Agorà

CHAMPIONS LEAGUE. Sette anni dopo l’Inter ritrova il tetto d’Europa

Giulio Peroni mercoledì 7 aprile 2010
Ora è lì, ad un passo dalla storia. Un percorso breve e maledettamente lungo. Ma l’Inter è arrivata sin qui con forze e meriti indiscussi: impossibile a questo punto non darle credito. E non pensare che l’ulteriore salto di qualità, promosso nella trasferta di Mosca, sia frutto dell’utopia, dell’entusiasmo del momento. Sulla strada che porta alla finale di Madrid la squadra di José Mourinho troverà il muro dei muri, l’ostacolo più alto che solo la follia può pensare di superare. Ma la follia è l’Inter: e non più la follia di un tempo. Qualcosa, anzi molto, è cambiato nel mondo nerazzurro che a suo modo presenta già un paio di record europei: è l’unica delle magnifiche otto, assieme al Bayern, ad essere in corsa in tutte le competizioni. Ed è anche l’unica ad aver vinto le ultime cinque gare di fila. I numeri strizzano l’occhio ai bei pensieri, che la serata di Mosca, vittoriosa e imponente non tanto nella qualità del calcio espresso ma nella gestione oculata e matura della gara, conferma e ingigantisce. L’Inter che accede alla semifinale in virtù dello 0-1 siglato già dopo 6 minuti con una punizione di Sneijder (con mezza papera del portiere Akinfee) è assai diversa da quella del 2003 che approdò al penultimo atto di Champions. Quella di allora, sconfitta dal Milan senza mai perdere, era la squadra di Hector Cuper, reduce dal famigerato 5 maggio 2002 (Lazio-Inter 4-2). Era un’Inter costruita sui nervi, complessata nella propria incompiutezza, sorretta dal solismo sterile di Vieri e ancora sotto choc per l’addio di Ronaldo. Una squadra nemmeno avvicinabile a quella odierna. L’Inter di oggi è meno operaia, altamente competitiva in ogni reparto, senza stelle (troppo) luccicanti e modellata sotto un cielo sereno. Il gruppo di Mou sa essere genio e regolatezza, ecco perché è attiva su tutti i fronti e ispira fiducia in prospettiva.I nerazzurri tornano da Mosca con un successo netto e immune da fronzoli, agevolato dalla superiorità numerica per oltre 40 minuti (espulso Odiah per somma di ammonizioni). Una vittoria prodotta ad inizio del match con la punizione di Sneijder, consolidata nei minuti successivi attraverso una gara attenta, non esaltante (non ce n’era bisogno), mai messa in discussione anche quando i russi hanno abbozzato qualcosa di pericoloso. Più spinti dall’orgoglio che dalla reale necessità di ribaltare un risultato impossibile. Sul versante del Cska si contano tanti tiri dalla distanza (soprattutto di Mark Gonzalez) e poco altro. Invece i Mourinho-boys hanno ripetutamente sfiorato la seconda marcatura. Diego Milito ha due volte fallito occasioni non impossibili intorno al 25’ della ripresa, Eto’o l’ha seguito a ruota all’88’. L’attacco produce tanto ma concretizza poco. L’Inter dilagante che non dilaga è una non-notizia, un difetto già manifestato a più riprese (Roma docet) sul quale il tecnico portoghese dovrà lavorare in proiezione futura. Comunque la formula dei due trequartisti (Pandev- Sneijder) dietro a Milito-Eto’o (o Balotelli) funziona, ed è pure funzionale in fase di ripiego. La squadra ha imparato a stare corta, si muove a fisarmonica, concede spazi se li vuole concedere. Ma induce gli avversari più a difendere che ad offendere. Le prove generali si erano ampiamente viste a Londra, con il Chelsea costretto a snaturalizzarsi per arginare il gioioso caos nerazzurro.Alla mezz’ora del secondo tempo Mourinho ha schierato Mario Balotelli (discreta la sua prova) al posto di Milito, seguito da Chivu e Muntari. L’unico ammonito della serata è Stankovic: non era tra i diffidati, ciò significa che in semifinale i nerazzurri potranno presentare la rosa completa. Un’altra buona notizia, aspettando di varcare la soglia dei sogni. E il 20 aprile c’è il Barcellona di un Messi stellare.