Agorà

Luoghi dell'Infinito. Se la maschera libera il sorriso

Emilio Isgrò domenica 31 gennaio 2021

Michele Ranzani, dal ciclo "Vite mascherate", 2021

Anticipiamo l’editoriale dell’artista e scrittore Emilio Isgrò, che sarà pubblicato su Luoghi dell’Infinito di febbraio, in edicola da martedì prossimo.

La sorridente società globale ha subìto dal Covid 19 uno dei colpi più duri proprio sui denti, sbiancati per i fotografi e gli operatori televisivi. Perché ora non può più sorridere; o può sorridere soltanto con gli occhi. Sia chiaro che il sorriso di uno sguardo è quello più atteso: della madre verso il figlio, del fratello verso il fratello, dell’innamorato verso l’innamorata. Solo che il sorriso della società globale non era questo, ma piuttosto quello più utile agli affari, non meno che allo sfiancamento del pianeta e di chi ci sta sopra. Le mascherine, in altri termini, hanno cancellato per sempre il sorriso coatto dalle labbra del mondo globalizzato. E sta qui il vero pericolo per la sua tenuta: che il potere del sorriso, una volta trasferito direttamente agli sguardi, agli occhi degli uomini e delle donne – occhi considerati lo “specchio dell’anima” dalle tradizioni del popolo oltre che dalle convenzioni della diplomazia – sfugga definitivamente al controllo di una società virtuale (e per ciò stesso fittizia) che finora l’ha governato come un bene primario. Più o meno come il petrolio.

Ci sono tuttavia mille modi per sorridere – il sorriso degli angeli non è quello di Dracula – e questi sorrisi si intrecciano inevitabilmente tra loro. Prendiamo, per fare l’esempio più classico, il sorriso della Gioconda al Louvre. Il suo sguardo si intreccia con quello degli spettatori che le passano davanti, e anzi pare seguirli con benevolo, arioso distacco. Ognuno di noi, insomma, si sente osservato da lei per una grazia speciale. Senonché la magnifica Monna Lisa, in realtà, rivolse gli occhi, a suo tempo, unicamente a Leonardo chiamato a ritrarla. E Leonardo rivolse il suo sguardo su di lei per trarne un mistero. Noi potremmo pensare, con un po’ di sofferenza, di essere solo degli spettatori passivi chiamati a convalidare col nostro sguardo l’inesplicabile seduzione di quel sorriso. Mentre è vero esattamente il contrario: che senza il nostro stupore declinerebbe la bellezza del quadro e del sorriso che lo sostiene. Questo naturalmente in condizioni normali, ammesso che quella dei nostri giorni sia una condizione normale.

Dobbiamo chiederci, con un minimo di apprensione, se quello sguardo ci seguirebbe anche se noi costringessimo per sacrosante ragioni sanitarie perfino l’enigmatica signora a coprirsi la faccia con la mascherina chirurgica. Non possiamo essere certi, infatti, che quel celestrino non comprometta l’equilibrio dei colori amalgamati da Leonardo per la sua mirabile opera. Né tanto meno possiamo essere certi che quel sorriso resisterebbe al nostro sguardo senza che Monna Lisa sia costretta ad abbassare gli occhi per la vergogna. D’altra parte, per sciogliere il dubbio, basterà isolare quegli occhi ritagliandoli in una striscia (come si fa sulle scatole di cioccolatini) per accorgersi che quegli occhi reggono ancora la prova di due sguardi incrociati – il suo e il nostro –, con l’invadente occhio del pittore che conduce magistralmente il suo gioco.

Non c’è dubbio che l’emozione del cuore resiste anche alla mascherina, come ha rivelato l’infermiera Claudia Alivernini dello Spallanzani, la prima vaccinata d’Italia. Nelle prime riprese televisive apparve con un caldo sorriso filtrante sopra la mascherina. Poi, nelle riprese successive, non si sa bene per quale ragione, riapparve con uno sguardo incupito. Quel che ha spento gli sguardi sorridenti negli ultimi anni è stata la pretesa delle classi dirigenti planetarie (e degli immancabili filosofi al seguito) di dividere l’umanità in vincenti e perdenti, come se la cosiddetta “vocazione” esistesse solo per i poeti e non anche per chi accetta di insegnare con entusiasmo alle medie accontentandosi di un misero stipendio; o come se un idraulico si vergognasse solo perché, diversamente da quel che accade per la letteratura, non potrà mai vincere il Nobel, visto che esso non è previsto per l’idraulica, una disciplina senza la quale moriremmo tutti di sete persino nel fortunato Occidente. Alla luce di queste distinzioni anche il Poverello d’Assisi diventerebbe un poveraccio, e per ciò stesso un perdente, dimenticando gli sguardi di perfetta letizia affioranti dagli affreschi di Giotto. Altro che sorridere. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse tanta morte in giro.