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CURIOSITA'. Subbuteo, c’è un mito che ritorna. In punta di dito

Jacopo Dalla Palma domenica 29 marzo 2009
Un panno verde, due porte, una pallina più piccola di quelle da ping-pong e 22 omini in miniatura, alti poco più di 2 centimetri. Negli anni ’70­’80 lo conoscevano tutti il Subbuteo, il gioco da tavolo più famoso al mondo. Per ri­petere le gesta eroiche degli assi del pallone bastava usa­re la punta del dito e spin­gere i piccoli calciatori sul quel campo verde, incollato magari alla tavola di com­pensato per non farlo muo­vere o rovinare. Altro che Playstation, Wii, Facebook o Fantacalcio. In quegli anni per i maschietti era il regalo più desiderato a Natale. Il catalogo delle squadre era una sorta di bibbia colorata che tut­ti conoscevano e recita­vano a memoria come u­na poesia. La numero 48 corrispondeva all’Az 67 Alk­maar, la squadra olandese conosciuta da pochi e solo perché assomigliava al no­me di un dentifricio, o alle più quotate Cile e Spagna. Sfogliandolo imparavi che il Motherwell non era il nome di un tabacco ma di una squadra scozzese e il Den Haag quello di un team o­landese non di una marca di caffè. Subbuteo, una parola di­ventata leggenda grazie al­l’ornitologo inglese Peter A­dolph che, quando nel 1947 si vide rifiutare dall’Ufficio Brevetti il nome scelto (Hobby) per la sua invenzio­ne, non esitò un secondo a ricorrere al Falco Subbuteo. Nel 2000 però la Hasbro, so­cietà americana produttrice del gioco, sospese la produ­zione credendo che fosse un fenomeno ormai esaurito. I bambini adoranti di allora, ormai cresciuti, hanno con­tinuato però a diffondere il verbo giocando e creando gruppi su internet. Un mo­vimento che ha portato alla nascita della Fisct, la Fede­razione sport da tavolo che oggi organizza anche un ve­ro e proprio campionato di Serie A molto agguerrito do­ve la Reggiana al momento è campione d’inverno con 5 punti di vantaggio sul Pisa. Non solo. Dal 13 marzo scor­so ogni settimana in edico­la in allegato con due celebri settimanali si può acquista­re una squadra con la con­fezione originale. Roba da altri tempi. L’ala nostalgica invece imperversa con il movimento “Old Subbuteo” che può vantare numerosi club in Italia e all’estero, fra cui quello di Milano dove in via Zumbini, zona Barona, ogni lunedì ci si trova a gio­care grazie a Riccardo Torri, un mentore della disciplina: «Il vero boom - spiega - fu fra il 1977 e 1982, grazie ai Mon­diali di Argentina ’78. Ora la Fisct ha cambiato le regole facendolo diventare un ve­ro e proprio sport agonisti­co. Giocano con le porte di ferro, mentre noi abbiamo recuperato le vecchie porte di plastica e ogni nostro tor­neo è in realtà un meeting dove si possono scambiare squadre e sfidarsi con più goliardia, senza toni esaspe­rati. Noi permettiamo di lu­cidare le miniature per far scivolare meglio i giocatori ma non di appesantirli con i piombini per non farli ca­dere. Anni fa eravamo una ventina ma grazie alle nostre iniziative stiamo crescendo a vista d’occhio». Un successo incredibile che appassiona anche i bambi­ni delle nuove generazioni: «È vero - continua Torri - il Subbuteo ha sempre un grande potere evocativo e qualcosa di magico anche fra i più giovani, ma ricordo che gente famosa come Sven Goran Eriksson e Ma­rio Somma studia gli sche­mi proprio al Subbuteo. Buffon, Enrico Letta e Di Ca­nio sono grandi collezioni­sti. Io possiedo circa 180 squadre, fra cui un vecchio Milan con Buriani biondo e tutti gli accessori, dall’arbi­tro ai riflettori che illumina­no per davvero. Ho compra­to di recente il Brasile 1970, l’Italia 2006 e l’Argentina 1978, ma sono sempre alla ricerca di vecchie squadre perché questo fenomeno non tramonterà mai».