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TELEVISIONE E POLEMICHE. Sotto accusa film, reality show e tg

Giacomo Gambassi giovedì 28 marzo 2013
​La televisione italiana dimentica i minori. Per editori e autori, il pubblico di riferimento è quello degli adulti. Lo dimostrano le 62 violazioni al Codice di autoregolamentazione che il Comitato Media e Minori ha accertato nel 2011, l’ultimo anno della sua attività. Cifra cresciuta di un terzo rispetto al 2009, a cui si aggiungono 15 richiami e 26 segnalazioni all’Agcom: una giungla mediatica che i grandi network hanno pagato anche se le multe inflitte dall’Authority per le garanzie nelle comunicazioni riguardano molti meno casi di quelli indicati dal Comitato. E dire che nel 2011 le regole su tv e ragazzi vietavano programmi inadatti durante la giornata e in prima serata, relegandoli nella fascia dalle 22.30 alle 7. Un argine che è all’origine delle violazioni e che può essere abbattuto se i televisori possiedono gli «accorgimenti tecnici» per bloccare la visione di film e rubriche nocive ai più piccoli. E oggi schermi digitali e decoder li hanno: è il "parental control". I filtri elettronici sono entrati nel decreto legislativo del giugno 2012 come alternativa alle fasce protette che restano nelle nuove disposizioni, ma rischiano di essere snaturate. La maggioranza delle violazioni è stata commessa da emittenti private: Mediaset 22, Sky 21. La Rai ne ha 15, La7 appena 1. Nessun genere televisivo è immune. Il Comitato ha riscontrato oltre la metà di inosservanze (34) nei film: 18 sanzioni hanno riguardato pellicole vietate ai minori di 14 anni trasmesse prima delle 22.30. E le ha mandate in onda Sky, accusa il Comitato. Poi ci sono i film nocivi come Cruel Intentions su La5 alle 21.15 o Cemento armato su RaiMovie alle 21.10. Frequenti le infrazioni della fascia protetta 16-19 che deve contenere palinsesti «idonei ai minori»: invece Iris, Cielo e RaiMovie hanno lanciato film con sequenze «aggressive e volgari». Da bollino rosso sono anche tg e approfondimenti giornalistici: il Comitato ha «bocciato» soprattutto servizi e dibattiti sui delitti con vittime minorenni: preoccupante lo stile usato nel trattare i casi di Sarah Scazzi, Yara Gambirasio ed Elisa Claps da Tg1 e Studio Aperto (sanzionati più volte); da censurare anche l’approccio di Chi l’ha visto? (Rai3) sull’omicidio Claps per le «immagini particolarmente impressionanti» o di Quarto grado (Rete4) per la «dettagliata galleria di casi criminosi». Anche l’intrattenimento chiude gli occhi sulle regole a tutela dei ragazzi. Il Comitato biasima la scelta di trattare crimini nella fascia protetta «spettacolarizzando la notizia» e «soffermandosi sugli aspetti più morbosi», come è accaduto nei contenitori pomeridiani delle principali reti. Violazioni sono state compiute da Pomeriggio Cinque e Domenica Cinque su Canale 5, e La vita in diretta (Rai1) dove si è giocato sull’«invasività e la ricerca di espressioni e filmati forti capaci di attirare l’attenzione dei telespettatori». Altre risoluzioni hanno riguardato Blob (Rai3) per l’«utilizzo del turpiloquio» e Plastik-Ultrabellezza (Italia 1) per l’«enfatizzazione della perfezione corporea». Non va meglio nei reality. Jersey Shore (Mtv) o Tamarreide (Italia 1) hanno presentato «modelli di vita contrari a uno sviluppo regolare dei più piccoli».