Agorà

ANNIVERSARI. Trevi, il concorso del Papa per costruire la Fontana

lunedì 5 marzo 2012
La Fontana di Trevi, una delle fontane più famose del mondo, festeggia quest’anno i duecentocinquant’anni della sua ultima inaugurazione, quella definitiva, avvenuta il 22 maggio del 1762 sotto il pontificato di Clemente XIII. La fontana, infatti, vanta ben tre eventi inaugurali e una lunghissima storia che risale al tempo dell’imperatore Augusto quando Marco Vipsanio Agrippa nel 19 a.C. costruì l’Aqua Virgo, un acquedotto che ancora oggi continua a fornire acqua alla città. Sull’origine del nome non tutti sono d’accordo. Trevi, infatti, potrebbe derivare da Trebium, una località dove sorgevano alcune fonti un tempo allacciate a quella principale che forniva acqua alla fontana. Una seconda ipotesi collega invece il vocabolo al fatto che l’Aqua Virgo terminasse presso un "trivio" dove era stata realizzata una fontana che, secondo la più antica documentazione grafica che risale all’inizio del Quattrocento, versava l’acqua in tre vasche. Intorno alla metà del XV secolo Leon Battista Alberti, su incarico di Niccolò V, elimina le tre vasche sostituendole con un unico bacino rettangolare e restaura i mascheroni dai quali sgorgava l’acqua. Un successivo restauro verrà promosso da Pio V nel 1570. La Fontana di Trevi, dunque, sembra stare molto a cuore ai pontefici tant’è che intorno al 1640 Urbano VIII incarica Gian Lorenzo Bernini di trasformare la piazza e la fontana al fine di creare un imponente monumento nei pressi della residenza della sua famiglia, il palazzo Barberini, che all’epoca stava per essere completato. L’architetto, dopo aver presentato alcuni progetti costosissimi, dà immediatamente inizio ai lavori. Il clima, però, non è dei più sereni. Ai romani, infatti, non piace l’idea che il papa avesse autorizzato l’asportazione di materiali dalla Tomba di Cecilia Metella e da altri monumenti per costruire la fontana e da quel momento comincia a circolare il famoso detto «quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini». Ma soprattutto i romani non digeriscono il fatto che per costruire un erogatore di acqua il papa avesse introdotto una nuova tassa sul vino! Il particolare non sfugge a Pasquino che immediatamente regala ai romani questi versi: «Per ricrear con l’acqua ogni romano/di tasse aggravò il vino papa Urbano». Purtroppo il progetto di Bernini non verrà portato a termine a causa delle spese per la guerra che nel frattempo Urbano VIII ha dichiarato al Ducato di Parma e Piacenza. Alla morte di Urbano VIII il successore Innocenzo X apre immediatamente un processo contro i Barberini accusandoli di frodi e di cattivo uso del pubblico denaro e al tempo stesso il Bernini, caduto in disgrazia per essere stato l’architetto dei Barberini, vede definitivamente accantonato il suo progetto. Per quasi un secolo nessuno si occuperà più della Fontana, ma nel 1731 Clemente XII bandisce un concorso per la realizzazione di una grande «mostra di acqua». Il concorso è vinto da Nicolò Salvi, che riprende sostanzialmente l’idea del Bernini. Si ritorna dunque a lavorare sulla Fontana nonostante le proteste dei duchi Poli, molto contrariati perché il grande monumento sarebbe andato a sovrapporsi alla facciata del loro palazzo. Per la realizzazione del progetto occorrono comunque fondi e mentre Urbano VIII aveva introdotto la tassa sul vino, Clemente XII reintroduce a Roma il gioco del lotto e se consideriamo che anche ai nostri giorni Lottomatica finanzia i restauri di antichi monumenti è proprio il caso di dire che sotto il sole non succede mai nulla di nuovo! I lavori iniziano nel 1732 e due anni dopo, con il cantiere ancora in corso, papa Clemente XII ordina una solenne inaugurazione. Ma i lavori procederanno a stento e saranno più volte interrotti a causa dell’esaurimento delle risorse e dei litigi fra Salvi e Giovanni Battista Maino, uno degli scultori che stava lavorando al progetto. Il Salvi bisticcia anche con un barbiere che ha la bottega nelle vicinanze e che critica continuamente il suo lavoro. E così il Salvi, per lavorare in pace, decide di sistemare sulla destra del monumento un gran vaso di travertino, il famoso "asso di coppe", il cui ingombro nasconde al petulante barbiere il procedere dell’opera. Dopo la morte del papa e dei due architetti si occuperà della fontana Benedetto XIV che nel 1744, per non essere da meno del suo predecessore, organizza una seconda inaugurazione nonostante il grande monumento non sia ancora ultimato. Ma purtroppo non c’è pace per quella che diventerà una delle fontane più famose del mondo. L’architetto Giuseppe Pannini, al quale era stato affidato il compito di terminare l’opera, sarà infatti esonerato dall’incarico perché di sua iniziativa aveva introdotto alcune variazioni al progetto originale. Dopo una ulteriore pausa dei lavori viene chiamato Pietro Bracci, che insieme al figlio Virginio metterà finalmente il punto al grande cantiere della Fontana. E il 22 maggio del 1762 Clemente XIII, che quattro anni prima era succeduto a Benedetto XIV, procederà alla terza inaugurazione concludendo così la lunghissima vicenda della Fontana di Trevi.