Agorà

Brasile 2014. Pinto, un perfezionista ossessionato dagli azzurri

Angelo Marchi venerdì 20 giugno 2014
Prima di battere a sorpresa l’Uruguay, alla vigilia dell’esordio in questo Mondiale, i Ticos (soprannome con cui sono conosciuti i giocatori del Costa Rica) hanno guardato in tv “Italia ’90”, il film che racconta la storia della nazionale costaricense che in quella Coppa del Mondo riuscì a qualificarsi per gli ottavi alle spalle del Brasile e a spese di squadre più quotate come Svezia e Scozia.Ora non c’è un film da girare, ma un’avventura da continuare. Quella di una squadra che doveva essere la più debole del girone degli azzurri e che invece ha già dimostrato di essere una bellissima realtà. Gran parte del merito è di Jorge Luis Pinto, tecnico del Costa Rica e autentico “maniaco” del proprio lavoro, che ha sottosposto i suoi in questi giorni ad un martellante addestramento sui corner e sulle punizioni, più di un’ora al giorno.Pinto non ci dorme la notte, l’Italia è la sua ossessione dopo l’esordio vittorioso: ormai tutti nell’ambiente del Costa Rica lo sanno. Il ct colombiano fa il pieno di caffè, spedisce a letto i suoi ragazzi, poi si piazza davanti alla tv col telecomando in mano e fa scorrere mille volte le stesse azioni: Balotelli, Pirlo, le punizioni, le ripartenze.Il tecnico dei Ticos è da sempre un ammiratore degli azzurri, ne conosce la storia, i pregi e i difetti, ma non gli basta mai. L’Italia la segue da vicino da 36 anni, dal Mondiale del 1978 in Argentina. Dallo scorso dicembre, da quando il sorteggio dei gruppi del Mondiale ha accoppiato Costa Ricas e azzurri, di Pirlo e compagni sa praticamente tutto. I giocatori parlano sempre del regista italiano come di un «architetto» del gioco: «Sappiamo - ha detto il centrocampista Michael Barrantes - che è lui il nostro punto di riferimento, quello da tenere sotto controllo, quello che organizza il gioco italiano, che dà visione e fa muovere i compagni. Il mister ci ha spiegato che è lui che crea, è Pirlo la fonte». Su punizioni e calci d’angolo, assicura il preparatore atletico Erik Sanchez, «Pinto vuole una marcatura strettissima, a uomo». Stessa sorte dovrebbe toccare a Gonzalez per l’altro spauracchio dei nostri avversari, Mario Balotelli. «È un piacere per me marcare Mario  - ha detto l’interessato, Gonzalez - di lui sto studiando tutto, pregi e difetti, all’hotel abbiamo i video del ct ma non è da adesso che seguiamo gli azzurri. Il nostro obiettivo? Tre punti e passare agli ottavi».Il Costarica, concluso l’ultimo allenamento a Santos, è sbarcato a Recife un giorno prima degli azzurri. Il caldo non spaventa la squadra centroamericana, più avvezza degli azzurri alle temperature tropicali: «Stiamo facendo una superidratazione in questi giorni - ha spiegato il preparatore atletico - acqua e tanti bagni nella jacuzzi, i ragazzi dovrebbero essere in condizioni ottimali. Hanno 10-11 chilometri nelle gambe a quelle temperature. Certamente dovremo essere intelligenti, non sfidare gli italiani nei duelli uomo contro uomo, fisicamente li perderemmo tutti».Bryan Ruiz, 28enne capitano della squadra non ha dubbi: «Ci guardano tutti come se fossimo fortunati già per il fatto di essere qui, come se fossimo venuti in Brasile per perdere, ma va bene così. Non siamo una squadra difensiva, non ci chiudiamo dietro, sappiamo ripartire bene e potremo sorprendere tanti». E magari conquistare gli ottavi, come nel ’90. «Quelli erano degli eroi ma noi vogliamo andare anche più in là».