Agorà

Il convertito flew replica a dawkins. Scienza «atea»? No, grazie

Anthony Flew domenica 8 febbraio 2009
L’illusione di Dio dello scrittore ateo Richard Dawkins è al primo posto delle classifiche avendo raggiunto il record di oltre un milione di copie vendute. Ma è ancora più rimarchevole rispetto a tale conquista economica il fatto che i contenuti - o piuttosto, la mancanza di contenuti - di questo libro mostrino come Dawkins stesso sia diventato quello che lui e i suoi seguaci "laici" credono sia praticamente impossibile: diventare un laico bigotto. (La mia copia dell’Oxford Dictionary definisce un bigotto «colui che aderisce in maniera ostinata ed intollerante ad un certo punto di vista»). L’errore di Dawkins come docente universitario (lo era ancora durante il periodo in cui ha composto quel libro sebbene abbia poi annunciato l’intenzione di ritirarsi) è stato il suo scandaloso e apparentante deliberato rifiuto di presentare la dottrina che pare abbia rifiutato nel modo più deciso. Troviamo nell’indice del suo libro cinque riferimenti ad Einstein. Riguardano la maschera di Einstein e la posizione di Einstein sulla moralità; su un Dio personale; sullo scopo della vita (sulla situazione umana e su come l’uomo si comporti per amore di un altro uomo e soprattutto per coloro dal cui benessere dipende la nostra stessa felicità); e, infine, la visione religiosa di Einstein. Ma (trovo difficile scrivere con ritegno riguardo questo rifiuto oscurantista di Dawkins) non cita il riferimento più importante riguardo Einstein: ovvero, che la complessità integrata del mondo della fisica lo ha condotto a credere che ci deve essere un’Intelligenza Divina dietro ad essa. (Io stesso penso che sia ovvio il fatto che se questo argomento è applicabile al mondo della fisica, allora debba essere enormemente più potente se applicato al mondo della biologia, incommensurabilmente molto più complicato). Di certo molti fisici di altissima reputazione non concordano con Einstein su questo argomento. Ma un attacco accademico contro una certa posizione ideologica che si presume errata deve di certo criticare tale posizione nella sua forma più compiuta. Questo è ciò che Dawkins non fa nel caso di Einstein; il suo errore è l’indizio decisivo della insincerità del suo intento accademico e perciò mi mette sull’attenti riguardo al suo essere diventato un laico bigotto, cosa che lui probabilmente considerava impossibile. A pagina 372 de L’illusione di Dio vi è una nota significativa. Vi si legge: «Forse stiamo assistendo a qualcosa di analogo oggi, nel caso dello strombazzatissimo voltafaccia del filosofo Antony Flew, che da vecchio ha annunciato di essersi convertito alla fede in una qualche divinità (il tam tam su internet è stato notevole quando si è saputa la notizia)». Quello che è importante riguardo a questo passo non è quello che Dawkins sta dicendo di Flew ma quello che qui sta mostrando di Dawkins. Perché se ha avuto un qualche interesse nella verità della questione di cui si stava occupando così tanto, avrebbe sicuramente dovuto scrivermi una richiesta di chiarimento. (Dopo un resoconto della mia conversione al Deismo, ricevetti un torrente di domande, pubblicate sul bollettino del Royal Institute of Philosophy; cercai di rispondere a ciascuna lettera). Tutto questo affare mostra molto chiaramente che Dawkins non è interessato alla verità in quanto tale ma ha anzitutto come primo interesse screditare il proprio avversario ideologico con qualsiasi strumento. Ciò costituirebbe una ragione sufficiente per sospettare che l’intera faccenda di L’illusione di Dio non era, come invece pretendeva di essere, un tentativo di scoprire e diffondere la conoscenza dell’esistenza o non esistenza di Dio, quanto piuttosto un tentativo - di estremo successo - di diffondere le convinzioni personali dell’autore. Un punto meno importante che va sottolineato è che sebbene l’indice di L’illusione di Dio" annoti sei riferimenti al Deismo, non propone nessuna definizione della parola "Deismo". Questo mette Dawkins nelle condizioni di suggerire l’idea che i Deisti sono un misto di credenti in questo e quello. La verità, che Dawkins ha cercato di apprendere prima che questo libro andasse in stampa, è che i Deisti credono nell’esistenza di un Dio ma non nel Dio di una qualche rivelazione. Infatti, la prima comparsa pubblica di rilievo della nozione di Deismo fu nella Rivoluzione americana. Il giovane che vergò la Dichiarazione di Indipendenza e che più tardi sarebbe diventato il presidente Jefferson era un Deista, come lo erano diversi altri padri fondatori di quell’importante istituzione che oggi continua a vivere, gli Stati Uniti. In questa nota mostruosa di ciò che sono propenso a descrivere come un "libro-mostro" - L’illusione di Dio - Dawkins mi rimprovera per quella che definisce una «vergognosa decisione» di accettare, nel 2006, il Philip E. Johnson Award for Liberty and Truth. L’istituto che promuove questo libro è il Biola (The Bible Institute of Los Angeles). Dawkins non dice chiaramente che la sua obiezione alla mia decisione consiste nel fatto che il Biola è specificatamene un’istituzione cristiana. Dà per scontato (ma si rifiuta dall’affermarlo apertamente) che ciò è incompatibile con la produzione di lavori accademici di alta qualità in qualsivoglia dipartimento, una tesi, questa, che non sarebbe accettata nella mia università, e nemmeno a Oxford o a Harvard.(traduzione di Lorenzo Fazzini)