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ESPERIMENTO. Una piccola scossa e l'arte (forse) ci piace di più

Andrea Lavazza lunedì 4 novembre 2013
Una scossa (leggera) e il cervello modifica le sue prestazioni. Anche, forse, l’apprezzamento dell’arte, come segnala uno studio italiano appena pubblicato. Lo si può fare con la TMS (stimolazione magnetica transcranica) e con la tDcs (stimolazione transcranica a corrente diretta). Si tratta di metodologie utilissime per studiare il funzionamento del nostro sistema nervoso, perché innocue, non invasive e dagli effetti transitori. E non solo si può “potenziare” ma anche inibire, cioè fare sì, per esempio, che un ottimo disegnatore non riesca per qualche minuto nemmeno a tracciare una linea diritta.Agli effetti macroscopici sul comportamento si affiancano ora quelli rilevabili solo in complessi protocolli di laboratorio, come appunto la capacità di aumentare il piacere davanti a un quadro. Prima di sollevare alcune perplessità, vediamo l’esperimento condotto da scienziati dell'università di Milano-Bicocca (e colleghi stranieri), coordinati da Zaira Cattaneo, pubblicato sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience. La ricerca ha coinvolto 24 giovani dai 19 ai 28 anni, divisi in due gruppi. Il primo, dopo aver osservato al computer 70 immagini astratte (quadri e schizzi) e 80 immagini figurative (opere realiste, impressioniste e post-impressioniste, fotografie di paesaggi rurali e urbani), ha espresso l'apprezzamento di ciascuna su una scala da 0 a 100. Successivamente, a tutti i componenti del gruppo è stata applicata una stimolazione transcranica a corrente corrente a bassa intensità nella zona della corteccia dorso laterale prefrontale sinistra, attraverso piccoli elettrodi posti sul cranio. In una sessione vera stimolazione, nell'altra solo annunciata (placebo; la corrente non si sente in ogni caso).Dopo la stimolazione i partecipanti hanno guardato ancora le immagini, esprimendo di nuovo il proprio gradimento. In seguito alla tDcs, il gradimento per le immagini figurative è aumenta del 3%, mentre rimane invariato quello dei quadri astratti. Nessun cambiamento invece nel gruppo di controllo con placebo. Siamo nella neuroestetica, ambito delle neuroscienze che studia le basi cerebrali dell'apprezzamento dell’arte. "Per la prima volta – ha commentato Cattaneo – abbiamo dimostrato che l'innalzamento della eccitabilità della corteccia prefrontale sinistra tramite tDcs".Si potrebbe però rilevare che l’aumento è davvero minimo, forse tale che non essere rilevabile attraverso giudizi verbali (quelli più comuni) non espressi su una scala da 0 a 100 (è difficilissimo discriminare i propri giudizi soggettivi su una simile scala). E poi resta inspiegato perché cresca soltanto l’apprezzamento per un certo tipo di pittura e non per un altro. A indicare che, probabilmente, i meccanismi cerebrali sottesi al giudizio estetico restano ancora in parte sconosciuti o che, come sostengono molti, non sono sufficienti a darne conto. Se infatti i ricercatori sostengono che “la bellezza è nel cervello” (come dimostrerebbe lo studio), gli aspetti culturali e sociali possono (per ora) spiegare molto di più rispetto alle neuroscienze della variabilità delle valutazioni espresse dal pubblico.