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INCHIESTA. Tele-Mattanza, parola agli ex ministri

  giovedì 4 agosto 2011
Gasparri (Pdl): «Al digitale terrestre servono libertà e realismo» «Le emittenti locali possono stare tranquille: nessuna voce sarà messa a tacere nel passaggio al digitale terrestre». Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, ha legato il suo nome alla legge di riordino del sistema radiotelevisivo che ha puntato sulla tv digitale. Una legge varata fra il 2003 e il 2004 quando era ministro delle Comunicazioni. «La nuova tecnologia permette di moltiplicare per 6 gli spazi – spiega Gasparri –. E se consideriamo che oggi le emittenti italiane sono 600, significa che col digitale ci sarà posto per 3600».Ma alle locali saranno tolte nove frequenze da destinare alla banda larga mobile. E 250 rischiano di spegnere i ripetitori.La Penisola è unica nel panorama internazionale per numero di emittenti. Ciò che oggi occorre è gestire la transizione in modo tale che la nuova tecnologia determini un arricchimento dei contenuti e del pluralismo senza lasciare nessuno per strada.Come rispondere all’allarme delle «piccole»?Innanzitutto credo che il Ministero dello sviluppo economico debba approfondire il dialogo con le associazioni di categoria per negoziare quegli aspetti che permettano di venire incontro alle legittime esigenze delle tv. E in questo percorso è necessario tenere conto anche delle realtà più piccole, come possono essere le emittenti comunitarie, che sono importanti sotto il profilo culturale e dei valori. Se, poi, ci fossero da rivedere alcuni passaggi, è opportuno farlo ma sempre in termini di realismo.Come andare in onda, allora?Le emittenti che manterranno la rete di trasmissione devono cedere alcuni canali del mux. E non è cosa da poco. Anzi, è uno dei fattori che consente di garantire la presenza di tutti anche nelle regioni dove assistiamo a un grande affollamento dell’etere.Proprio la prospettiva di affittare uno spazio non piace alle tv locali che saranno espropriate delle frequenze.L’importante è che ciascun emittente resti. Qualcuno chiede una sovranità più ampia e vuole conservare i suoi trasmettitori? Allora si trovino intese. Certo, accettare modalità diverse da quella di operatori di rete non lo ritengo lesivo del diritto di parola.Con la virata del Governo, saranno bruciati gli investimenti tecnologici delle emittenti rimaste senza canali?Comprendo che si siano create aspettative e che siano stati sostenuti investimenti. Le autorità competenti dovranno valutarlo per raccordare quanto è avvenuto con il contesto attuale.Si riferisce agli indennizzi per le emittenti espropriate che, però, vengono considerati irrisori?È già partita l’asta per le frequenze della telefonia mobile. E una percentuale dei proventi è destinata alle emittenti locali. Ho ben presente le preoccupazioni ma va tenuto aperto il negoziato affinché nessuno sia danneggiato. Infatti dobbiamo dare a tutti, anche al più debole, l’opportunità di non essere escluso, ma non si può adattare il progresso tecnologico al più piccolo.Perché non assegnare alle tv locali i sei ulteriori canali che andranno alle nazionali?Questo potrebbe essere un punto all’ordine del giorno nel confronto. Sarà, poi, il Ministero a giudicare se ci sono le condizioni.Così come è stato strutturato, il digitale sta consolidando l’oligopolio tv?Basta premere il telecomando per capire come l’offerta si sia ampliata. Persino a vantaggio delle piccole. Ma conquistare il telespettatore è più difficile. Lo dimostra il fatto che anche le grandi reti stanno perdendo ascolti.La tecnologia digitale non è inadatta al territorio italiano?Non sono Guglielmo Marconi. Sono un politico che ha scritto norme sulla base di una scelta condivisa a livello europeo. E la mia legge ha seguito l’impostazione fatta al tempo del governo Prodi.Perché non favorire il satellite o la Iptv?Il satellite avrebbe messo in ginocchio proprio le locali. E la tv via Internet sta arrivando.

di Giacomo Gambassi

Gentiloni (Pd): «Da tutelare le reti locali. I network si ritirino»Lo spiraglio per salvare le emittenti locali dalla «tele mattanza» potrebbe aprirsi a settembre, a costo zero per le esauste finanze pubbliche. Ma per Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni nella scorsa legislatura e attualmente deputato e responsabile comunicazione del Pd, il governo vuole favorire senza se e senza ma il duopolio Rai-Mediaset con un provvedimento dubbio dal punto di vista costituzionale.Dunque il digitale terrestre ucciderà inevitabilmente l’emittenza locale?Premessa: è necessario liberare le frequenze per fare spazio alle connessioni telefoniche via internet. Ma andava rispettato dall’esecutivo il metodo suggerito dalle associazioni di categoria, secondo il quale il passaggio al digitale terrestre doveva riservare un terzo delle frequenze all’emittenza locale e due terzi a quella nazionale. Ma il passaggio dall’analogico al digitale non doveva moltiplicare il pluralismo?Sulla carta sì, soprattutto con la crescita dei piccoli editori e l’arrivo di nuovi soggetti. E invece le frequenze assegnate alla telefonia vengono sottratte dal governo alle tivù del territorio mentre il duopolio Rai e Mediaset esce rafforzato dal disegno governativo. Così, in nome del solito conflitto d’interessi, verranno cancellate 200-250 piccole emittenti, spesso con oltre 30 anni di storia alle spalle. Senza contare i circa 2600 posti di lavoro che potrebbero sparire. Oggi l’informazione televisiva locale rischia di estinguersi in alcune parti d’ItaliaDove in particolare?Soprattutto nelle Marche e in Toscana, dove le televisioni sono più piccole. Eppure, a parte la mezz’oretta di informazione regionale sul Tgr della Rai, le notizie locali sportive, politiche, la stessa cronaca dei territori e delle comunità passa solo dalle tv cosiddette minori, vicine alla gente. C’è un altro aspetto del provvedimento del governo che trovo molto grave. In sostanza, viene limitato il potere del Tar in caso di ricorso da parte delle emittenti escluse, stabilendo che le frequenze in ogni caso non potranno essere restituite dai tribunali amministrativi, i quali al massimo potranno stabilire indennizzi economici ai piccoli editori.Ma un simile provvedimento è costituzionale?Credo proprio di no. Il governo del quale facevo parte, la scorsa legislatura, voleva emanare un decreto che limitava il potere dei tribunali amministrativi regionali di chiudere le discariche accogliendo i ricorsi dei sindaci per ragioni di salute pubblica. Il governo rinunciò perché ci venne detto che sarebbe stato incostituzionale. Nel caso delle frequenze, dove non mi pare certo in ballo la salute pubblica, se verranno sollevate istanze credo sarà provata la contrarietà del provvedimento al dettato della Carta.Quali sono in concreto i margini per evitare quella che abbiamo definito "telemattanza"?Il Pd, ha presentato una mozione in Senato che chiede al governo un ripensamento. Ai primi di settembre si terranno due aste. Alla prima, per aggiudicarsi le frequenze, parteciperanno i gestori telefonici che presenteranno offerte dell’ordine di 800-900 milioni di euro. All’altra, invece, che tecnicamente è un "beauty contest", un concorso di bellezza anziché un’asta competitiva e remunerativa per le casse dello Stato, parteciperanno i grandi operatori senza che vi sia alcun prezzo di vendita per ottenere i multiplex, le "superfrequenze" digitali in grado di trasportare fino a sei canali televisivi. Bene, se resta il "beauty contest", chiediamo che almeno da questa seconda asta il governo escluda Rai e Mediaset, che non hanno bisogno di un altro multiplex. Chiediamo che queste frequenze siano invece riservate alle voci del territorio, rispettando così la proporzione di due terzi di frequenze ai grandi e un terzo ai piccoli. Sarebbe un’operazione a costo zero a garanzia del pluralismo che verrebbe certamente apprezzata dall’Ue.

di Paolo Lambruschi