Agorà

Protagonisti. Nelle sue lettere tutta l'ironia del "vero" don Milani

Michele Brancale martedì 18 luglio 2023

Don Lorenzo Milani tra i suoi ragazzi

Polemico per natura, con la declinazione tipica del “sì, ma”, con lo sguardo sempre più avanti degli altri, che aveva sempre ragione, caratteriale ma per necessità, prete ma contro la Chiesa, alla fine perennemente rancoroso e arrabbiato. Su don Milani si sono costruiti negli anni dei veri e propri stereotipi, alcuni dei quali, lui in vita, furono dal priore rigettati con il provvedimento di cacciata dei borghesi da Barbiana, cioè a dire intellettuali, cattolici del dissenso, quanti salivano a Barbiana dal “prete di frontiera” e così via e che in questo modo - di questo li accusava - lo avevano dipinto davanti al cardinale Florit come lui non era o non sentiva di essere. Si potrà dire che certo, don Milani era tagliente.

Vero. Che talvolta era bucato nel cuore per motivi i più diversi. Vero. Ma non si può ingessare don Milani in una lettera o in una situazione. Peraltro, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, non bisogna trascurare gli effetti, sull’umore, della chemioterapia, nonostante la quale lui cercava di stare comunque con i suoi ragazzi e di condurre in porto Lettera una professoressa e la difesa al processo sull’obiezione di coscienza, i cui atti saranno raccolti col titolo L’obbedienza non è più una virtù. Si riscontra da anni quest’attitudine ad accentuare tratti caratteriali assolutizzandoli, dimenticando che la vita non è una crescita esponenziale e costante, ma che è fatta anche di passi avanti, indietro e a lato. A molti piace fare “il don Milani”: diffidenza a prescindere, saperla più lunga, criticare sempre.

Michele Gesualdi ricordava che a uno che contestava a don Lorenzo un cambio d’idea su una questione, lui replicò più o meno con queste parole: «Male, caro. Quello che tu mi ripeti è il mio pensiero di ieri, ma nel frattempo sono arrivato ad un altro punto». Accogliere questa dinamicità nella ricostruzione biografica del priore di Barbiana è senz’altro utile. Da certi racconti e rappresentazioni, don Milani appare sempre accigliato e “superiore”. Gesualdi opponeva a queste ricostruzioni alcuni episodi: il “giro serale” ad esempio, quando il priore si faceva vicino a tutti i suoi ragazzi – che da alcune loro dichiarazioni sembrano averlo dimenticato – per chiedere come andava, quali domande avevano nel cuore, fare una carezza, raccontare anche di sé. Bene lo sapevano i preti più vicini a Barbiana, come don Remo Collini, priore di Dicomano, che confessava don Lorenzo con grande frequenza.

È perciò da accogliere con attenzione la pubblicazione di Duecento lettere di don Milani, edita da Edb nel centenario della nascita (pagine 416, euro 32,00), con una selezione operata su più di mille epistole da Adele Corradi, che fu particolarmente vicina al priore di Barbiana, José Luis Corzo, che ne ha diffuso il messaggio in Spagna e non solo, e Federico Ruozzi, professore di Storia del cristianesimo e responsabile dell’Archivio Milani. Corradi, Corzo e Ruozzi sono grati al lavoro di Michele Gesualdi e a quello, più recente, dell’Opera omnia curata da Alberto Melloni. « Dobbiamo accettare come evidente la necessità di una pubblicazione che, fra più di mille, scelga e raccolga solo lettere importanti – spiegano i tre curatori - Non si tratta, oggi, di presentare un personaggio poco conosciuto. Non si tratta di far cambiare opinione a chi non lo ama. Si tratta piuttosto di far conoscere e capire sempre meglio attraverso i suoi scritti un personaggio apparentemente familiare ma difficilissimo da raggiungere ».

Ce ne sono, fra le lettere, «alcune che possono interessare a chiunque ami pensare, altre ci sono sembrate interessanti soprattutto per i preti, altre per gli insegnanti. Alcune importanti le abbiamo invece trascurate per metterne in luce altre meno note». Con qualche esitazione «abbiamo infine considerato degne di attenzione anche quelle che rivelavano solo alcuni aspetti del carattere di don Milani. Non tutti considerano utile conoscere il carattere dell’autore di uno scritto importante. Ma sbagliano». Perché? «Conoscere quanto don Milani amava l’ironia e anche lo scherzo aiuta, anzi è indispensabile per non prendere alla lettera tante sue provocazioni. C’è voluto dunque, per scegliere e scartare, grande rispetto e moltissimo coraggio. Li abbiamo avuti, ma chiediamo subito scusa perché qualche sbaglio lo abbiamo fatto di certo».