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DINO BOFFO. «TV2000 cresce ma merita di più»

Alessandro Beltrami lunedì 5 dicembre 2011
l 3% di share per un programma televisivo pare poco? Dipende dai punti di vista. Briciole se lo colleziona una grande tv generalista. Moltissimo se lo raggiunge un’emittente che si colloca nel vasto panorama del digitale terrestre. È il risultato toccato da Tv2000 nei giorni scorsi: «E più volte – afferma il direttore della televisione dei cattolici Dino Boffo – Analisti ed esperti hanno indicato nell’1% di share la soglia di successo per le emittenti native digitali come la nostra. Una meta ambiziosa, a cui puntiamo. Avere due segmenti al giorno che lambiscono questa soglia e la superano ha del clamoroso». Un dato che per Boffo è un segnale indicativo di come l’Auditel non sia ormai più uno strumento adeguato alla rilevazione di un panorama televisivo sempre più trasformato dal digitale terrestre, un tema più volte da lui toccato nelle newsletter settimanali inviate agli "amici" di Tv2000: «Richiedere il rinnovamento dell’Auditel fino a poco tempo fa era un autentico tabù, ora è quasi una litania. Lo chiedono sempre più in tanti, compresi alcuni gestori dello stesso sistema. È tempo di una visione radicale. Io penso che una sua riforma dovrebbe andare nella direzione in cui si stanno muovendo le radio, con una rilevazione basata su un mix tra dato quantitavo e dato qualitativo». Boffo si riferisce a RadioMonitor, il sistema che ha sostituito il fallito Audiradio e basato sulla mescolanza di una rilevazione quantitativa automatica e interviste telefoniche. Altra notizia che potrebbe fare alzare più di un sopracciglio, è che le trasmissioni che segnano il record per Tv2000 sono due dirette molto particolari: la Santa Messa dalla Grotta del Latte di Betlemme e il Rosario da Lourdes. «Non è un caso. Dice di un forte bisogno di spiritualità ma anche di una maturità del pubblico che sta imparando a districarsi e a scegliere in un ampio ventaglio di offerte, nello spirito autentico del digitale terrestre. Anche se in Italia è stato addomesticato». Un dato che dovrebbe far riflettere anche il mondo dei pubblicitari: «Questo prende in considerazione solo la fascia tra i 15 e i 55 anni. È una visione miope e sclerotizzata della stessa società italiana. Che ignora una realtà sotto gli occhi di tutti: davvero non esistono utenti e consumatori sopra i 55 anni? Un’idea che fa sorridere, vero? Ovvio che Tv2000 non inserirà mai nella liturgia messaggi pubblicitari. Ma continuare a ignorare il fenomeno è una scelta davvero arbitraria».