Agorà

Letteratura. Susanna Tamaro e la natura maestra di vita

Alessandro Zaccuri domenica 21 novembre 2021

Susanna Tamaro

Nella letteratura europea continuano a fare scuola i libri nei quali il poeta belga Maurice Maeterlinck, premio Nobel nel 1911, descrisse la vita delle api, delle termiti, delle formiche, mentre in ambito italiano resta celebre la pagina dello Zibaldone nella quale Giacomo Leopardi spinge lo sguardo oltre le apparenze di un giardino, scoprendo la vita che brulica e combatte fra il terriccio e le radici. Ma si potrebbe risalire ancora più indietro, fino a Le opere e giorni di Esiodo e alle Georgiche di Virgilio, opere fondative per il rapporto dell’essere umano con l’ambiente che lo circonda. Entrambe, non a caso, sono esplicitamente citate da Susanna Tamaro in Invisibile meraviglia (Solferino, pagine 192, euro 16), il libro che raccoglie le “piccole lezioni sulla natura” alle quali la scrittrice si è dedicata durante la lunga quarantena del 2020. «Mentre i media ci bombardavano di tragici bollettini e di immagini di morte e di disperazione – ricorda –, la natura intorno a noi stava esplodendo nel grande canto della vita che ogni primavera porta con sé».

A rendere più acuta la percezione del contrasto è il punto di osservazione di Tamaro. Che abita da tempo in un casale nelle campagne di Orvieto e che da sempre nutre una passione irriducibile per il mondo delle piante e degli animali, con una simpatia piuttosto spiccata per i soggetti di solito ritenuti meno degni di considerazione: gli insetti, per esempio, che infatti in Invisibile meraviglia abbondano. Nell’introduzione al libro Tamaro ritorna alle origini di questo suo interesse, cercando di spiegare come la sua precoce carriera di naturalista (già da bambina individuava con precisione ogni specie di flora e di fauna) sia stata sviata dalle vicende personali.

La diagnosi della sindrome di Asperger è arrivata solo di recente, quando ormai Tamaro era adulta e affermata, ma in precedenza questa particolare condizione ha reso difficoltoso il suo percorso. L’intreccio, in effetti, potrebbe essere ancora più complesso, se si considera che è tipico dello spettro autistico lo svilupparsi di forme specifiche di sensibilità e di attenzione. Anche prima di imparare a conoscersi, del resto, Tamaro non ha mai perso occasione per mettere a frutto le sue competenze, sia nella sua breve carriera di regista televisiva, sia nella sua attività di narratrice. Non c’è un suo romanzo, né una sua fiaba in cui la natura non giochi un ruolo cruciale. Magari in contrapposizione rispetto alle inquietudini dell’anima, ma sempre con una precisione anche terminologica che non manca di sorprendere. Poco propensa a dispensare consigli di scrittura (per lei si tratta di un’esperienza intima, che risponde a un’esigenza interiore e non a regole precostituite), Tamaro non si stanca di ripetere che non ci si può accontentare di segnalare genericamente la presenza di “un albero”, perché un pioppo è diverso da un pino ed entrambi non assomigliano a una quercia. A volte brevissimi, a volte sviluppati nella misura di piccoli saggi, i capitoli di Invisibile meraviglia sono un’eccellente dimostrazione della bontà di questo suggerimento.

Si parte solitamente da un’esperienza quotidiana, che può essere costituita dalla fioritura delle pratoline («semplici, rustiche, diffuse ovunque […] capaci di toccare anche il più distratto dei cuori », commenta l’autrice) oppure all’irruzione dei pipistrelli, ai quali si ispirò Leonardo da Vinci per le sue macchine volanti. Dietro un velo di divertita ironia, Tamaro dispensa informazioni minuziose, smantella luoghi comuni e invita a esplorare la natura anche nelle sue contraddizioni. I famigerati insetti saranno pure fastidiosi, però svolgono una funzione indispensabile per quello che la scrittrice definisce scherzosamente lo «smaltimento » dei rifiuti biologici di ogni tipo.

«È bello alzare gli occhi verso il cielo, ma altrettanto bello sapere che cosa c’è sotto i nostri piedi. Il giorno e la notte, il bene e il male, la vita e la morte, lo yin e lo yang – tutto il mondo è fatto di opposti che si completano a vicenda », ribadisce Tamaro fissando un principio che può essere utilmente applicato anche alla sua scrittura. E poi ci sono le api, che si conquistano molto spazio in Invisibile meraviglia. È una minuscola epopea dell’alveare, condotta lungo il filo di una distinzione di primo acchito bizzarra, quella tra gli olometaboli (gli insetti che, come le api, attraversano differenti fasi di crescita) e gli emimetaboli (che al contrario subiscono una mutazione parziale). Anche noi, osserva Tamaro, possiamo sperimentare questa alternativa, sforzandoci di comprendere quale delle due vie sia la più adatta «per raggiungere la nostra piena umanità».