietato portare borse o cuscini; controlli severi agli ingressi; e niente tappeto rosso per la prima. Nel golfo mistico del teatro “scenderà” Philippe Jordan, direttore principale all’Opéra National de Paris dove lo scorso anno aveva portato in scena proprio I maestri cantori. A vestire i panni del ciabattino Hans Sachs sarà Michael Volle, uno dei migliori interpreti di questo ruolo negli ultimi anni; il “censore” Beckmesser sarà Johannes Martin Kränzle, al suo debutto a Bayreuth; il cantore girovago Walther von Stolzing sarà il beniamino tedesco Klaus Florian Vogt, acclamato da anni al Festival; mentre Eva sarà Anne Schwanewilms, “pupilla” di Christian Thielemann, il direttore del Semperoper di Dresda e da due anni direttore musicale a Bayreuth grazie al sodalizio artistico con l’energica Katharina Wagner. La regia è affida all’australiano d’origine ebraica Barrie Kosky, il “ribelle” e anticonformista direttore artistico della Komische Oper di Berlino che i giornali hanno incoronato «regista dell’anno».


Top secret ogni dettaglio sull’allestimento che sarà «critico e nuovo», ha anticipato Kosky. E ha annunciato con tono provocatorio: «Forse una parte del pubblico avrà problemi con alcuni elementi del mio spettacolo». La stampa tedesca si interroga su come il regista d’origine ebraica si approcci all’antisemita Wagner, a Bayreuth, eletta a capitale culturale da Hilter, e al titolo che esalta la cultura tedesca e che negli anni del Terzo Reich era diventato una delle colonne sonore del nazismo. «Wagner – ha raccontato il regista – ha scritto cose terribili sugli ebrei. Per me, è un mostro ma non un assassino. E lo considero uno dei più grandi artisti di tutti i tempi». Non solo. «Quando sento il preludio al terzo atto dei Maestri, gli perdono tutto». E, sul rapporto fra Hitler e le partiture del compositore, Kosky ha spiegato: «Wagner non è responsabile di nulla. La sua musica è stata usurpata». Certo, ha fatto sapere, «è impossibile mettere in scena I maestri cantori a Bayreuth e ignorare il passato». E ha osservato guardando al pubblico di oggi: «Si viene qui per una sorta di purificazione attraverso l’arte. Ti siedi in un teatro senza aria condizionata, con sadiche sedie in legno, ma quando inizia la musica si dimentica ogni cosa». Comunque Kosky è un appassionato di Wagner e ad Hannover ha già messo in scena l’intero ciclo del Ring (L’anello del Nibelungo). Il regista è stato contattato quasi tre anni fa da Katharina Wagner per la regia de I maestri cantori. «Ci ho pensato per sei mesi – ha detto –. Poi mi è stato assicurato di poter fare ciò che voglio e ho accettato». Il creativo australiano ha confidato di «essere ossessionato dal peso dell’identità tedesca sulle spalle che emerge dall’opera». Ma, ha aggiunto, «ho anche capito che qui si parla di come Wagner vede la cultura tedesca». Si è definito un «outsider» di Bayreuth, dove debutta. E il suo nome fa tornare alla mente quello del direttore ebreo Hermann Levi, chiamato dallo stesso Wagner a Bayreuth per la prima di Parsifal nel 1882. E Katharina Wagner ha definito Kosky «un regista meraviglioso» invitato a «svecchiare e rinnovare l’opera lirica». La prima de I maestri cantori sarà trasmessa in diretta da Radiotre Rai (25 luglio dalle 15.55) e dalla radio di Stato bavarese.


Come omaggio al titolo di apertura il museo “Richard Wagner” a Villa Wanfried, nel cuore di Bayreuth, esporrà per la prima volta la partitura originale de I maestri cantori. È l’unica copia rimasta, è formata da oltre 400 pagine e proviene da Norimberga. Wagner ha iniziato la composizione nel 1862 e la prima rappresentazione è andata in scena al Teatro dell’opera di Stato di Monaco di Baviera il 21 giugno 1868, alla presenza di Wagner e del re Ludwig II di Baviera, mecenate del compositore. Intanto nei giorni scorsi è stata venduta all’asta a prezzo record l’edizione originale del libretto de I maestri cantori. Il volume con le correzioni e le annotazioni autografe di Wagner è stato battuto da Drouot a Parigi per 124.690 euro.


Il programma del Festival 2017 prevede, oltre a I maestri cantori, la riproposizione delle produzioni degli scorsi anni: Tristano e Isotta (direttore: Christian Thielemann; Tristano: Stephen Gould; Re Marke: René Pape; Isotta: Petra Lang); Parsifal (direttore: Hartmut Haenchen; Amfortas: Ryan McKinny; Titurel: Karl-Heinz Lehner; Gurnemanz: Georg Zeppenfeld; Parsifal: Andreas Schager; Klingsor: Derek Welton; Kundry: Elena Pankratova) e l’intero ciclo del Ring realizzato per il bicentenario wagneriano del 2013 – Oro del Reno, Valchiria, Sigfrido e Crepuscolo degli dei (direttore: Marek Janowski; Brunilde: Catherine Foster; Sigfrido: Stefan Vinke) – che andrà in scena per l’ultima volta. Il prossimo anno dovrebbe essere Lohengrin il titolo che inaugurerà il Festival, mentre la nuova produzione dell’intera Tetralogia è prevista nel 2020.