Agorà

Media e tecnologia. 60 anni fa la rivoluzione della radio a transistor

Giampiero Bernardini sabato 11 ottobre 2014
In piena guerra fredda, con la paura di un possibile attacco nucleare sovietico, era proprio l'ideale: una radio piccola, leggera, tascabile, a pile. Quindi comoda da portare sempre con sé. Perfetta in caso di un'allerta nucleare per potere ascoltare in ogni situazione le trasmissioni delle stazioni della Difesa civile con le istruzioni da seguire per fronteggiare il pericolo. È la presentazione della prima radio a transistor del mondo: la Regency Tr-1 arrivata sul palcoscenico della storia delle comunicazioni nel 1954. Sessant'anni fa. Il lancio di questa novità assoluta, destinata a cambiare profondamente il mercato, la concezione e l'uso della radio è datato 18 ottobre 1954. Venne presentata ancora prima di entrare effettivamente in produzione, per conquistare uno spazio sul mercato dei regali natalizi. Costo 49.95 dollari, non basso ma accessibile a molti negli Usa. E fu subito un successo: ne furono vendute in poco più di un anno 150mila unità. L'azienda non sopravvisse a lungo ma diede il via alla rivoluzione. Le radio a transistor cominciarono a essere prodotte anche da altre imprese, anche se non tutte così piccole. Le dimensioni del contenitore, infatti, limitavano quelle dell'altoparlante e questo produceva un audio un po' gracchiante, anche se ovviamente si potevano usare degli auricolari. Le radio a transistor immediatamente successive al Tr-1, costruite da altre società, avevano quindi dimensioni maggiori, ma la grande sfida della miniaturizzazione era lanciata. Negli Stati Uniti all'inizio la novità non fu presa sul serio dai grandi produttori: non sembrava una radio seria. Anzi questo ricevitore da taschino veniva considerato poco più di un giocattolo. A raccogliere la sfida del piccolo è bello (e comodo) nel modo migliore furono perciò i giapponesi, tra cui ben presto svettò per capacità innovativa la Sony. A favore dei costruttori del Sol Levante giocò anche un altro fattore. Molte aziende statunitensi avevano raggiunto livelli avanzatissimi nell'ambito dei ricevitori a valvole e avevano sviluppato una meccanica di precisione di altissima qualità. Basta ricordare marchi, sia militari che civili, come Collins, Drake o Zenith. La riconversione alle nuove tecnologie non era semplicissima. E gli investimenti parevano incerti. Così molte imprese continuarono a lungo la produzione basata sulle valvole, che peraltro erano diventate molto affidabili ed erano preferite anche per gli usi professionali e militari. Inoltre anche le valvole si erano andare, in parte, miniaturizzando. I giapponesi, che non avevano questa tradizione, furono quindi avvantaggiati nel buttarsi con tutte le loro forze nel campo del transistor, anche per altri prodotti come registratori e riproduttori musicali. La radio a transistor, col tempo sempre meno costosa e portatile se non tascabile, abbe un impatto fortissimo sui comportamenti sociali. Nelle case dove per decenni di solito c'era sempre stata una sola radio, attorno alla quale si riuniva la famiglia per ascoltare i programmi (come poi sarebbe avvenuto con la tv), adesso trovavano spazio due, tre o anche più "transistor". Ognuno poteva ascoltare la sua musica o il talk show preferito. E i ragazzi ebbero la possibilità di ascoltare i nuovi suoni, il rock 'n' roll, senza dovere litigare con gli adulti, più melodici. E soprattutto poterono ascoltarla ovunque, in auto, sulla riva del mare o nel campus. Qualcuno paragona questa rivoluzione a quella di Internet... Dicevamo della guerra fredda e della psicosi della guerra nucleare. Tutte le radio di quell'epoca, dal 1953 al 1963, dovevano riportare ben indicate, con due triangoli, le frequenze di 640 e 1240 kHz. In caso di attacco missilistico sovietico tutte le tramittenti radio e televisive avrebbero dovuto essere spente, per non dare alcun aiuto ai sovietici, che avrebbero potuto usare le loro emissioni elettromagnetiche per orientarsi verso gli obiettivi. Si sarebbero invece attivate una serie di trasmettitori che sulle due frequenze d'emergenza avrebbero inviato messaggi speciali, accendendosi e spengendosi alternativamente sempre per non dare riferimenti agli attaccanti. Un sistema complesso che per fortuna non è mai stato utilizzato realmente.