Agorà

Più share che musica. La tv sforna talent. Canzoni mai

Alessandro Beltrami martedì 11 marzo 2014
Alla fine forse davvero il nostro Paese è spaghetti e mandoli­no. Almeno stando alla tv. Nella selva di talent e reality che popolano i palinsesti del digitale e del satellite, quelli che muovono ancora gli a­scolti e le chiacchiere (passate dal bar al web, nobilitate dall’aggettivo social) sono quelli che si occupano di cucina e di mu­sica. Domani riparte uno dei maggiori suc­cessi della stagione scorsa, The Voice of I­taly , con cui Raidue ha felicemente rim­piazzato X Factor, migrato su Sky (e che a sua volta riparte in questi giorni con la fa­se di scouting, questa volta anche online), dopo il fallimentare Star Academy.  «Con ol­tre 3,3 milioni di ascolti è stata la gara ca­nora più vista in tv», ha sottolineato il di­rettore di rete Angelo Teodoli. Dimenti­cando Sanremo, irraggiungibile negli a­scolti anche con il calo vistoso dell’ultima edizione. Ma il lapsus ha un senso, perché forse il Festival, così come è oggi, dovreb­be essere ormai definitivamente rubricato nella categoria 'varietà musicale'. Nel nuovo The Voice molte conferme e qualche novità di rilievo. A partire dalla pre­senza di J-Ax (ex Articolo 31) al posto di Riccardo Cocciante, il quale «aveva già pre­messo che non avrebbe partecipato a una seconda edizione, perché aveva già in pro­gramma impegni internazionali con le sue opere» ha spiegato Gianmarco Mazzi, pro­duttore artistico del programma. «Per me è la prima esperienza di questo tipo – spie­ga J-Ax –. Ho detto sì perché troppo spes­so sullo schermo si vede qualcosa che con il rap non c’entra nulla. La tv ufficiale se ne è accorta ora, ma l’hip hop in Italia è im­portante dalla metà degli anni ’90. In gara non ci sono rapper, anche perché un vero rapper in un talent non ci verrebbe mai. Io sono qui per dare credito, per far capire che i tempi sono cambiati». Confermati inve­ce gli altri coach Raffaella Carrà, Piero Pelù e Noemi. Novità anche sul fronte della con­duzione con Federico Russo (che va ad al­lungare l’elenco dei volti di Radio Deejay a Raidue, proprio mentre il programma sarà rilanciato da Radio2) al posto di Fabio Troiano. La struttura del programma resta la stessa: le 'blind audition', in cui i coach ascoltano voltati i candidati e si girano so­lo se scelgono di volerli in squadra; una fa­se, più elaborata rispetto al primo anno, di duelli tra concorrenti della stessa squadra, e infine la fase live, in cui interviene il te­levoto. Quattordici puntate in tutto per un pro­gramma che, ribadiscono all’unisono le po­pstar sulle poltrone rotanti, «è uno spetta­colo musicale. Per i concorrenti non è l’ar­rivo ma una tappa in un percorso». Ma la logica dei talent è quella della tv. Vivono grazie a voci nuove e volti freschi, da cam­biare ogni anno. Sono show fortunati, per­ché hanno carburante abbondante per un viaggio dopotutto piuttosto breve. Ma per la carriera 'fuori' servono le canzoni. La merce oggi più rara in assoluto. Ieri, du­rante la presentazione, era la geremiade di tutti i capitani di The Voice: «Il motivo per cui uno ha successo è lo stesso per tutti: i pezzi. Punto», dice J-Ax. La Carrà puntua-­lizza: «Prendete Veronica De Simone, che da The Voice è arrivata all’Ariston. Grande talento, ma la sua canzone non era all’al­tezza ». E Piero Pelù lancia un’idea: «Perché non realizzare un talent sul modello di Ma­sterpiece per scrittori di canzoni?». «Ci stia­mo pensando» commenta a caldo Teodoli.