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CANNES. Tarantino diverte e spiazza col «Pulp Fiction» antinazista

Alessandra De Luca giovedì 21 maggio 2009
La fine della Seconda Guerra Mondiale e del Terzo Reich secondo Quentin Tarantino, in una fa­vola pulp sul nazismo e il po­tere del cinema. Applaudito anche dalla critica arriva in concorso a Cannes l’attesissi­mo Inglourious Basterds diretto dal regista che nel 1994 sulla Croisette conquistò la Palma d’Oro per Pulp Fiction. Ispirato alla pellicola di Enzo Castellari Quel maledetto treno blin­dato (ma il titolo inglese era Inglorious Ba­stards) del 1978, il film di Tarantino inizia con un classico «C’era una volta nella Francia oc­cupata da nazisti…» e si snoda per 2 ore e 40 minuti in diversi capitoli che raccontano le gesta di un gruppo di soldati ebrei americani capitanati da Aldo Raine (Brad Pitt) impegnati a combattere i tedeschi senza tanti scrupoli. Il momento di ribaltare le sorti del conflitto ar­riva quando la squadra raggiunge a Parigi la celebre attrice tedesca, nonché agente segre­to, Bridget von Hammersmark (Diane Kru­ger), coinvolta in un attentato a Hitler e ai sui più stretti collaboratori architettato dalla gio­vane ebrea Shosanna, scampata al massacro della sua famiglia, proprietaria di un cinema sotto falso nome e determinata a vendicarsi, proprio come la sposa di Kill Bill. Le cose non andranno proprio lisce come pre­visto, ma l’obiettivo viene raggiunto e il Fuh­rer muore crivellato dai colpi degli irriducibi­li «Basterds». Tarantino si diverte dunque al ribaltare la Storia e all’«operazione Valkirya» recentemente portata sullo schermo da Brian Singer (l’attentatore era un altro bello di Hol­lywood, Tom Cruise) risponde con l’«opera­zione Kino», decisamente più efficace. I ge­rarchi nazisti moriranno infatti nel cinema dove si sta proiettando un film su un eroe di guerra, diventato protagonista della pellicola stessa, vittime di un rogo di celluloide che di­struggerà tanti capolavori della settima arte ma salverà migliaia di vite umane. «Se fossi stato al posto di Shosanna avrei fatto la stes­sa cosa, sacrificando anche i capolavori che più amo – dice il cinefilo Tarantino – ma quel­l’epilogo è una metafora sulla forza del cine­ma capace di sconfiggere la dittatura». Ric­chissimo di citazioni, a tratti sanguinolento ma senza esagerare, lontano dalle vuote pro­vocazioni del suo ultimo e poco apprezzato A prova di morte, Inglorious Basterds mescola atmosfere da spaghetti western e iconografia dei film sulla Seconda Guerra Mondiale, ci­nema di genere e d’autore, lunghi dialoghi e gag esilaranti, attori tedeschi, francesi e ame­ricani, storia e invenzione, star di Hollywood e volti nuovi, o quasi, che per il pubblico in­ternazionale sono una vera scoperta. Come Christopher Waltz che nei panni del colon­nello nazista Hans Landa, soprannominato il «cacciatore di ebrei», offre una performance memorabile. Senza di lui Tarantino non a­vrebbe fatto il film: «Non riuscivo a trovare l’attore giusto per questo personaggio, di cui sono particolarmente orgoglioso, e stavo ri­nunciando al progetto, quando finalmente è apparso Christopher e dopo un breve provi­no ho urlato 'Il film si fa!'. Erano anni poi che pensavo di lavorare con Brad Pitt, ma io par­to sempre dai personaggi per scrivere le mie storie, mai dagli attori, e finora non avevo mai trovato un ruolo per lui». Poi, entusiasta e generoso come sempre, ag­giunge sul suo film: «Il cinema è passione, non solo immagini. Amo fare film per il pubblico di tutto il mondo, non solo per quello ameri­cano, e Cannes è il posto giusto per mettersi alla prova».