Agorà

Serie A. Calcio al via, uno scudetto per sette sorelle

Andrea Saronni sabato 22 agosto 2015
​Già cercare di leggere il futuro di una scienza imprevedibile come il calcio è esercizio di funambolismo: se poi si affronta la prova con le bancarelle del mercato ancora saldamente presenti sulla strada che porta al campionato, la speranza di vedere tutto e chiaro traballa come una bici su un terreno sconnesso. Oggi, signore e signori, è ancora una volta campionato, tra nove giorni finisce l’estenuante campagna acquisti e cessioni estate 2015. In mezzo, 180 minuti che forniranno, comunque, le prime prove di valore o colpevolezza dopo gli indizi del precampionato. Aldo Serena, principe dei bomber, prima, e del commento televisivo, poi, è l’investigatore perfetto che può stilare il rapporto a oggi più aderente alla realtà: tra una telecronaca e un’altra di un luglio-agosto ormai ipercalendarizzato, ha visto all’opera pressoché tutte le “sette sorelle” che si presume occuperanno i piani alti del palazzo Serie A. Anche se forse è meglio parlare di una regina e di sue cugine più o meno di primo grado. «Non v’è dubbio che la squadra favorita, più attrezzata, sia rimasta la Juventus – comincia Serena – che ha fatto una grande scelta di campo guardando già avanti nel progetto prendendo tanti giocatori giovani e forti al posto dei pezzi storici andati via. È possibile che paghi un prezzo di un simile ricambio, ma attenzione a dire ora che ci sia una perdita di personalità. Penso a un giocatore come Dybala, che è ancora verde, ma che ha già grande carattere oltre che mezzi tecnici notevolissimi, si è già visto in Supercoppa. Mandzukic è un elemento forte, non ci voleva l’incidente di Khedira, ma è un evento che può aprire spazio a Pereyra, già utilissimo tredicesimo uomo l’anno scorso. Adesso può dimostrare di essere un titolare vero a metà campo, ma soprattutto in un ruolo più avanzato, da trequartista». Dove può nascondersi, dunque, l’insidia verso il quinto titolo di fila? «I pericoli possono al massimo derivare appunto dalla messa a punto e dalla continuità del nuovo assetto. Non credo, invece, a un appagamento da parte del rimanente gruppo storico o all’assillo Champions. La società è serissima, attenta a queste cose, Allegri è in piena sintonia con essa. Non penso possano verificarsi problemi di questo tipo». La diligenza Juve, allora, continua a correre, lanciata anche dal primo alloro afferrato grazie alla Supercoppa. Chi può almeno accarezzare almeno l’idea di darle l’assalto? La soffiata dell’“ispettore” Serena è sorprendente, almeno per chi si è preso le ferie dal calcio d’estate. «Seguo con grande attenzione e curiosità il Napoli e la Fiorentina, due squadre che hanno in comune la partenza di un nuovo progetto tecnico estremamente intrigante. A Napoli c’è la combinazione tra un tecnico come Sarri, le sue idee di gioco, e un gruppo di calciatori a cui si sono uniti elementi forti specie a centrocampo, penso a Valdifiori, ad Allan. Molto girerà intorno a Higuain, è un carattere particolare, Sarri dovrà sfoderare con lui le sue capacità anche in qualità di psicologo. Se l’argentino sta bene ed è convinto, gli azzurri possono andare lontano. Anche i viola sembrano finiti in buone mani, quelle di Paulo Sousa. Non è facile azzerare un lavoro come quello fatto da Montella e ripartire, ma già durante questa estate si sono subito visti risultati e soprattutto personalità, volontà di esprimere il proprio gioco». Candidature, quelle di Napoli e Fiorentina, che piovono a dispetto di un passato prossimo che ha visto la Roma come unica, costante - e distante - oppositrice del regime bianconero: «C’è Dzeko davanti, ma anche tanta altra qualità e giocatori nuovi e forti come Salah, Yago Falque – considera Serena –. Dzeko è un innesto importantissimo anche perché cambia il ruolo di Totti. Lo sa anche lui che non può più garantire un apporto continuo, in compenso può sempre dare un contributo notevole quando chiamato in causa. La perplessità maggiore sulla Roma l’ho su Rudi Garcia, perché dopo le polemiche dell’anno scorso l’idillio mi sembra interrotto, specie con la società. E poi c’è la Champions, i cui esiti possono influenzare e parecchio la tenuta psicofisica della squadra». E poi ci sono loro, le grandi addormentate, Inter, Milan e la Milano che non è più vicino all’Europa con buona pace di Lucio Dalla. E chi, tra le due malate eccellenti ha più possibilità di guarire, di ritrovarla, quell’Europa? Il doppio ex Aldo non scioglie la prognosi: «L’Inter per individualità è molto forte, il tasso tecnico è alto, se uno legge i nomi è sicuramente una squadra da Champions. Ma ora serve velocemente una sintesi tattica. Credo che Mancini voglia provare con il 4-3-3, per questo sta aspettando un giocatore come Perisic: ma nel precampionato non ha trovato la quadratura, parte con molti dubbi. Mancini ha chiesto molto, la società ha dato, ora è tutto nelle sue mani. Il Milan ha preso Bacca, un vero uomo gol, capace di andare in porta o aprire la via ai compagni. Luiz Adriano, invece, è da verificare anche se l’intesa con Bacca sta migliorando. Ho visto uno spirito di gruppo presente in avvio della scorsa stagione con Inzaghi, poi incapace di dare un gioco degno della tradizione del Milan. Mi sembra una squadra che presenta ancora qualche lacuna, specie a centrocampo: buoni giocatori, ma poco fisici, con poca tenuta. Servirebbero più muscoli, più fondo». Manca un’ultima sorella, la Lazio, reduce da un’estate low profile in campo e sul mercato: ma Serena ha un’altra idea su un nuovo commensale al tavolo che conta: «Mi intriga molto il Torino: grande allenatore, gioco collaudato, ottimi innesti con un centrocampo ringiovanito e più tecnico che in passato. Se il nuovo bomber Belotti si adatta agli schemi di Ventura, il Toro può inserirsi nella lotta per l’Europa». È almeno un’idea di novità in un campionato che giunge senza vento, tantomeno di ribaltone. Si chiedono almeno un po’ di pathos, un’idea di emozione e di incertezza: senza, il giochino più amato del weekend italiano, sa di poco. Forza Serie A, c’è bisogno di te.