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Inchiesta. Serie A: i modelli da copiare sono Spagna e Inghilterra

Stefano Scacchi martedì 29 maggio 2018

Se la Spagna domina nelle coppe europee è colpa della Premier League. Può sembrare un paradosso, ma il rullo compressore delle big della Liga tra Champions ed Europa League nasce anche per un’obbligata difesa della visibilità del calcio spagnolo in giro per il mondo. E’ uno dei riflessi della battaglia economica che i grandi campionati del vecchio continente devono combattere a livello globale per difendere posizioni commerciali e televisive. I dati sono sempre più evidenti: 9 delle ultime 10 edizioni delle due coppe europee sono state vinte da squadre spagnole. Unica eccezione l’Europa League conquistata dal Manchester United un anno fa. Per il resto è dominio dei club della Liga. In Champions quattro successi del Real Madrid e uno del Barcellona. Nell’ex Coppa Uefa tre vittorie del Siviglia e una dell’Atletico Madrid. Senza dimenticare due derby spagnoli in finale di Champions: Real-Atletico nel 2014 e 2016.

Questo dominio totale è la proiezione di valori tecnici indiscutibili: difficile dubitare della superiorità calcistica del Real. Zidane allena una rosa di fuoriclasse. Al di là dell’attacco stellare, il centrocampo è formidabile e la difesa è assolutamente affidabile. Per citare un nome: Marcelo ormai ha raggiunto livelli stratosferici sulla fascia sinistra. Ma questo filotto nell’albo d’oro delle competizioni Uefa è anche figlio della necessità di tenere alta la visibilità a livello mondiale. Ci sono alcuni numeri che possono sintetizzare questo discorso: 1.6 miliardi di euro è il valore dei diritti tv esteri della Premier, 636 milioni quello della Liga. Questo miliardo di euro di differenza la dice lunga. E il gap diventa ancora più ampio prendendo in considerazione il volume d’affari complessivo. Secondo uno studio del 2016 del sito specializzato Howmuch.net, analizzando tutti gli sport, la Premier League è il terzo torneo nazionale al mondo per ricavi: 5.3 milioni di dollari. La Liga segue al 6° posto con 2.2 milioni di dollari. Il campionato inglese sta diventando la prima scelta in quasi tutti i continenti. Spopola in Asia. Surclassa la concorrenza in Africa. E se la gioca con la Liga in Nord America. Il campionato spagnolo tiene, per evidenti ragioni di lingua, in Sud America.

È per questo motivo che, in modo lungimirante, la spagnole non mollano un colpo nemmeno in Europa League. È come se le coppe europee fossero diventare un’obbligata proiezione di visibilità internazionale per le corazzate iberiche. Le big inglesi non hanno questo problema perché la Premier macina soldi in ogni angolo del pianeta. Così Manchester United e City, Arsenal, Liverpool, Chelsea e Tottenhanm possono tranquillamente migliorare i loro affari commerciali gra- zie al dilagare mondiale del fascino del campionato nazionale. Non è un caso se le grande inglesi non sono interessate alla creazione di una Superlega europea. Il motivo è semplice: la Premier ha un volume d’affari quasi superiore a quello della Champions. Quindi ai club d’Oltremanica conviene economicamente difendere questo sistema senza superarlo. Real e Barcellona invece, insieme a Bayern e Juventus, guidano il fronte di chi ciclicamente prova a lavorare all’idea di un campionato europeo con le grandi di ogni nazione.

Una fuga in avanti che, per il momento, sembra congelata dalla decisione presa dall’Uefa di garantire quattro posti sicuri alla fase finale di Champions alle prime quattro nazioni del ranking europeo per club. In questa esigenza di predominio continentale, per garantire la sopravvivenza globale della Liga, si innesta la dittatura del Real. La “casa blanca” ha eguagliato il tris continentale del Bayern Monaco negli anni ’70, ultimo trittico consecutivo in Coppa Campioni. L’Italia in questo duello intercontinentale resta a guardare, Juventus e Roma a parte: i bianconeri sono l’unico club che è riuscito a guadagnare spazio in Champions. E i giallorossi sono stati sorprendenti nella loro cavalcata arrivata in semifinale. Le milanesi sono ferme alla Champions dell’Inter nel 2010 (ultima del Milan nel 2007). Quasi nessun segno di vita in Europa League. Ed è qui la maggior colpa del nostro calcio a livello di club: aver rinunciato per anni a battagliare nell’ex Coppa Uefa finendo per smarrire la forza più grande, la classe media. E dire che proprio dalla Spagna qualcuno aveva intenzione di puntare sul rilancio della nostra media borghesia calcistica: Mediapro riteneva (o ritiene se avrà ancora margini di manovra nella giungla dei diritti tv) che la Serie A meritasse un investimento da 1.05 miliardi a stagione proprio perché ha diversi club con una storia conosciuta in tutto il mondo, non solo Real e Barcellona come succede in Spagna. E prima o poi smetteranno anche Cristiano Ronaldo e Messi (o cambieranno aria nel caso del portoghese). Per questo la Serie A, nel mediolungo periodo, potrebbe superare la Liga. Un motivo in più per recuperare terreno in Europa: quel 9 su 10 nell’albo d’oro di Champions ed Europa League deve provocare una reazione.