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Esclusiva di Avvenire. Suor Cristina, l'intervista completa: «Io, Madonna e i miei veri obiettivi»

Gigio Rancilio lunedì 20 ottobre 2014
Preparatevi. Accendendo la radio, da oggi - lunedì 20 ottobre (O GUARDANDO IL VIDEO QUI SOTTO), potreste fare un salto scoprendo che suor Cristina, la vincitrice del talent show tv The Voice, ha deciso di cantare Like a Virgin di Madonna. Come se non bastasse, l’ha scelta come singolo – cioè come «biglietto da visita» – del suo album di debutto, Sister Cristina, che uscirà l'11 novembre in tutto il mondo e conterrà 10 brani rivisitati e reinterpretati: Try, Like a Virgin, Somewhere only we know, Blessed be your name, Fix you, no one, I surrender, True colors, Price tag e perto, Longe ou depois (Ordinary world) oltre a due canzoni inedite: Fallin' Free e L'amore vincerà. Ascoltando suor Cristina cantare Like a Virgin probabilmente vi chiederete: cosa le è venuto in mente? dove vuole arrivare? si rende conto che scatenerà un putiferio? Per non parlare delle ironie che spunteranno sul web su una suora che canta un brano simile, portato al successo da una popstar che ha spesso usato in maniera provocatoria anche simboli religiosi.
 
Di tutto questo suor Cristina parla in esclusiva con Avvenire.
La incontriamo nella sua «casa». Cioè nella comunità milanese delle Suore Orsoline della Sacra Famiglia. Tre suore in tutto, Cristina compresa. Gestiscono una scuola materna, un pensionato per una trentina di universitarie e collaborano con la vicina parrocchia. Lei fa di tutto: insegna catechismo, segue le ragazze, fa i turni in portineria e la domenica canta alla Messa.
 
 
 
Incontro suor Cristina in un salottino tutt’altro che sfarzoso. Anni luce lontani dai riflettori di The Voice.
 
Vado subito al sodo.
 
Cosa le è venuto in mente di cantare “Like a Virgin” di Madonna?
«L’ho scelta io. Senza nessuna volontà di provocare o di scandalizzare. Leggendo il testo, senza farsi influenzare dai precedenti, si scopre che è una canzone sulla capacità dell’amore di fare nuove le persone. Di riscattarle dal loro passato. Ed è così che io ho voluto interpretarla. Per questo l’abbiamo trasformata dal brano pop-dance che era, in una ballata romantica un po’ alla Amos Lee. Cioè a qualcosa di più simile a una preghiera laica che a un brano pop».
 
Messa così sembra che stia parlando del Cantico dei Cantici.
«Da un punto di vista poetico la canzone si rifà ad un’ampia tradizione di cui fanno parte tanti testi importanti. Comunque, sono pronta a qualsiasi critica perché a questo album abbiamo lavorato con serietà e onestà».
 
La popstar Madonna ha sentito il brano?
«No, ma mi piacerebbe vedere la sua faccia quando lo farà e le diranno che è una suora che canta».
 
Che effetto le fa sapere che in tutto il mondo, dall’Australia alle Filippine, dal Sudamerica a New York, centinaia di migliaia di persone presumibilmente compreranno il suo album?
«Ancora non ho realizzato la cosa. Perché non dipende da me tutto quello che è successo. Non ho ancora l’idea di quello che sta succedendo. Io mi sento minuscola davanti a tutto questo. Ho 26 anni, sono piccola. Ma so che ho una grande responsabilità. Che devo dare una testimonianza. E lo faccio volentieri. Perché sono entusiasta di avere incontrato Cristo e vorrei che chiunque lo incontrasse».
 
Si è mai pentita di avere partecipato al talent show tv “The Voice” che l’ha lanciata ma che ha anche stravolto la sua vita, facendola diventare una star?
«Qualche volta sì. Soprattutto quando, dopo averlo vinto, ho sentito addosso una curiosità quasi morbosa da parte dei media. Certi fotografi mi seguivano dappertutto. Ho fatto i salti mortali per andare a Messa senza essere scoperta».
 
Come è riuscita a sopportare la pressione di fan e media e le critiche che le sono piovute addosso?
«Dopo la vittoria di The Voice ho staccato la spina. Mi sono chiusa qui, nella comunità. Ho fatto silenzio. E pregato molto. Mi sono concentrata sul fatto che dovevo rinnovare i voti temporanei, cioè sulla cosa per me più importante: tutelare la mia vita spirituale».

 
Sopra, la copertina dell'album di debutto di Suor Cristina
 
Sarà che è la prima volta che accade, ma non è facile abituarsi all’idea di una suora che potrebbe diventare una popstar mondiale.
«Nemmeno per me è facile. La cosa che mi ha fatto e mi fa tenere i piedi per terra è l’appartenere a una comunità che mi aiuta e mi protegge. E sapere che sono uno strumento nella mani di Dio, non una popstar. Lo so che è difficile da credere, ma se potessi nascondermi, lo farei volentieri. Sono una ragazza insicura e piena di paure. Sul palco sembro sicurissima, ma dietro le quinte tremo come una foglia».
 
Ma allora perché invece di ritirarsi e fermare tutto questo ha deciso di debuttare in tutto il mondo, facendo scelte destinate inevitabilmente a fare un gran rumore?
«Perché ho avuto un grande dono: la mia voce. E non posso nasconderlo, devo farlo fruttare per un bene più grande. Per la comunità. E poi il mio lato insicuro mi aiuta — insieme alle consorelle — a stare sempre dieci passi indietro e a non montarmi la testa».
 
Ma come fa un dono a restare puro quando diventa inevitabilmente anche business, soldi e successo?
«Lo devi preservare ogni giorno. Per questo cerco di guardare a tutto questo col massimo del distacco. Per questo prego molto».
 
Un album che esce in tutto il mondo, però, significa anche guadagni importanti. Il suo ordine tra i voti prevede anche la povertà. Chi gestirà e con quali obiettivi i soldi che arriveranno?
«Per ora, dopo The Voice, non ne sono arrivati. Se e quando arriveranno, non avrò dubbi: li useremo per sovvenzionare i progetti benefici della congregazione. Per la nostra casa in Brasile, ma anche per un progetto nella mia Sicilia, dove non manca la povertà. Mi piacerebbe aiutare anche altre associazioni. In ogni caso, qualunque scelta, la farò insieme a tutta la congregazione».
 
Chissà se basterà tutto questo a far cambiare idea a chi le critica perché una suora non si dovrebbe esibire in tv.
«La miglior risposta per chi la pensa così non sono io, ma papa Francesco. La Chiesa, come ci dimostra lui, è viva. Deve uscire, incontrare le persone. E poi ognuno deve mettere al servizio della comunità i propri talenti. Anche a rischio di andare controcorrente».
 
Ha mai incontrato o sentito, magari al telefono, papa Francesco?
«No, ma non vedo l’ora di incontrarlo. Vorrei che mi desse la sua benedizione e una sorta di “mandato” ufficiale ad andare in tutto il mondo a cantare».
 
Lei insegna catechismo in parrocchia. Come fa agli occhi dei bambini a restare, mi passi il termine, una suora «vera» e non suor Cristina di “The Voice”?
«È difficile. E mi pesa il fatto che tanti mi vedano come “quella famosa”. Mi pesa ma so che, grazie alla mia presenza, in televisione sono passati anche dei concetti importanti. Come quando ho fatto recitare a tutti il Padre Nostro».
 
Il 2015 sarà l’anno anno dedicato alla vita consacrata. Si sente uno strumento importante per divulgarne la bellezza o la sua fama potrebbe diventare paradossalmente così ingombrante da trasformarsi in una sorta di inciampo?
«Io mi sento un umile strumento. Che spera di potere essere utile alla Chiesa in un anno così importante per la vita consacrata. Mi hanno già fatto una proposta per partecipare ad un evento in Vaticano. Se lo riterranno utile, sarò felice di dare il mio contributo».
 
 
Scusi se insisto. Ma chi gliel’ha fatto fare di incidere “Like a Virgin”? L’ha obbligata la casa discografica?
«No. Sono stata libera nelle scelte che ho fatto. Certo, come in tutte le collaborazioni, ci siamo venuti incontro. Ma su questo brano ho deciso io. E sono contenta sia di come suona sia del videoclip che abbiamo girato a Venezia (come fece la popstar Madonna per la sua Like a Virgin - ndr). Volevamo trasmettere serenità e poesia. Credo proprio che ci siamo riusciti».
 
Temo però che le prime reazioni alla sua “Like a Virgin” non saranno tutte improntate alla serenità. Le dico la verità: non la invidio. Ed è solo...
«Lo so quello che sta per dirmi: ed è solo l’inizio. Io però sono e resto serena».