Agorà

Cinema. Supereroi, c'eravamo tanto amati

Alessandra De Luca domenica 3 aprile 2016
Anche i supereroi non sono più quelli di una volta. Uomini o donne speciali sui quali contare, ai quali affidare la sicurezza delle nazioni, il destino dell’intera galassia. Persone dotate di poteri fuori dal comune messi al servizio della comunità.Prendi gli Avengers, gli eroi Marvel che si sono riuniti per fronteggiare nemici altrimenti insuperabili. Eppure nell’ultima puntata, Age of Ultron, Thor litiga con Hulk, Capitan America non si fida di Iron Man, Occhio di falco “tiene famiglia” e Vedova Nera non sa bene cosa pensare dei suoi compagni di avventura, tutti bizzose prime donne, molto più di lei. Ne vedremo delle belle a maggio con Captain America: Civil War, dove gli amati supereroi si divideranno addirittura in due squadre. Una separazione che accompagnerà anche il cast nel tour tra Asia ed Europa: da una parte il “team Iron Man” e dall’altra il “Team Cap”, come fosse un talent show o una campagna elettorale in piena regola. Nel più crepuscolare universo DC Comics le cose non vanno certo meglio. In questi giorni sul grande schermo in Batman v Superman - Dawn of Justice diretto da Zack Snyder e distribuito da Warner, l’uomo pipistrello e l’eroe allergico alla kriptonite se le danno di santa ragione, mentre il mondo se ne sta lì indifeso, incapace di parare i colpi di una lotta intestina tra i paladini del bene. Un’epica sfida senza esclusione di colpi che ha finora incassato solo in Italia quasi otto milioni euro in otto giorni. Ma cosa succede dunque all’incrocio tra Gotham City e Metropolis, concepite come città sorelle e rivali? Durante l’ultima feroce battaglia contro gli extraterrestri molti sono caduti in combattimento, e molti altri hanno cominciato a chiedersi se sia una buona idea fidarsi del figlio di Krypton, un alieno che ha il potere di annientare l’intera razza umana e interviene senza consultare nessuno e senza riuscire a evitare disastrosi danni collaterali. E in effetti chi di noi non si è mai chiesto davanti a tanta distruzione urbana: ma ora chi paga? Preso da collera e senso di impotenza, quello che trasforma anche gli uomini giusti in guerrieri assetati di vendetta, il Cavaliere Oscuro, con i capelli ormai spruzzati di bianco (Ben Affleck) dichiara dunque guerra all’uomo d’acciaio (Henry Cavill), considerato una minaccia più che una risorsa per l’umanità, tanto da finire anche in tribunale alla sbarra degli imputati. Sul campo di battaglia troveremo anche il nerd miliardario filantropo e psicotico Lex Luthor ( Jesse Eisenberg) e Wonder Woman (Gal Gadot), che in virtù della correttezza politica tor- nerà anche in un film tutto suo, in Justice League Part One (2017) e Part Two (2019). “Chi controlla i controllori?” era pure lo slogan di un altro film superoistico di Snyder, Watchmen, da un verso del poeta latino Giovenale. Due icone, due dei dell’antica mitologia, Plutone e Apollo, due mondi fisici e figurativi si fondono in un confronto che si fa filosofico e che tira in ballo l’eredità di padri defunti, le insidie del potere, fragilità personali e l’emozione regina di questo inizio millennio, la paura. La paura del diverso, dell’altro. «Le persone odiano quello che non capiscono » dice la saggia Lois Lane, eterna fidanzata di Superman. Usciti dall’età dell’innocenza, i nuovi supereroi, preda di angosce molto contemporanee, contagiati dall’insicurezza collettiva, non sono più simbolo di puro intrattenimento. Si misurano con la complessità del mondo di oggi che non ha ancora elaborato il trauma dell’11 settembre («I diavoli non vengono dall’inferno sotto di noi, vengono dal cielo»), dove ognuno combatte la battaglia contro il male per il proprio interesse e non il bene comune, dove gli stessi confini tra bene e male sono sfumati e dove interpretare la realtà che ci circonda è impresa ardua anche per chi è dotato di poteri straordinari. E il mondo che appare in questi film non è poi così diverso da quello che osserviamo attraverso le drammatiche cronache degli attacchi terroristici: esplosioni, deragliamenti, edifici distrutti, urla, sangue e morte non sono più fantascienza per noi. Cupo e dark come il custode di Gotham City, dal cui punto di vista la storia è raccontata, il film si snoda amarissimo e un po’ confuso tra le tappe di una lotta destinata a un finale scioccante, che non riveliamo per non rovinare la sorpresa a chi non l’ha ancora visto. Ma nonostante le lacune e qualche sciatteria della sceneggiatura firmata da Chris Terrio e David S. Goyer, la forza di Batman v Superman sta nell’aver fotografato il mood dei nostri tempi dominati da pessimismo e sfiducia. A tutto questo, che già non è poco, la storia aggiunge una serie di riflessioni (non sempre approfondite, ma comunque interessanti) sulle tensioni tra uomo e Dio, sulla guerra tra angeli e demoni, su Superman figura messianica destinata al sacrificio. E non aggiungiamo altro, sempre per non rovinarvi la sorpresa.Che il trend positivo dei giustizieri mascherati continui, lo dimostra poi anche il successo di un supereroe tutto italiano, il Claudio Santamaria di Lo chiamavano Jeeg Robot, opera prima di Gabriele Mainetti candidata a ben 16 David di Donatello e a un possibile sequel. In un paio di multiplex milanesi avrebbe superato anche gli incassi del film di Snyder. Certo, la maschera di Santamaria, geneticamente modificato dopo l’immersione nel fiume inquinato, è fatta all’uncinetto eppure c’è già chi si è appropriato di quel costume un po’ casereccio, come il candidato del Pd al Campidoglio Roberto Giachetti. Ma se nei kolossal americani è la quotidianità, come dicevamo, ad avvicinarsi a quella raffigurata sul grande schermo, qui è il super-uomo a calarsi nella realtà di tutti i giorni, ultimo tra gli ultimi divenuto eroe per caso in una prodigiosa metamorfosi dove più che la radioattività poté la forza dell’amore.