Agorà

Archeologia. Siria, anche l’arte cade in guerra

Luca Liverani mercoledì 12 febbraio 2014
Aree archeologiche, musei, moschee, chiese e monasteri nel mirino di militari, predoni e tombaroli. Il tesoro di un Paese come la Siria, crocevia tra Oriente e Occidente, rischia di scomparire tra bombardamenti, furti, saccheggi, scavi illegali. A pagare per l’orrore della guerra, infatti, non solo è la popolazione civile, ma anche il consistente patrimonio culturale fatto di 10 mila monumenti, siti, centri storici, opere d’arte. È dall’Italia che parte il grido di allarme per una mobilitazione globale, con una fitta agenda di iniziative: informare e sensibilizzare l’opinione pubblica, sostenere i programmi internazionali già avviati (per ora solo 2,5 milioni di euro dall’Ue all’Unesco) per il contrasto ai traffici e il pagamento di sorveglianti, collaborare ai progetti di restauro, far partire da Roma la mostra europea Siria, splendore e dramma. Con l’obiettivo ambizioso di inserire la tutela dell’arte nei negoziati di pace. Anima della campagna sono Francesco Rutelli, ex sindaco della Capitale ed ex ministro dei Beni culturali, e Paolo Matthiae, decano degli archeologi italiani operanti in Siria e scopritore di Ebla.Il Paese mediorientale, che è sede di sei siti definiti dall’Unesco patrimonio dell’umanità, ha con l’Italia legami antichi. Fu Apollodoro di Damasco, un esempio tra tutti, l’architetto del Foro di Traiano. «Il patrimonio culturale è la vittima dimenticata in Siria, mentre per l’Iraq la questione fu posta con forza», denuncia Rutelli, presidente onorario del berlinese Institute for cultural diplomacy e fondatore di Priorità cultura. «Questa situazione – aggiunge – trafigge un Paese segnato da plurimillenarie civiltà: la patria del primo alfabeto e di città-stato vive già nel terzo millennio avanti Cristo, centro dell’impero Omayyade, cuore dello scisma nell’Islam tra sciiti e sunniti, luogo di nascita di tre imperatori e di sette papi romani». Il giovane regista Matteo Barzini ha realizzato per l’occasione un video con musiche donate dal maestro Ennio Morricone: una raggelante carrellata di minareti che crollano, castelli cannoneggiati, carrarmati che scorrazzano tra colonnati. Un mini-documentario che sarà proiettato alla Casa del cinema di Roma all’anteprima nazionale di Monuments men, il film di George Clooney sulla storia vera degli uomini inviati dagli Usa per salvare l’arte dal saccheggio nazista. E la Campagna per la Siria cerca nuovi "monuments men" che si siano distinti nel salvataggio dei tesori siriani, ai quali assegnare il Cultural Heritage Rescue Prize. La campagna lanciata da Roma ha già l’adesione di eminenti autorità internazionali del settore, spiega Matthiae, a cominciare dalla Sorbona di Parigi e la Freie Universitet di Berlino. «Digitate Apamea looting, il saccheggio di Apamea, su Google – suggerisce Rutelli – e vedrete le foto aeree del sito, ieri e oggi». Una vera e propria groviera di scavi illegali e devastanti, che i tombaroli praticano con ruspe e scavatrici meccaniche.Le distruzioni del patrimonio siriano, sottolineano insomma i promotori, «non sono danni collaterali», perché un’ampia giurisprudenza internazionale impone la tutela dei tesori dell’arte e della storia. Paese apertissimo alle collaborazioni internazionali, la Siria nel 2010 ha visto la fuga di circa 70 missioni archeologiche internazionali.«Popolazione, beni culturali e paesaggio sono elementi della stessa catena – sottolinea Paolo Matthiae – e vanno salvati assieme. Proteggere le persone, ma abbandonare i monumenti distruggerebbe l’identità culturale di quel popolo e la stessa ripresa economica postbellica». Difficile, con i combattimenti in corso, un censimento dei danni e delle distruzioni. «La Direzione generale delle antichità e dei musei di Damasco ha lanciato un appello ai belligeranti a non arroccarsi in siti e monumenti, che farebbero la fine della nostra abbazia di Cassino. I musei di Damasco e Aleppo sono controllati, molti oggetti preziosi e documenti sono stati trasferiti al sicuro. Ma questo – ricorda Matthiae – non ha evitato la distruzione totale del minareto medievale della moschea Omayyade di Aleppo. Danni li ha subiti anche il Krak del Cavalieri, fortezza crociata di XII secolo, e Maalula, sito di due monasteri cristiani, dove ancora si parla aramaico, la lingua di Cristo; Apamea, una delle quattro grandi città dell’antichità con Antiochia, Alessandria e Roma, è massacrata da scavi clandestini così come Dura Europos sull’Eufrate, città di frontiera tra Impero romano e Parti». E la "sua" Ebla? «È sostanzialmente indenne. Per ora».