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I dati. Sale della comunità, cinema senza crisi

sabato 3 settembre 2016
Diffuse in tutta Italia. Presenti da un secolo. Le Sale della comunità sembrano immuni da ogni crisi del cinema. È questo il primo dato che emerge dalla ricerca promossa da ACEC e condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano i cui primi risultati saranno presentati domenica a Venezia in occasione della 73esima Mostra internazionale d’Arte Cinematografica .Obiettivo della ricerca: ricostruire la presenza e la funzione attuale delle Sale della comunità sul territorio nazionale attraverso un progetto tripartito che prevede l’analisi dei modelli di gestione e della proposta culturale delle Sale, un’estesa indagine sui pubblici under 14 (svolta in partnership con ANEC) e un’indagine sui pubblici adulti e anziani. La prima fase ha preso il via a gennaio e ha coinvolto un campione di oltre 400 intervistati, fra gestori e parroci chiamati a descrivere le modalità di gestione della sala; i rapporti con il territorio, con le sue istituzioni e con la comunità; la proposta culturale, i suoi contenuti, i criteri di scelta, gli obiettivi perseguiti; la composizione percepita dei pubblici; il rapporto con le istituzioni ecclesiali. UNA PRESENTA CAPILLARE. La ricerca ha confermato la disseminazione capillare delle Sale della comunità, che sono diffuse (pur con percentuali diverse) su tutto il territorio nazionale. Dalla ricerca emerge una tendenza a distribuirsi equamente in centri abitati di dimensioni differenti: il 19% delle Sale è attivo in paesi fino a 5.000 abitanti, il 25% in centri da 5.000 a 10.000 abitanti, il 17% in cittadine da 10.000 a 20.000 abitanti e il 16% in centri da 20.000 a 50.000 abitanti. Seguono il 10% di sale situate in centri da 50.000 a 100.000 abitanti e infine un 13% in città con più di 100.000 abitanti. Centrale è dunque la capacità delle Sale di animare realtà sociali diverse tra loro. Nelle città con più di 100.000 abitanti, il 65% delle Sale della Comunità fa poi da presidio ad aree periferiche, contribuendo così a tenerle vive.RESISTENTI NEL TEMPO. Le Sale della Comunità sono realtà resistenti nel tempo: se il 18% opera da 10-20 anni e il 21% da 20-40 anni, ben il 33% è attiva da 40-60 anni e addirittura il 17% da più di 60 anni. Questo non ha però impedito alle Sale della comunità di continuare a rinnovarsi, come mostra non solo la partecipazione al processo di digitalizzazione, ma anche il fatto che l’11% delle sale rispondenti si è attivato o riattivato negli ultimi 10 anni. IL RUOLO DEI VOLONTARI. Dalla ricerca emerge inoltre come le Sale della comunità poggino la loro attività sulla collaborazione di una rete di volontari, capace di valorizzare molte diverse competenze e di allargarsi fino a coinvolgere una grande quantità di persone: infatti il 47% delle sale si avvale della cooperazione di più di 10 persone, mentre in un altro 24% dei casi sono coinvolte tra le 5 e le 10 persone.PUBBLICO INTERGENERAZIONALE. Il pubblico delle Sale della comunità presenta un profilo intergenerazionale di grande valore, che fa della loro attività culturale un polo di attrazione non solo per gli adulti (raggiunti dal 92,06% delle sale) ma anche per i più giovani (il 53,97% delle sale raggiunge il pubblico sotto i 9 anni e il 40,87% quello tra i 10 e i 14 anni). Senza dimenticare gli anziani (il 34,13% delle sale coinvolge un pubblico di over 65) a conferma della capacità di dare trasversalmente risposta ad una molteplicità di bisogni culturali. Questo anche grazie alla varietà di un’offerta che va dalla programmazione cinematografica alla messa in scena teatrale, passando per la musica e l’offerta di cicli di conferenze. PER FAMIGLIE E DIBATTITI. Tra i cinque criteri dominanti nella scelta dei film per il 97,55% della sale c’è la destinazione a un pubblico di famiglie e nel 93,63% delle sale l’offerta di film adatti ai bambini. Interessante da questo punto di vista, anche la ricerca di film adatti a suscitare dibattito (dichiarato come criterio importante dal 90,69%) e la presenza di temi emergenti (dichiarato dal 88,24% delle sale). Emerge così una volontà di suscitare il confronto che riprende e rinnova in forme diverse la tradizionale attività di cineforum e la mission formativa assegnata dalla Chiesa alle Sale della comunità.IN DIALOGO CON IL TERRITORIO. L’offerta delle Sale della comunità si amplia ulteriormente grazie allo sforzo di ospitare attività ed iniziative di altre istituzioni/associazioni, contribuendo così ad un dialogo con il territorio, che permette ad una molteplicità di soggetti di trovare uno spazio per entrare in contatto con il proprio pubblico locale. Infatti il 93,75% delle sale partecipanti alla ricerca (pari a 255 sale) ospita anche attività di altri soggetti. In particolare, 240 sale (pari all’88,24%) ospitano almeno “spesso” o “qualche volta” iniziative delle scuole, 203 (pari al 74,63%) danno spazio ad iniziative promosse dagli enti pubblici del territorio e 208 (pari al 76,47%) accolgono attività di centri e associazioni locali.La ricerca proseguirà a ottobre 2016 con l’indagine sull’esperienza del cinema dei pubblici under 14, che vedrà impegnati nella promozione e nella raccolta delle testimonianze di bambini e di adolescenti oltre alle Sale della comunità anche le sale che aderiscono ad ANEC; e a febbraio 2017 con l’indagine sui pubblici adulti e sugli older e sul significato e sui valori che rivestono l’esperienza del cinema e del suo consumo in sala.