Agorà

Filosofia. Veca, dialogo in penombra con le Beatitudini

Maurizio Cucchi mercoledì 20 luglio 2022

Salvatore Veca (1943-2021)

Importante filosofo, figura di grande onestà intellettuale, Salvatore Veca ci ha lasciato lo scorso mese di ottobre (era nato nel 1943). Una perdita grave e prematura. Ora abbiamo la possibilità di ritornare a una notevole, per quanto estrema e parziale, sintesi del suo recente pensiero in un libro postumo, curato da Arnoldo Mosca Mondadori. Si tratta quasi di un dialogo realizzato negli ultimi tempi della vita del pensatore, dal titolo Pensieri nella penombra (Morcelliana, pagine 96, euro 10,00). Ed è un testo davvero prezioso, importante per la sua indagine, insieme complessa e di immediata possibilità di accesso per chiunque voglia tornare a riflettere sul senso del nostro essere nel mondo, 'gettati nel mondo', cercando risposte non univoche, ma sempre aperte. L’incontro avviene tra un credente, che è appunto Mosca Mondadori, e un pensatore agnostico, ma comunque attentissimo a proposte di origine anche religiosa o evangelica, come nel centrale riferimento al Discorso della montagna, alle Beatitudini; ma non solo. Decisiva è nel pensiero di Veca, come appare e riappare in queste pagine, la condizione di umana esistenza del soggetto in quanto posta in relazione con altre esistenze, dove nessuno è 'padrone del mondo', essendone invece parte pluralmente coinvolta. Dove l’individuo 'povero in spirito', proprio in quanto tale, si pone vitalmente in stretto, necessario rapporto, nella propria, produttiva 'umiltà' , con gli altri analoghi soggetti d’umana esperienza, nel quadro del nostro essere 'tutti creature'. Ma innumerevoli sono gli spunti offerti da queste riflessioni di Veca, sollecitate da Mosca Mondadori, e ci inducono a farci ritornare alle linee forti della sua ricerca e dei suoi libri. Il percorso dei Pensieri parte da un concetto di speranza, pur nella piena consapevolezza della nostra fragilità, e dunque da un’ipotesi di possibile miglioramento della realtà d’oggi, legato all’idea di salvaguardia dell’ambiente e di possibile utilizzo utile della 'rivoluzione informatica e tecnologica' (considerando, per esempio, la medicina digitale). Il filosofo approfondisce il suo discorso anche facendo proprio il messaggio di papa Francesco nella connessione necessaria tra giustizia ambientale e giustizia sociale, nel prospettarsi di speranze vive che aprono all’umano importanti e irrinunciabili 'punti di luce'. Veca, sollecitato dal suo interlocutore, indaga poi sull’enigma dell’amore, cercando un punto di possibile armonia nell’incontro tra identità diverse, prova ulteriore del senso relazionale dell’ umano, ci parla della poesia del Cantico dei cantici e molto si sofferma, come abbiamo visto, sul Discorso della montagna. Ma sarebbe fuori luogo qui raccontare e riassumere gli innumerevoli elementi e temi proposti in queste riflessioni di Salvatore Veca, che tra l’altro pone il lavoro del filosofo in un punto intermedio tra scienza e arte e ci parla del linguaggio della musica, da lui tanto amata, visto come matematica nel corpo espressivo della composizione. Importante è capire che questo libro, purtroppo postumo, è un testo certo sapienziale, coltissimo e orientato verso la profondità e la complessità, ma in termini che subito ci coinvolgono, addentrandoci in temi decisivi per meglio riflettere sul senso non banale del nostro esserci.