Agorà

Il caso. La disabilità che supera la barriera dello show

Massimo Iondini venerdì 5 marzo 2021

Antonella Ferrari, attrice, affetta da sclerosi multipla, sul palco dell'Ariston insieme ad Amadeus

Nella serata dei duetti canori, sul palco di Sanremo è andato in scena nella terza serata un altro diverso duetto, a distanza eppure in assonante vicinanza. Note oltre il pentagramma e oltre la grammatica di uno show televisivo. Come sempre il Festival si apre a tutto e così il pubblico ha potuto ascoltare la toccante storia dell’ex ballerina (arte che ha dovuto abbandonare) e poi attrice Antonella Ferrari, simbolo della lotta e della resistenza a una subdola e invalidante patologia come la sclerosi multipla, anche in veste di madrina dell’Aism oltre che con la sua viva testimonianza attoriale. La tv, Antonella, la conosce bene avendo recitato in diverse fiction e film, da Centrovetrine a Carabinieri, da La squadra a Un matrimonio di Pupi Avati. Così come conosce bene il palcoscenico, Ariston compreso.

Lo ha conosciuto anche Donato Grande, impossibilitato a camminare fin dalla nascita e da sempre costretto a spostarsi grazie a una carrozzina, diventata elettronica dall’età di sei anni. Il suo “tutor” sanremese è stato ieri sera il campione (anche di motociclismo, visto l'avventuroso arrivo a Sanremo grazie al passaggio in autostrada di un motociclista di passaggio che gli ha consentito di bypassare un chilometrico ingorgo) Zlatan Ibrahimovic, che finalmente ha potuto scendere idealmente anche sul suo più naturale terreno di gioco insieme all’ancora più Grande giovane campione di “powerchair football”.

Storie esemplari, di straordinaria sofferenza e coraggio. Raccontate in diretta con partecipazione e assoluta forza, ma anche con il sempre incombente rischio di una televisiva “esibizione” della sofferenza. Un confine assai labile, un terreno fragile, che necessità più che mai del miglior contesto possibile. E di ottimali sensibilità e professionalità. Cinque anni fa il Festival dette un grande esempio, invitando il maestro Ezio Bosso. Fu un momento di epocale svolta nel rapporto tra la disabilità e la sua dimensione pubblica.

L'attrice Antonella Ferrari, affetta da sclerosi multipla, sul palco dell'Ariston insieme ad Amadeus - Fotogramma

«La Rai ha una specifica competenza sociale e un preciso dovere in tal senso che rientra nella più ampia funzione del servizio pubblico – spiega la giornalista, produttrice e conduttrice televisiva e radiofonica Paola Severini Melograni, attualmente in onda su Rai 2 con il programma sulla disabilità O anche no –. L’approccio al trattamento in chiave divulgativa di tematiche e problematiche particolarmente sensibili richiede possibilmente specifiche competenze e professionalità. In questo senso il mio faro è una frase chiave di san Giovanni Bosco: il bene bisogna farlo bene».

Parlare di disabilità davanti a grandi platee televisive, anche in contesti come il Festival di Sanremo, non dovrebbe mai essere la eventuale classica foglia di fico, ma autentico sforzo e opportunità di assolvere a una funzione sociale grazie a una visione ad ampio raggio che risponde alla missione di servizio pubblico. Dieci mesi fa la risposta degli italiani è stata, in questo senso, eloquente in occasione della prematura scomparsa di Ezio Bosso, con l’unanime e nazionale moto di autentica condivisione di un dolore trasversale che era anche frutto della maturazione di una nuova e diversa coscienza individuale e collettiva.