Agorà

Opera. La Tosca inquieta di Mimmo Paladino

Pierachille Dolfini venerdì 24 luglio 2015
Sul palco che si affaccia sul lago di Massaciuccoli non ci sarà la grande statua di San Michele che domina Castel Sant’Angelo, quella che, più o meno, compare in tutti gli allestimenti della Tosca di Giacomo Puccini. Mimmo Paladino ha voluto un meteorite. «Un grande disco, una sorta di asteroide che è precipitato sulla terra e ha trascinato con sé le stelle. Che perdono ogni loro significato poetico e assumono una valenza drammatica, diventando il luogo dove il destino di Tosca e Cavaradossi si consuma». Il pittore e scultore di Paduli firma le scene del nuovo allestimento della Tosca che stasera inaugura il 61° Festival pucciniano di Torre del Lago. «Ho cercato di lavorare non in termini di un ammodernamento, che sarebbe inutile, o di un’attualizzazione, che potrebbe risultare addirittura ridicola, ma in termini di una rilettura di un testo conosciuto», racconta, spiegando che la sua sarà «una Tosca non illustrata, ma raccontata visivamente attraverso oggetti simbolo». Eppure la Tosca è un’opera molto connotata: si svolge in un giorno ben preciso, il 14 giugno 1800, quando si consuma la battaglia di Marengo, evocata nel libretto. Come ha lavorato e cosa si vedrà in scena? «Ho cercato di ricavare il senso delle mie scenografie direttamente dalla partitura, dalle suggestioni che Puccini ha messo nella sua musica. Arie e luoghi noti vengono riletti con una sensibilità contemporanea. La chiesa di Sant’Andrea della Valle, l’ambiente del primo atto, sarà evocata con un grande portale al centro della scena, fatto da blocchi marmorei e cementizi. L’altare della Madonna è una semplice forma geometrica, perché lo spirituale non può avere forma figurativa, non si può catturare in un’immagine e non lo si può rappresentare. Il secondo atto è ambientato a Palazzo Farnese. Non ho voluto la magnificenza e l’opulenza che siamo soliti vedere. Ho pensato al lavoro che fa Scarpia: le stanze dove vive sono una sorta di questura, dove si fanno interrogatori e si pratica la tortura. Ci saranno tre pareti fredde e geometriche, con appese foto segnaletiche». Sarà poi la volta del meteorite. «Il terzo atto è a Castel Sant’Angelo, dove c’è un buio che lascia spazio al giorno. Non ci sarà nessun elemento che ricorda il  monumento, ma solo il meteorite che cadendo ha trascinato con sé le stelle. Stelle che si illumineranno mentre Cavaradossi canterà E lucevan le stelle. Sul finale il meteorite si spalanca e Tosca si lancerà da lì nel vuoto». Non teme di stravolgere troppo un titolo tra i più popolari di tutta la storia del melodramma?  Tosca sembra un’opera popolare, ma sarebbe riduttivo confinarla a questo perché ha in sé raffinatezze e tormenti che devono suggerire allo spettatore di andare a fondo e indagare. Tosca spesso è ridotta a prodotto commerciale per le sue arie popolari, ma non è così: la partitura ha già in sé le grandi inquietudini del Novecento. Anche per questo ho accettato di farla, per ricondurla alla sua giusta dimensione, provando a rileggerla con la mia sensibilità di artista». Sul palco sarà riconoscibile la sua cifra stilistica? «Un quadro è un quadro, una scultura è una scultura. Una scenografia è altro: non deve essere un contenitore, ma parte dell’azione e dunque interagire con musica e parole. Uno spettacolo non è una mostra, non posso pensare di proporre una galleria delle mie opere in mezzo alle quali si volge l’azione. Per mettermi al riparo da questa tentazione ho voluto come collaboratore Daniele Spisa e ho affidato le luci a Cesare Accetta, che ha firmato la fotografia del mio film Quijote. La Toscaracconta  amore, gelosia e vendetta, passioni umane. Nei suoi lavori ha sempre indagato l’animo dell’uomo, portando in primo piano la dimensione spirituale della vita. «Ogni arte ha in sé questa componente, che però non sempre viene esplicitata. Compito del-l’artista è trasfigurare la realtà invitando a porsi domande e a scavare dentro di sé, nutrendo lo spirito. Questa è un’attenzione che metto in ogni mio lavoro. Penso al grande progetto del Nuovo evangeliario ambrosiano, ai portali della chiesa di San Pio a San Giovanni Rotondo, o alla Porta di Lampedusa. Dopo Tosca quali progetti ha sul tavolo? «Lavoro con libertà e in contemporanea su più idee. Sto dedicandomi al progetto del mio secondo film che ruota intorno all’Inferno di Dante. Ma il mio sogno, come penso quello di ogni pittore, sarebbe poter disegnare le scene per Il flauto magico di Mozart. Chissà che qualche teatro me lo proponga». LA QUATERNA DI TORRE DEL LAGO La Tosca con le scenografie di Mimmo Paladino e la regia di Giorgio Ferrara inaugura stasera alle 21.15 l’edizione 2015 del Festival pucciniano di Torre del Lago. Sul palco del Teatro all’aperto sino al 30 agosto si alterneranno quattro titoli del compositore toscano: per il nuovo allestimento della Tosca sul podio di Orchestra e Coro del Festival salirà Valerio Galli, Tosca è Daniela Dessì, Mario Cavaradossi Aquiles Machado e Scarpia Alberto Mastromarino. Domani va in scena la Turandot: l’opera lasciata incompiuta da Puccini sarà presentata nell’allestimento ispirato all’Art nouveau di Angelo Bertini, sul podio Bruno Nicoli, nei panni della protagonista Giovanna Casolla. Il 28 agosto sul palco di Torre del Lago approda un’altra Turandot, quella della China national opera house di Pechino. Terzo titolo, in scena dal 1° agosto, è Madama Butterfly: dirige Francesco Ivan Ciampa, Cio Cio San è Donata D’Annunzio Lombardi, mentre regia, scene e costumi sono firmati da Renzo Giacchieri. Il 20 agosto, nell’auditorium del Teatro all’Aperto, i giovani artisti dell’Accademia di canto del Festival proporranno il Trittico in forma di concerto, diretto da Massimo Morelli. Mostre, incontri, eventi collaterali completano il cartellone del Festival. Informazioni sul sito festivalpuccini.it.