Agorà

Le pagelle. Sanremo, promossi e bocciati

Angela Calvini venerdì 10 febbraio 2017

Queste le pagelle dei 22 Campioni in gara al 67° Festival di Sanremo. Due sono stati eliminati ieri sera. I venti campioni rimasti in gara si esibiscono votati con sistema misto, televoto (40%), giuria di esperti (30%), giuria demoscopica (30%). Quattro vengono eliminati e sedici vanno in finale domani sera. Stasera c’è la finale delle nuove proposte: i quattro finalisti si sfidano in confronti diretti, votati dal pubblico attraverso il televoto (40%), dagli esperti (30%), e dalla demoscopica (30%). Il più votato è decretato vincitore della sezione Nuove proposte 2017.

Al Bano 6½

Di rose e di spine
Una romanza ampia che sta fra Puccini e Mascagni, dove a trionfare sono il “ti amo” e l’ugola seppur provata di Al Bano Carrisi reduce da qualche guaio di salute. Che dimostra comunque coraggio leonino ad affrontare a 73 anni per la quindicesima volta ancora una volta l’Ariston. Chapeau.

Raige e Giulia Luzi

Togliamoci la voglia
Questo è invece un duetto che funziona. Attacca con una chitarra blues e invita a cogliere l’attimo, che l’amore magari poi arriva davvero. La grinta del rapper e la voce soul della ragazza vanno a nozze. Sound internazionale.

Elodie 6½

Tutta colpa mia
Potrebbe insidiare la Mannoia sul podio questa “figlia” di Maria De Filippi con un brano d’amore piuttosto tradizionale studiato a tavolino dall’altra ex “Amici” Emma. Grande presenza scenica e vocale, è la canzone che fa abbassare il voto la media. Molto ma molto sanremese.

Fiorella Mannoia 8½

Che sia benedetta
Magistrale interpretazione di un commovente e solare inno alla vita (scritto tra gli altri da Amara). Preghiera laica o sacra a seconda dei punti di vista: «E se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona / che sia fatta adesso la sua volontà». Leonessa.

Nesli & Alice Paba 4

Do retta a te
Occasione sprecata per un duetto giovane che non ingrana per impasto vocale. Messo da parte il rap, Nesli trascina la vincitrice di “The Voice of Italy” sui binari della tradizione e del sentimentalismo. L’unico caso in cui consigliamo una separazione. Stonati.

Gigi D’Alessio 6½

La prima stella
Una canzone per la mamma che non c’è più da tanti anni. Gigi rivolge gli occhi al cielo e a Dio e commuove davvero quando è sincero. Abbassano la media alcuni passaggi un po’ furbi sui migranti e le maternità surrogate piazzati lì ad arte. Strappacore.

Sergio Sylvestre 6

Con te
Nonostante il testo di Giorgia, il vocione soul del vincitore di “Amici” 2016 meritava qualcosa di più originale di un brano ricalcato sugli standard della cantante. Ugola potente e tanta tanta simpatia per il gigante. Che si rifarà. Amore disperato e niente più.

Paola Turci 7½

Fatti bella per te
La cantautrice convince con deciso giro di chitarra rock invitando le donne a non abbattersi, a preoccuparsi di sé a farsi del bene con un testo deciso e postfemminista. E lei sul palco dell’Ariston, grintosa e solare, è più bella che mai. Viva l’autostima.

Michele Zarrillo 7

Mani nelle mani
Sempre in linea col proprio stile, coadiuvato da Giampiero Artegiani, il cantautore sfoggia la sua capacità di scrittura per il ritorno al pubblico festivaliero. Un ritornello che funziona mitiga la malinconia dell’oggi ricordando gli amori di gioventù. Iperomantico.

Bianca Atzei 5

Ora esisti solo tu
Il pezzo scritto da Kekko Silvestre canta la felicità per la scoperta dell’amore «senza più una nuvola» su un gioioso passo da balera che però fa troppo Modà. Bianca ha potenza vocale, ha acquistato presenza (e popolarità tv) dopo “Tale e quale show” ma non basta. Più apparenza che sostanza.

Alessio Bernabei 5

Nel mezzo di un applauso
Ci riprova costantemente all’Ariston l’ex leader dei Dear Jack per lanciare una carriera da solista che stenta a decollare. Non si capisce dove vada a parare la canzone che scatena sorrisi al primo verso. Banalmente radiofonico. ù

Chiara Galiazzo 5½

Nessun posto è casa mia
Cercando la sua cifra stilistica, l’artista dà un’elegante prova vocale in una canzone sottile prodotta da Mauro Pagani. Troppo sottile, anzi evanescente: si fatica a ricordarne la melodia. Innamorata, ma non basta.

Ron 7

L’ottava meraviglia
Se la vita è «come una candela» che brucia «lasciando la cera», Ron riscatta la malinconia attraverso la riscoperta dell’amore da uomo maturo. E sul palco eleva con classe interpretativa un testo positivo e una melodia forse un filo troppo classica che migliora ad ogni riascolto. Solare.

Francesco Gabbani 7

Occidentali’s karma
Non sarà divertente come “Amen” con cui ha vinto nel 2016 tra i Giovani. Ma la finta allegria dance anni ’80 unita alla critica del mondo 2.0 dà senso al nonsense: «Quando la vita si distrae cadono gli uomini». Neoapocalittico.

Michele Bravi 7

Il diario degli errori
Il vincitore di “X Factor” 2013 esordisce a Sanremo sfoggiando la firma di autori come Cheope/Abbate/Anastasi per un pezzo delicato sulla confusione sentimentale ed esistenziale. Cotto e mangiato dal talent, si è riscattato sui social e ora trova un progetto giusto. Da tenere d’occhio.

Clementino 6½

Ragazzi fuori
Il rapper partenopeo, aiutato dall’amico amico Marracash, raccontando con ritmo più pop che rap i ragazzi ai margini, quelli a cui «la vita ha servito pane col veleno», quelli che non vogliono tornare in galera o ricadere nel tunnel della droga. Musicalmente meno incisivo di altri brani, è comunque ricco di cuore. Sociale e sincero.

Giusy Ferreri 6

Fa talmente male
Mentre fuori piove, lei non sta più ad osservare le ingiustizie. Bye bye amore. Lo canta con voce sfacciata un po’ troppo affossata su un ritmo perfetto per “Ballando con le stelle” che però non fa presa dal vivo sul palco dell’Ariston. Abbiamo nostalgia di “Roma-Bangkok”. Radiofonica, semmai.

Marco Masini 8

Spostato di un secondo
L’artista fiorentino compie una virata verso uno stile musicale contemporaneo, grazie anche ai coautori Zibba e Diego Calvetti. E punta alto graffiando a tutta voce un amore che fa rima col passatre del tempo e con gli schiaffi della vita da cui comunque ci si rialza sempre. Efficace.

Lodovica Comello 5

Il cielo non mi basta
Sostenuta a suon di tweet dai social, la cantante idolo delle teenager per la serie tv “Violetta”, conduttrice per Tv8 è poliedrica e promette bene nel campo televisivo. Non emerge però in questa canzone deboluccia. Senza traccia.

Samuel 8

Vedrai
Il leader dei Subsonica si presenta da solista e rilegge anche come autore lo stile del gruppo in chiave meno elettronica e più pop. La canzone ha ritmo divertente, da club, e invita a non scoraggiarsi tanto tutto passa. Molto ben scritta e interpretata in scioltezza. Iperballabile.

Ermal Meta 9

Vietato morire
Se la gioca con la Mannoia per la canzone più bella del festival. I giovani autori bravi esistono e Meta racconta, su un ritmo contemporaneo e cantabile, una storia vera ed emblematica contro la violenza familiare, omaggio alla madre che insegna a suo figlio a reagire con l’amore. Coraggioso e pop.

Fabrizio Moro 6

Portami via

Canzone d’amore in crescendo, nello stile di questo bravo cantautore che qui però manca di un graffio musicale definitivo. Testo come sempre interessante sull’ipocondria, il male di vivere e la capacità di accettare «la vita così com’è» nonostante gli errori. Introspettivo.