Agorà

TENNIS. Più miseria che nobiltà fra le racchette

sabato 10 agosto 2013
La crisi economica non risparmia nessuno, nemmeno uno sport ritenuto “ricco” come il tennis. Le aziende non hanno soldi e quindi investono di meno nei tornei dei circuiti Atp e Itf.Negli ultimi anni, in Italia, il calendario del circuito Challenger Atp contava almeno 25 tornei. Quest’anno in agenda ce ne sono poco più della metà. Quelli spariti sono stati annullati per motivi economici e perché mancano gli sponsor. Un problema, come spiega Marco Crugnola (che da una vita gioca fra i professionisti), si riflette anche sui giocatori. «Se non ci sono tornei in Italia – spiega Crugnola, già 165 Atp in singolare e 118 in doppio – bisogna considerare al momento della programmazione un maggior numero di trasferte all’estero, che comportano un aggravio dei costi per i giocatori». Così si scopre che rispetto a due decenni fa dove i soldi nel tennis giravano anche a livello si serie C e B, i paperoni della racchetta non sono poi così tanti. Per chiudere una stagione “in pari” bisogna per forza entrare tra i primi 250 giocatori del mondo. Stanno bene solo quelli nei primi 90 posti del ranking, perché possono giocare i tornei più ricchi del circuito Atp e gli Slam. Ma non è finita: i giocatori di oggi tranne chi assicura alle aziende una certa visibilità, ovvero i primi al mondo (come Rafael Nadal e Maria Sharapova, per esempio), raramente possono contare su sponsor personali, che aumentano le entrare che arrivano già dai montepremi dei tornei. «Io per esempio non ho mai avuto uno sponsor personale», dice ancora l’ex 165 al mondo.Una volta era diverso, case italiane di abbigliamento (ora di proprietà di multinazionali straniere) come Fila, Sergio Tacchini ed Ellesse spesso e volentieri aiutavano con sponsorizzazioni anche giocatori non di prima fascia. Ora non è più così. L’anno scorso Sara Errani prima di vestirsi con la nota griffe Nike, ha fatto fatica a trovare uno sponsor tecnico.