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SOCIETA' E CULTURA. Se lo scrittore riparte dai «bisogni»

Alessandro Zaccuri mercoledì 19 dicembre 2012
​E poi non si dica che l’Italia non guarda al Mediterraneo. Se si chiede allo scrittore Gabriele Frasca, presidente della Fondazione Premio Napoli, di indicare una figura di riferimento nell’ambito del dialogo fra cultura e società, la risposta arriva in un lampo: «Ismail Serageldin, l’economista egiziano che, dopo aver a lungo lavorato presso il Fondo monetario internazionale, ha scelto di dirigere la Biblioteca di Alessandria. ll suo percorso è la dimostrazione di come, in questo momento di crisi, la realtà possa essere pensata e raccontata solo in una prospettiva di interdisciplinarietà seria e innovativa». In questa prospettiva è nato a Napoli, nei mesi scorsi, il progetto di un Forum dei Bisogni (www.premionapoli.it/forum-dei-bisogni-2), che domani, giovedì 20 dicembre, a partire dalle 18, celebrerà presso la chiesa dei Santi Marcellino e Cosmo il momento conclusivo del suo primo ciclo di incontri, tutti dedicati al tema del «mangiare». Dalla fine di gennaio in poi sarà la volta dell’«abitare», poi il gran finale con il «bere». Necessità elementari, che per l’occasione diventano lo spunto di un dialogo serrato fra intellettuali e operatori del sociale, senza dimenticare le arti della performance: giovedì, per esempio, sarà la volta dell’attore e drammaturgo Enzo Moscato, che con il suo Spiritilli getterà un ponte ideale fra l’universo del cibo e quello della casa.No, non è il solito festival, sia pure di qualità. «Lo dico senza alcun intento polemico – spiega Frasca –, ma l’idea dell’iniziativa è sorta nel momento in cui si è iniziato a parlare del Forum universale delle culture, che si svolgerà il prossimo anno qui a Napoli. Insieme con il filosofo Carmelo Colangelo e con l’italianista Giancarlo Alfano, abbiamo cercato di immaginare un momento di riflessione che mettesse a tema quella che, in tutto il Paese, è oggi avvertita come la vera emergenza. Veniamo da anni in cui l’Italia, come gran parte dell’Europa, ha dato di sé un’immagine tanto falsa quanto magniloquente, una proiezione immaginaria dalla quale restavano esclusi quei fenomeni di immiserimento che, al contrario, sono ben presenti a quanti lavorano a contatto con i bisogni autentici. Quelli, appunto, che abbiamo scelto di indagare nei nostri incontri».L’esperimento del Forum si inserisce in un quadro internazionale in piena evoluzione, anche dal punto di vista della ricerca. «Al Collège de France – ricorda Frasca – è attiva da qualche anno una cattedra di "Saperi contro la povertà". In un certo senso, è una chiamata d’appello a tutto il mondo della cultura, che troppo spesso, specie in Italia, si accontenta di sporadiche passeggiate nella realtà, continuando nel frattempo a cullare l’illusione di rappresentare un'élite che si vorrebbe privilegiata anche sul piano sociale. L’impressione è che i nostri intellettuali si ritrovino ogni tanto in festicciole dove purtroppo il buffet è sempre più scarso. Sono persuasi di stare in dieta, ma la verità è che la fame dei poveri riguarda anche loro, e molto da vicino». La sensazione, in ogni caso, è che la crisi non sia solo economica, né tanto meno finanziaria. Anche qui Frasca argomenta con un paradosso: «Credo che vada rivalutata la domanda che, a quanto pare, la regina Elisabetta rivolse ai suoi esperti economici quando i guai di Wall Street travolsero anche la City. “Come mai, chiese, non avevate previsto niente di tutto questo?”. D’accordo, può sembrare una posizione ingenua, specie da parte di una testa coronata, ma è lo stesso dubbio che ognuno di noi ha formulato in cuor suo. Ma come, il sistema non era a prova di errore? Non era tutto sotto controllo? Quello che sta accadendo in questo momento ci obbliga a tentare strade nuove. Magari dando un po’ meno ascolto ai giocolieri della finanza e affidandoci di più a chi da anni segue l’evolversi di questi fenomeni nel tessuto vivo della società». Nelle prossime settimane, infatti, Fondazione e Forum daranno il via a una serie di Osservatori che focalizzeranno la loro attenzione su questioni cruciali quali il disagio mentale e la condizione femminile. «Ma l’obiettivo ultimo – rilancia Frasca – è di creare un coordinamento permanente fra le tante associazioni che operano concretamente, ma troppo spesso ignorandosi a vicenda». Di tutti i bisogni, forse, questo di solidarietà e collaborazione è uno dei più impellenti.