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Archeologia. Nuove scoperte a San Casciano: dagli scavi emerge una statua di Apollo

Redazione Agorà sabato 18 novembre 2023

La statua di Apollo Sauroctonos scoperta a San Casciano, in Toscana

Nuove scoperte nell'area archeologica di San Casciano. Una statua in marmo alta quasi due metri di un Apollo Sauroctonos, ossia "che uccide una lucertola", copia romana di una statua greca attribuita a Prassitele. E poi un altare in travertino con una rarissima iscrizione bilingue in etrusco e latino e altri preziosi oggetti che illuminano sulle antiche credenze sulla cura degli occhi da parte della divinità. Sono alcuni dei nuovi reperti emersi nel corso dell'ultima campagna di scavo, conclusa il 14 ottobre scorso, dal Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Siena) - dove nel 2022 erano state scoperte oltre venti statue in bronzo e centinaia di offerte votive - al termine di un'esplorazione archeologica durata oltre tre mesi.

Jacopo Tabolli dell'Università per Stranieri di Siena, sottolinea che «ampliando notevolmente l'area dello scavo, è emerso che si tratta di un tempio nato intorno ad una sorgente. Al momento in cui il tempio fu abbandonato, agli inizi del V secolo dopo Cristo, una delle statue di culto venne spezzata. È un Apollo di un tipo che conosciamo molto bene, una copia romana di una statua greca attribuita a Prassitele». Il dato rilevante secondo l'archeologo, è che «il dio trova posto in un santuario termale. Nella vasca sacra abbiamo trovato anche delle lucertole in bronzo che vengono offerte molto probabilmente per tutelare, benedire e invocare la protezione degli occhi. Questo perché, nell'antichità, secondo le fonti, le lucertole venivano usate per cure oftalmiche». L'altro «importantissimo elemento che abbiamo rinvenuto è un gigantesco donario in travertino con un'iscrizione bilingue, sia in etrusco sia in latino. Questo ci dice che, presso il santuario, ancora in età augustea, si parlava e si scriveva in etrusco e lo si faceva in modo pubblico». L'iscrizione bilingue è rarissima ed è oggetto ora degli studi degli archeologi Adriano Maggiani e di Gian Luca Gregori.

L'acqua termale che sgorga nel cuore del tempio, con oltre 25 litri di acqua calda al secondo, si conferma sempre di più come il motore rituale e cultuale del santuario. Moltissime offerte in bronzo, ceramica e perfino in cristallo di rocca, accompagnarono le fasi di cantiere tra lo smontaggio del tempio di età etrusca e la monumentalizzazione imperiale del "nuovo" sacello.

L'area degli scavi a San Casciano - Ansa