Agorà

L'inchiesta. Stadi vuoti, non è colpa della tv

Stefano Scacchi mercoledì 19 ottobre 2016
È finito il momento del refrain degli stadi vuoti per colpa della televisione. Per anni questo è stato il ragionamento usato per spiegare il motivo del progressivo svuotamento degli impianti italiani: troppe partite in diretta e quasi sempre in contemporanea su due pay tv non potevano che spingere i tifosi a restare a casa sul divano, anziché spingersi sulle gradinate. Ma ben presto questo teorema ha dovuto scontrarsi con un’altra dura realtà: anche i dati di ascolto delle partite in tv sono andati progressivamente calando. Impressionanti in particolare quelli relativi ai big-match tra Inter, Juventus e Milan. In quattro anni, dalla stagione 201112 all’annata 2015-16, tra andata e ritorno, Inter-Juventus ha perso 1.2 milioni di spettatori, Milan-Juventus 3.4 milioni e Inter-Milan 1.6 milioni. Significa che è un problema di appeal complessivo del prodotto calcio italiano nel suo complesso. Ecco che il ragionamento deve ribaltarsi: partire dagli stadi per tornare ad accrescere l’audience. È un passaggio sul quale stanno riflettendo tutti i protagonisti principali del nostro calcio: club, Lega Serie A e Figc. Gli stadi vuoti fanno male a chi è sulle tribune e vive con una sensazione un po’ sconsolata la partita dal vivo. Ma danneggiano anche gli appassionati a casa, in Italia e soprattutto all’estero che hanno la netta sensazione di trovarsi di fronte a uno spettacolo che non merita di essere visto. L’attenzione è indirizzata soprattutto a chi segue il nostro campionato in Estremo Oriente, l’Eldorado del pallone mondiale da dove arrivano acquirenti di società e investitori pubblicitari. È proprio a loro che guarda la Serie A per ammortizzare il possibile mancato incremento dei ricavi da diritti tv domestici per il triennio 2018-21. Difficilmente gli operatori nazionali andranno oltre ai 946 milioni pagati da Sky e Mediaset a giugno 2014 per acquistare i diritti 2015-18. Così le speranze sono riposte su un ulteriore incremento dei 185 milioni incassati due anni fa dai diritti esteri. Ma per farlo è essenziale tornare a riempire gli stadi. «Se un tifoso cinese accende sul derby di Roma con l’Olimpico semideserto e poi gira su una partita di Premier con il tutto esaurito, inevitabilmente penserà che l’evento da non perdere è il secondo», spiega Enrico Bendoni, esperto di diritti tv, ex dirigente di Juventus e Lazio, ed ex consulente della Roma. Da anni l’advisor Infront ha suggerito, per ovviare alla cronica mancanza di spettatori, di avviare politiche di biglietteria mirate a favorire lo spostamento del pubblico nei settori più vicini al campo, in modo che le inquadrature della partita non dovessero immortalare vuoti eccessivi. Da ultimo - rimedio per ovviare a una situazione che non accennava a cambiare - si è tentata la strada di riprese il più possibile ravvicinate dei posti gremiti, in modo da evitare un effetto televisivo eccessivamente desertico. «Ma questo è solo maquillage. Dobbiamo effettivamente tornare a riempire gli stadi», aggiunge Bendoni. Il programma è molto vasto e richiede interventi sugli impianti, modifiche regolamentari e nuove politiche televisive. Gli stadi vanno ristrutturati in modo radicale: «Ma non si tratta solo di costruirne di nuovi - osserva l’ad del Bologna, Claudio Fenucci - è importante anche migliorare l’accoglienza delle strutture esistenti con aree ospitalità più confortevoli, schermi nei bar anche dei settori meno esclusivi e servizi igienici dignitosi». E migliorando il livello di civiltà del nostro tifo cercando di spingere in secondo piano il fanatismo delle curve per dare maggiore visibilità ai settori dedicati alle scuole calcio e alle famiglie. Da questo punto di visto è emblematico quello che sta succedendo sugli spalti della San Siro nerazzurra. L’Inter ha creato una “family stand” dedicata a genitori e bambini favorendo la loro presenza con tariffe opportune. Ma il club di Corso Vittorio Emanuele deve anche fare i conti con una curva soggetta frequentemente alle multe del giudice sportivo e protagonista due giorni fa di una condotta incivile nei confronti di Mauro Icardi, criticata da tutto il resto dello stadio. Una dinamica molto importante delle nuove forme del tifo italiano che vuole affrancarsi dalla logica settaria degli ultrà. Ma la riappropriazione degli stadi pieni passa anche da un nuovo modo di trasmettere la Serie A in tv. È allo studio una rivoluzione dell’offerta televisiva: più finestre orarie come accade nella Liga, ma nessuna partita in diretta la domenica pomeriggio alle 15 come succede in Premier League. In questo modo tornerà ad aleggiare una componente di affascinante mistero intorno a queste gare visibili solo allo stadio come accadeva prima del 1993. Con il risultato di rendere più pregiati i diritti in chiaro utilizzati per 90° minuto. La proposta sarà valutata da club, Lega e advisor nelle prossime settimane. Lo scenario complessivo è in rapido mutamento: Premium sta uscendo dalla galassia Mediaset e Fininvest sta cedendo il Milan. I vincoli politico-economici diventano meno stretti. È il momento in cui tutto può cambiare davvero dopo anni di marcatura molto stretta e improduttiva tra le pay tv italiane.