Agorà

Il regista . Olmi: «Traditi i morti, chiediamo scusa»

Luca Pellegrini martedì 4 novembre 2014
Dall’Ospedale San Raffaele di Milano ove è ricoverato per una sospetta broncopolmonite, Ermanno Olmi ha inviato un video messaggio al termine della proiezione di ieri riservata alla stampa. «Quando mi hanno proposto di fare questo film il mio pensiero è andato a mio padre. Da bambino mi raccontava della sua vita di bersagliere nella Prima Guerra Mondiale e della sua partecipazione ad azioni belliche di estrema tragicità. Capii che dietro quella memoria c’era qualcosa di straordinariamente carico di sentimenti. Da lì ho cominciato a pensare: ci può essere una guerra che uccide gli uomini ma non i sentimenti? – aggiunge – In quella del ’14 ’18 il sentimento, l’ideale della Patria galleggiava tra i soldati, e solo alla fine scoprirono come tutto fosse stato una grande bugia. Col tempo la percezione di quella realtà mi ha fatto scoprire come noi abbiamo compiuto un grande tradimento nei confronti di quei milioni di giovani e civili uccisi: non abbiamo spiegato loro perché sono morti. Coi morti e coi bambini non si può barare. Noi quei morti li abbiamo traditi». Il regista ha poi proseguito: «Quest’anno celebriamo il Centenario della Grande Guerra: fanfare, bandiere, discorsi. Ma se prima non sciogliamo questo nodo, nell’ipocrisia e nella vigliaccheria, resteremo sempre in quella fascia neutrale che è già tradimento. Mi auguro che questa celebrazione con le sue riflessioni trovino in noi il motivo per quantomeno chiedere scusa». Il regista bergamasco ha poi spiegato il perché del titolo: «Qualsiasi tragedia umana, qualsiasi stravolgimento epocale dove alla fine rimangono ceneri e fiamme, ha sempre un epilogo: tutto poi tornerà normale. Come i prati. Intorno alle trincee la natura continua a celebrare la vita e alla fine, quando i prati sono tornati, sembra che tutto non sia mai accaduto».  Il bisogno della memoria ha motivato tutti i bravissimi interpreti, guidati con sapienza e disciplina da Olmi. Il “Maggiore” Claudio Santamaria precisa: «Noi non abbiamo fatto un film sulla guerra, ma sul dolore della guerra. Per sentire quello che sta dietro i morti di questa carneficina nel corso della quale è stato macellato il seme di un’intera generazione. Nel film ci sono esseri umani che stanno vivendo un’esperienza vera, in cui viene toccato qualcosa di intimo». Torneranno i prati, proiettato in anteprima questa sera all’Auditorium della Conciliazione di Roma alla presenza delle più alte cariche dello Stato, tra le quali il Presidente Giorgio Napolitano, sarà in contemporanea visibile nelle Ambasciate, Consolati e Istituti di Cultura italiani di quasi cento Paesi, per un richiamo alla pace oggi più che mai necessario.